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	<title>Giovane Italia Belluno &#187; Mondo</title>
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	<description>Giovane Italia – Giovani del Popolo della Libertà – Coordinamento Provinciale di Belluno. Sito dei Giovani PDL di Belluno: notizie, iniziative, informazioni,…</description>
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		<title>E&#8217; tempo di essere affamati, è tempo di essere folli</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 17:41:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fermiamoci un attimo. Riflettiamo. Forse ne abbiamo bisogno, per comprendere davvero. Io voglio fermare il mio tempo a ieri l’altro. Un tempo che si ferma sotto le macerie di una palazzina crollata su sé stessa, portandosi nel ventre la giovane vita di cinque esseri umani. Quattro donne e una bambina. Il crollo di Barletta è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4026" title="melamondo" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/10/melamondo.jpg" alt="" width="197" height="152" />Fermiamoci un attimo. Riflettiamo. Forse ne abbiamo bisogno, per comprendere davvero. Io voglio fermare il mio tempo a ieri l’altro. Un tempo che si ferma sotto le macerie di una palazzina crollata su sé stessa, portandosi nel ventre la giovane vita di cinque esseri umani. Quattro donne e una bambina. Il crollo di Barletta è il simbolo del crollo di una speranza di vita migliore. Il lavoro nobilita l’uomo e la donna e li rende parte attiva della comunità; ma il lavoro, oggi, ha ucciso di nuovo.</p>
<p>Fermo poi il tempo ancora a stamattina. La sveglia presto, i ritmi scanditi. L’abitudine ormai mi porta, ancor prima di cercare con l’olfatto l’odore del caffè, ad accendere un computer e aprire facebook, email, skype, quotidiani online. L’occhio ancora assonnato, quasi a chiedere pietà per le poche ore di riposo, legge di un “popolo della rete” affranto, sconvolto e unito nel ricordo de “l’uomo che ha cambiato il mondo”, al secolo Steve Jobs, magnate della Apple. Da tempo era malato, da un po’ aveva ceduto la guida del marchio con la mela. Il suo celeberrimo discorso ai neolaureati di Stanford aveva fatto il giro del mondo. “Stay hungry, stay foolish” è diventato un motto per la nostra generazione: grandi motivazioni, grandi ambizioni per cambiare il mondo, così come lui aveva fatto. Eppure, lo Steve di Stanford aveva ormai lasciato il posto ad un uomo sconfitto dal cancro, in un letto in attesa della fine.</p>
<p>Quattro donne, una bambina, ed un magnate americano dell’informatica. Cos’hanno in comune queste morti? Probabilmente niente. Probabilmente tutto.</p>
<p>Di certo, ai trafiletti di giornale dedicati alle povere vittime di Barletta, si sono sostituiti i titoli a tutta pagina dedicati a Jobs e alla sua vita straordinaria. Chissà cosa c’era, invece, dietro ogni vita spezzata di quelle giovani donne. Chissà quali speranze, chissà quali desideri. Chissà se avevano mai ascoltato o letto quelle parole “siate ambiziosi, siate folli”. La loro ambizione era la normalità di un lavoro e una famiglia, la loro follia era continuare ad inseguire l’ambizione. Sognavano sicuramente una salario migliore dei 3,95 euro all’ora guadagnati in un maglificio. Magari, sognavano soltanto un po’ di dignità.</p>
<p>Probabilmente, la stessa dignità che sognano i circa 200.000 dipendenti di Foxconn city, nella provincia di Shenzhen, in Cina. E’ qui che vengono prodotti in nostri Iphone, Ipad, Ipod. Le operaie, che lavorano stipate in condizioni disumane per 15 ore al giorno, hanno lo stesso sguardo e gli stessi sogni delle donne di Barletta. Migliaia di chilometri di distanza, eppure la stessa sofferenza. E’ questo il mondo moderno, è questa la globalizzazione.</p>
<p>Steve Jobs è morto di cancro, “la malattia del progresso”. Oggi, dalla provincia pugliese fino in Cina, c’è chi muore di lavoro a causa di una economia degenerata. Il libero mercato è fallito e ha lasciato le sue metastasi ad infettare un corpo ormai malato. Sperequazioni e disequilibrio insormontabili; ricchi sfondati e abili speculatori, e poveri disgraziati senza salario garantito.</p>
<p>Non so se Steve Jobs abbia davvero cambiato il mondo. Di certo, ha lasciato il segno e sarà, nel bene o nel male, icona della rivoluzione cibernetica. La sua morte suscita il cordoglio del mondo; ma oggi sui giornali c’è ancora un trafiletto, che riporta di cinque bare che attraversano Barletta tra le lacrime.</p>
<p>Fermiamoci un attimo davanti alla morte. E facciamo uno sforzo: ritroviamo l’ambizione, e diamo dignità al Lavoro e speranza ai giovani. Ritroviamo la follia, e cambieremo il mondo.</p>
<p>“Stay hungry, stay foolish”.<br />
<em>Andrea Boggia</em></p>
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		<title>Lady Gaga, il profumo allo sperma e la civiltà Occidentale&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 11:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lady Gaga]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa è la civiltà occidentale, o almeno ciò che ne resta. Non ci scandalizziamo, per carità, perchè ormai questa demenza è cronica, ripetuta e immanente, tanto da averci fatto abituare, e sbadigliare. Ci si ricordi di questo, però, quando si pretende di esportare questo modello con le bombe, magari a casa di gente che crediamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3682" title="ladygaga" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/05/ladygaga.jpg" alt="Lady Gaga" width="275" height="197" />Questa è la civiltà occidentale, o almeno ciò che ne resta. Non ci scandalizziamo, per carità, perchè ormai questa demenza è cronica, ripetuta e immanente, tanto da averci fatto abituare, e sbadigliare. Ci si ricordi di questo, però, quando si pretende di esportare questo modello con le bombe, magari a casa di gente che crediamo inferiore o barbara, perchè in nome di una religione ha messo il burqa alle donne. Noi, le donne, le abbiamo ridotte allo spettacolo di cui sotto. Esiste una dittatura del senso, e una dittatura del non senso. La prima crea morti, la seconda li crea lo stesso. La prima li sacrifica in nome di una fede, di una visione del mondo o di una prospettiva, seppur portata agli estremi. La seconda uccide per molto meno: qualche prodotto, un profumo e un programma in tv&#8230;</p>
<p>Nel profumo che Lady Gaga lancerà nel prossimo anno ci saranno tracce del suo stesso sangue, è quanto ha dichiarato a una radio australiana. La Germanotta vuole che la nuova fragranza abbia qualcosa di primitivo e sessuale.</p>
<p>L’ispirazione per il profumo che Lady Gaga sta elaborando sono infatti lo sperma e il sangue, come si vociferava qualche settimana fa. E per il sangue ha usato il suo stesso medesimo, anche per dare a ogni suo fan la possibilità di averla vicino ogni giorno, un po’ morbosetto, come tutto quello che la riguarda del resto:</p>
<p>Mentre sullo sperma non ha dato indicazioni sul donatore, sul sangue ha confessato orgogliosa:“Il profumo sa di prostituta d’alto bordo. Per quanto riguarda il processo creativo del profumo, volevo estrarre il sentimento e il senso del sangue e dello sperma dalle strutture molecolari. Questo è il profumo ma non odora di questo. Si ha semplicemente un feeling da post-sesso dallo sperma e il sangue è un po’ primitivo.”</p>
<p>“È stato preso un campione del mio stesso sangue, così si ha il senso di avermi sulla propria pelle.” Un fatto più o meno piacevole, a seconda del grado di ossessione che ogni fan ha per la star, che comunque si ostina a dire di condurre una vita tutto sommato normale. Ha infatti dichiarato di non essersi voluta trasferire a Hollywood, ma di essere voluta rimanere a New York, dove è cresciuta, e dove continua a girare mezza nuda indisturbata:</p>
<p>“Non mi piace Hollywood e non mi piace l’intera scena là, perciò mi sono detta “Rimarrò a casa e troverò il modo per essere la prima popstar a vivere per il resto della vita nello stesso quartiere dove è cresciuta” e questo è quello che ho fatto. Vivo ancora dove ho sempre vissuto. Frequento e bevo whisky negli stessi pub, vado sempre negli stessi negozi.”</p>
<p>Almeno sappiamo che in mezzo a tutta la fiera dell’imprevedibilità, la Germanotta ha dei punti fermi.<br />
<a href="http://casaggi.blogspot.com/">http://casaggi.blogspot.com/</a></p>
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		<title>Se l&#8217;Occidente si crede Dio, di Massimo Fini</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 18:49:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Massimo Fini]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei bei tempi andati le Potenze quando volevano una cosa mandavano le cannoniere e se la prendevano. Era un metodo brutale ma, almeno, intellettualmente onesto. Oggi noi ci vergogniamo di fare la guerra. Una società che si è inventata uno “Statuto dei diritti degli animali” e dove se dai una pedata a un cane puoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3622" title="imperialismo" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/03/imperialismo.jpg" alt="Imperialismo occidente" width="133" height="144" />Nei bei tempi andati le Potenze quando volevano una cosa mandavano le cannoniere e se la prendevano. Era un metodo brutale ma, almeno, intellettualmente onesto. Oggi noi ci vergogniamo di fare la guerra. Una società che si è inventata uno “Statuto dei diritti degli animali” e dove se dai una pedata a un cane puoi finire in galera (l’unico modo di rispettare un cane è trattarlo da cane, altrimenti è lui a non rispettarti) non può permettersela. Naturalmente le guerre si fanno lo stesso, perché sono parte della storia dell’uomo, ma con cattiva coscienza pensando di salvarsi l’anima chiamandole con altri nomi: operazioni di polizia internazionale, di “peace keeping”, missioni in difesa dei “diritti umani”.</p>
<p>Con i “diritti umani” nell’Occidente liberale, democratico, illuminista, non si scherza. In nome loro siamo disposti a fare delle vere carneficine. Siamo i nuovi Robin Hood, cavalieri senza macchia e senza paura che difendono i Deboli contro i Forti, il Bene contro il Male che per noi è sempre Assoluto e non può avere dalla sua ragione alcuna. <strong>L’Occidente si è sostituito a Dio e amministra la Giustizia Universale, attraverso una sua polizia internazionale chiamata Nato alla cui testa c’è un Paese dalla morale specchiatissima, il vero faro della “cultura superiore”, l’unico ad aver sganciato l’Atomica, il solo ad avere praticato, in tempi moderni, la schiavitù, scomparsa dall’epoca romana, che ha avuto fino a mezzo secolo fa l’apartheid, che nel dopoguerra si è reso protagonista, secondo un conteggio di Gore Vidal, di 166 attacchi ad altri Stati non motivati da aggressioni nei suoi confronti, che ha 66 basi militari in 19 Paesi del mondo</strong> (senza contare quelle dell’Alleanza Atlantica, che son poi ancora basi Usa) e la cui storia è cominciata con un genocidio, anche a base di “armi chimiche” (whisky) su un popolo praticamente inerme (Winchester contro frecce).</p>
<p>In Serbia, in nome dei “diritti umani”, si fecero 5500 vittime civili, di cui 500 erano albanesi cioè quelli che si intendeva difendere, si è perpetrata (dopo quella del presidente croato Tudjman, nostro alleato: 800 mila serbi cacciati in un solo giorno dalle krajne) la più grande “pulizia etnica” dei Balcani: dei 360 mila serbi che vivevano in Kosovo ne sono rimasti solo 60 mila. In compenso c’è la più grande base americana del mondo. Ma questo era solo l’esordio dei “diritti umani”. <strong>In Iraq l’intervento americano ha provocato 170 mila morti, infinitamente di più di quanti ne avesse fatti Saddam Hussein in decenni di satrapia</strong> (il calcolo è stato fatto, molto semplicemente, da una rivista medica inglese confrontando i decessi dell’era Saddam con gli anni dell’intervento americano). Ma non è finita perché, acquisito l’Iraq come neoprotettorato Usa, si è innescata una feroce guerra civile fra sciiti e sunniti con decine e a volte centinaia di morti quasi ogni giorno, divenuti cosa così abituale che la stampa occidentale non ne dà più notizia, a meno che non venga accoppato qualche cristiano e allora ci sono le geremiadi del Papa che non ha mai speso una parola, dicansi una, per le vittime civili, adulti maschi, vecchi, donne, bambini, provocate dai bombardamenti Nato in Afghanistan.</p>
<p>Recita un rapporto Onu del 2009: «<strong>La maggioranza delle vittime civili (circa 60 mila, ndr) è causata dai bombardamenti della Nato</strong>». Perché i difensori dei “diritti umani”, i cavalieri senza macchia e senza paura, non hanno nemmeno più il coraggio di combattere. «Se potessi» ha detto Barack Obama «manderei in Afghanistan solo i robot, per risparmiare la vita dei nostri soldati». E gli afgani? E i Talebani? Non sono uomini propriamente detti, non appartengono alla “cultura superiore”. Ma il combattente che non combatte, approfittando della sua enorme superiorità tecnologica, perde ogni legittimità. In Afghanistan come in Libia.</p>
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		<title>Perplessità sull&#8217;attacco alla Libia, di Marcello De Angelis</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddaffi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ritengo, come già espresso, che un cambiamento politico sia auspicabile in tutto il mondo arabo, che la rete dei Fratelli musulmani sia diventata – anche agli occhi dell’amministrazione americana – un attore imprescindibile di questo cambiamento e che un nuovo modello formalmente democratico possa nascere solo dalle istanze condivise delle popolazioni e non può – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-full wp-image-3279" title="attaccolibia" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/03/attaccolibia.jpg" alt="Attacco Libia" width="256" height="171" />Ritengo, come già espresso, che un cambiamento politico sia auspicabile in tutto il mondo arabo, che la rete dei Fratelli musulmani sia diventata – anche agli occhi dell’amministrazione americana – un attore imprescindibile di questo cambiamento e che un nuovo modello formalmente democratico possa nascere solo dalle istanze condivise delle popolazioni e non può – come tentato in passato con esiti catastrofici – essere “esportato” tramite bombardamenti e invasioni. Il colonnello Gheddafi non riscuote simpatie né tra i radicali islamici, né nel mondo occidentale, né tra i governi arabi, né tra le organizzazioni islamiche non integraliste (che ha perseguitato e massacrato per decenni), né, credo, dopo la sua fastidiosissima ultima visita, tra gli italiani.</div>
<div>Se il suo governo avrà dunque fine, piangeranno in pochi, almeno fuori dalla Libia. Cionondimeno, per onestà intellettuale, non si può non storcere il naso su numerosi aspetti dell’intervento armato contro di lui.</div>
<div>Spiace sicuramente assistere al ritorno dei missili americani nel Mediterraneo. Chi sperava che l’era dello sceriffo planetario fosse terminata è rimasto deluso, anche se gli Usa assicurano che lasceranno la guida dell’operazione – che molti auspicavano fosse sotto l’egida Ue, della Lega araba o addirittura assieme all’Unione africana – ad una o più nazioni europee.</div>
<div>La retorica umanistico-planetaria che ha accompagnato dal dopoguerra ad oggi ogni guerra, è stucchevole. Questa volta da più parti i leader hanno ammesso che intervengono per tutelare gli interessi nazionali, ma la formula stessa della risoluzione Onu – che parla di un regime che usa le armi contro il proprio popolo – è un tantino ipocrita.</div>
<div>Indipendentemente dalle simpatie soggettive, sostenere che un potere centrale non debba reagire in armi contro i tentativi di secessione armata è la negazione della sovranità di qualsiasi governo nazionale al mondo, che ha tra i suoi diritti-doveri la garanzia dell’integrità del proprio territorio.</div>
<div>A dire il vero <strong>stiamo assistendo ad una replica dell’attacco alla Serbia in difesa del tentativo secessionista del Kosovo</strong>. A qualcuno non sarà sfuggito quanto identica sia la posizione assunta dall’Italia – malgrado l’inversione di segno del governo – rispetto a quando D’Alema, nel 1999, abbandonò l’amico Milosevic, al quale lo legava anche l’operazione Telekom-Serbia, per mettere a disposizione della Nato le basi italiane da cui partirono i bombardamenti contro Belgrado. Da più parti si è espressa preoccupazione per il fatto che questo tempestivo intervento armato per imporre una risoluzione del Consiglio di sicurezza possa rappresentare un pericoloso precedente.</div>
<div>Durante la conferenza stampa di Ban Ki-moon al Cairo del 21 marzo, <strong>una giornalista ha chiesto a tal proposito se le Nazioni unite adotteranno le stesse modalità per far rispettare le risoluzioni Onu ad Israele</strong>… Non si capisce perché – se si voleva sostenere l’insurrezione – non si sia agito prima e apertamente. Forse perché si è atteso di avere una qualche forma di legittimazione tramite la risoluzione Onu per poter raccontare a se stessi e ai propri cittadini di essere formalmente nella legalità – come ha fatto il premier britannico Cameron parlando alla nazione?</div>
<div>Infine, sembra che non fosse chiaro a tutti quelli che hanno sottoscritto la risoluzione quale ne sarebbe stato l’esito immediato (la Lega araba ha già preso le distanze), certamente non è chiaro cosa debba succedere dopo.</div>
<div>Si vuole abbattere il Rais o costringerlo a un compromesso? Si auspica una rivoluzione o solo la secessione della Cirenaica? Si daranno armi moderne ai rivoltosi – come abbiamo fatto con l’Uck – perché continuino la guerra civile o si invieranno truppe di interposizione? E se le centinaia di migliaia di sostenitori del colonnello volessero resistere fino all’ultimo uomo che si fa? Li si stermina? E se caduto Gheddafi facessero capolino – come in Iraq – anche i gruppi salafiti, con la loro guerra interna all’Islam, fatta di provocazioni e stragi nelle moschee?</div>
<div>Certo, possiamo sempre dire che è tutta colpa di Sarkozy e della sua fretta di intervenire per ottenere un punto in più nei sondaggi e fare la parte del leone in una eventuale ridistribuzione delle risorse libiche, ma prima di andare avanti un’idea seppur vaga per l’immediato futuro la dovremmo pure avere…</div>
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		<title>Il segreto inconfessabile: la regia di Barack Obama dietro la rivolta in Egitto</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 20:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si vincono le guerre nell&#8217;era della globalizzazione? Muovendo gli eserciti? Talvolta sì, ma il risultato non è sempre soddisfacente e i costi spesso risultano superiori ai benefici. Ne sa qualcosa George Bush che nel 2001 si scagliò contro i talebani in Afghanistan e nel 2003 contro Saddam in Irak. Siamo nel 2011, quei conflitti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3137" title="barack_obama" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/02/barack_obama-300x225.jpg" alt="Barack Obama" width="146" height="109" />Come si vincono le guerre nell&#8217;era della globalizzazione? Muovendo gli eserciti? Talvolta sì, ma il risultato non è sempre soddisfacente e i costi spesso risultano superiori ai benefici. Ne sa qualcosa George Bush che nel 2001 si scagliò contro i talebani in Afghanistan e nel 2003 contro Saddam in Irak. Siamo nel 2011, quei conflitti durano ancora e la vittoria finale non è assicurata. Se l’America avesse usato altri metodi, probabilmente avrebbe risparmiato migliaia di vite, molti miliardi di dollari e ottenuto risultati più concreti e duraturi.</p>
<p>È la lezione che ha appreso Barack Obama, il quale in realtà sta combattendo la stessa guerra di Bush, nel senso che ne condivide le finalità strategiche. Che cosa voleva George W? Esportare la democrazia e, soprattutto, sostituire in Medio Oriente regimi decadenti, retti da leader impopolari, con regimi più rispettabili e leader più affidabili. Pensateci bene: è esattamente quel che si propone Barack Obama in Egitto e Tunisia. A cambiare è il metodo.</p>
<p>L&#8217;attuale inquilino della Casa Bianca opta per il soft power e per il proseguimento delle tecniche usate in Ucraina, Georgia e Serbia nella prima metà degli anni Duemila. Ricordate la protesta degli studenti di Belgrado che costrinse Milosevic alla fuga? E l&#8217;emozionante Rivoluzione arancione di Kiev? E quella Rosa contro Shevardnadze? Allora i media si emozionarono, esaltando la rivincita del popolo; oggi, però, sappiamo &#8211; documenti alla mano &#8211; che quelle rivolte non furono affatto spontanee, ma preparate con cura e sapientemente attizzate da società private di Pubbliche relazioni, che agivano per conto del Dipartimento di Stato. Washington aveva capito che, agendo con la dovuta cautela, la piazza poteva essere usata a proprio vantaggio.</p>
<p>Lo stesso sta avvenendo in queste settimane in Tunisia e in Egitto. Non limitatevi alle dichiarazioni ufficiali, alcune sono obbligate e rientrano in un gioco delle parti. Chiedetevi, piuttosto&#8230; Chi ha deciso la rivolta prima a Tunisi e ora al Cairo? L&#8217;esercito, che si è rifiutato di sparare sulla folla, legittimando le richieste dei manifestanti. E a chi sono legati i vertici militari egiziani e tunisini? Saldamente agli Stati Uniti. Chi comanda ora al posto di Ben Ali? I generali, democratici, nelle intenzioni, ma pur sempre generali.</p>
<p>Però chiedetevi: chi ha dato, politicamente, il colpo di grazia a Ben Ali? E chi ha messo alle corde Mubarak? Sempre Barack Obama, il quale oggi al Cairo può contare sull&#8217;esercito e sul vice presidente, un altro generale, Suleiman; il vero uomo forte. L’analogia con Tunisi è eclatante.</p>
<p>Tutto quadra. Oggi. Domani, chissà; perché in Tunisia l’influenza dei fondamentalisti islamici è impalpabile, mentre in Egitto i Fratelli Musulmani sono molto popolari e in passato hanno dimostrato di saper muovere le piazze, all’occorrenza usando le armi. Questo rende il finale più incerto, ma non cambia l’analisi complessiva.</p>
<p>Esiste un’evidente continuità strategica tra Bush e Obama. E anche operativa. Gli incontri al Dipartimento di Stato si svolsero nell’autunno del 2008, quando Obama era ancora in campagna elettorale. Dunque in queste ore il democratico Barack ha esercitato un’opzione elaborata dal suo predecessore, il falco George. Ma non ricordateglielo. Si arrabbierebbe.</p>
<p>Marcello Foa &#8211; ilgiornale.it</p>
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		<title>Viaggio in Palestina</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 22:11:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Nel mondo ci sono 18 milioni di arabi cristiani. Nel mondo ci sono un miliardo e mezzo di musulmani, di cui solo 350 milioni sono arabi. In Israele ci sono 6 milioni di israeliti, 1 milione e 200.000 arabi musulmani e 200 mila arabi cristiani. A Betlemme, Palestina, i musulmani studiano nelle scuole cristiane dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2786" title="colomba" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/colomba-150x150.png" alt="Colomba di Pace in Palestina" width="150" height="150" /></p>
<p>&#8220;Nel mondo ci sono 18 milioni di arabi cristiani. Nel mondo ci sono un miliardo e mezzo di musulmani, di cui solo 350 milioni sono arabi. In Israele ci sono 6 milioni di israeliti, 1 milione e 200.000 arabi musulmani e 200 mila arabi cristiani.</p>
<p>A Betlemme, Palestina, i musulmani studiano nelle scuole cristiane dove il crocifisso rimane solido sulle mura delle aule scolastiche, lo stesso vale per i pochi ospedali presenti.</p>
<p>In medioriente esistono arabi palestinesi cristiani, che non sono musulmani, ne tantomeno kamikaze, anche loro credono in Dio. Nel mondo ci sono circa 42 riti cristiani diversi,sette dei quali rappresentati qui in terra Santa.&#8221;</p>
<p>In Occidente, come il solito, giudichiamo i fatti con la politica dell&#8217;anti, di conseguenza abbiamo lo schieramento anti-Palestina  (per gli ignoranti anti-musulmani) o anti-Israele , schieramenti che portano a una visione distorta della realtà.</p>
<p>All&#8217;interno della destra si schierava con la Palestina la parte più rivoluzionaria e sociale (in particolare negli anni &#8217;60 i ragazzi del FUAN Caravella, gli stessi che parteciparono alla contestazione globale) e invece con Israele la parte &#8220;filo-USA&#8221;, più &#8220;occidentalizzata&#8221;.</p>
<p>Oggi, nel PDL, uscite di Berlusconi a parte (&#8220;il muro che divide i territori palestinesi da quelli israeliani non l&#8217;ho visto&#8221;) e grazie all&#8217;uscita dal partito di Fini (sostenitore dei bombardamenti verso Gaza) questa divisione sembra superata e il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha assunto, a nome del Governo, la posizione &#8220;due stati per due popoli&#8221; e di vicinanza pacifica. In particolare l&#8217;Italia ha assunto posizioni di peso contro l&#8217;avanzata degli insediamenti Israeliani.</p>
<p>La questione Palestinese mi ha sempre affascinato e ho sempre avuto la sensazione che nei  nostri mezzi d&#8217;informazione non se ne parlasse in maniera chiara e neppure tanto corretta, anche per questo ho deciso di intraprendere questo viaggio, volevo uscire dallo schema &#8220;anti&#8221; e vedere i fatti con i miei occhi.</p>
<p>L&#8217;arrivo in aeroporto a Tel Aviv è stressante: code lunghissime, controlli continui, gli agenti che ti sommergono di domande stupide (&#8220;hai qua con te la pistola?&#8221;); è facile individuare i famosi Mossad. 3-4 ore e riusciamo a uscirne.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-2797   aligncenter" title="DSCF0554" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/DSCF0554-300x225.jpg" alt="Aeroporto Tel Aviv" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: left;">Fuori c&#8217;aspetta il nostro autista: un arabo-israeliano-cristiano ortodosso. Non capivo. Ci dirigiamo verso il nostro albergo, a Betlemme, e subito ci imbattiamo in un checkpoint. Per noi turisti la situazione è tutto sommato abbastanza scorrevole, il problema (ne parlerò meglio proseguendo l&#8217;articolo) sta per gli abitanti (ovviamente all&#8217;uscita dalla Palestina più che all&#8217;entrata).</p>
<p>Entriamo e subito si vede il muro di separazione che avanza come un serpente.</p>
<p>La prima sera, sfiniti dal rigido meccanismo di controlli dell&#8217;aeroporto, ci limitiamo a fare un giretto per la piccola Betlemme.   La prima cosa che noto è la vicinanza tra una moschea musulmana, una chiesa cattolica e una ortodossa: subito ho la sensazione che l&#8217;integralismo non sia diffuso come si pensa in Occidente. Passeggiando conosciamo un arabo-cristiano (sì,di nuovo) che vende kefieh,  ci racconta che sua sorella (palestinese) ha sposato un&#8217;arabo-israeliano e ora stanno &#8220;di la&#8221;, a Gerusalemme, e lui non può andare a trovarla perché al checkpoint non lo lasciano passare. In piazza troviamo un bar con il nostro &#8220;caffè Bristot&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2798" title="DSCF0903" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/DSCF0903-300x225.jpg" alt="Betlemme" width="300" height="225" /></p>
<p>Il secondo giorno lo passiamo a Betlemme, la giornata inizia con la visita della Basilica della Natività (dove nel 2007 si &#8220;scazzotarono&#8221; tra sacerdoti) gelosamente custodita dai greci ortodossi che subito ci fanno capire di essere loro a comandare.   C&#8217;è più tensione tra cristiani e cristiani che tra cristiani e musulmani: in coda all&#8217;ingresso ci sono le solite polemiche. Pur avendo una sensibilità religiosa limitata trovo spiritualmente fantastica la visita della Grotta.</p>
<p>Il  viaggio continua, ci spostiamo dal campo religioso a quello umanitario. Visitiamo il Caritas Baby Hospital: l&#8217;unico ospedale pediatrico di tutta la Palestina , gestito da quattro suore cattoliche Italiane. Suor Lucia ci racconta la storia dell&#8217;Ospedale (fondato da un filantropo Svizzero negli anni &#8217;50) che riesce a sopravvivere e garantire assistenza esclusivamente grazie alle donazioni.<br />
Ci racconta che una donna palestinese per partorire deve andare in Israele (in Palestina non esiste neanche un ospedale adibito per il parto)  e per  superare il checkpoint deve avere un certificato almeno 3 giorni prima del parto, dalla validità di 24 ore e lo stesso vale per per  gli infarti. No, non mi sono spiegato male.   &#8220;la Signora xy partorirà il giorno 27/11&#8243;, &#8220;Il Signore yx avrà un&#8217;infarto il giorno 14/12&#8243;.  Per colpa della burocrazia quindi sono ancora frequenti i parti in casa.</p>
<p>Al  termine di una serie di racconti disumani ci fa vedere l&#8217;ospedale. Ci sono crocifissi in ogni ambulatorio, eppure è pieno di arabi-musulmani. In Occidente ci raccontano che nella vita pubblica è quasi impossibile vedere la famiglia musulmana (madre-padre-figlio) insieme, non è così. In ospedale è pieno di padri che accompagnano i propri figli insieme alle mogli, fino a qualche anno fa sarebbe stato un tabù.</p>
<p>Il pomeriggio una fisioterapista del baby-hospital  ci porta alla &#8220;Tenda della nazioni&#8221;.  Si tratta di un campo di ulivi situato in una collina tra tre insediamenti Israeliani e considerato, dagli accordi di Oslo, Zona C: pieno controllo israeliano, pur essendo in territorio Palestinese. La fisioterapista ci fa vedere le grotte dove vivevano i suoi parenti in condizioni disumane. In questo territorio vivono una ventina di famiglie, una volta avevano grandissimi greggi, oggi gli israeliani gli tagliano l&#8217;acqua, l&#8217;elettricità, gli distruggono gli ulivi e mantenere i greggi è molto più complicato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2799" title="DSCF0838" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/DSCF0838-300x225.jpg" alt="Zona C" width="300" height="225" /></p>
<p>Gli accordi di Oslo prevedono che i civili della zona C siano sotto potestà d&#8217;imperio palestinese ma il territorio sotto quella israeliana. Per sviare gli accordi gli israeliani aspettano il momento in cui non sono presenti civili per abbattere gli ulivi e distruggere il distruttibile. Nassar ci racconta che una volta gli israeliani sradicarono 300 ulivi, la settimana dopo gli abitanti della Tenda ne ripiantarono 600. &#8220;Questa è l&#8217;unica resistenza che possiamo fare, dobbiamo reagire&#8221;.<br />
Gli accordi prevedono anche una specie di usucapione: se un territorio di zona C non viene coltivato per tre anni, passa automaticamente allo Stato D&#8217;Israele.<br />
Per garantire la continua presenza di civili e dimostrare che il terreno viene lavorato la tent of nations ha creato un sistema di volontari che arrivano da tutto il mondo per piantare ulivi (sito: <a href="http://216.196.240.90/MainPage.aspx">http://216.196.240.90/MainPage.aspx</a>)</p>
<p>Guardandosi attorno, dal colle della Tenda delle Nazioni, si vedono gli insediamenti israeliani avanzare: orrende colate di cemento . Una settimana una collina è vuota e piena di ulivi, la settimana dopo ci sono già le fondamenta degli insediamenti. In questo modo Israele continua a rubare terreno palestinese.<br />
Dall&#8217;insediamento più a Est si vedono i collegamenti energetici avvicinarsi e i lavori in corso per la costruzione di una strada: non si collegano alla tenda delle nazioni (dove anzi le strade di collegamento sono state chiuse), si collegano all&#8217;insediamento Ovest. La tenda, che si trova in mezzo, sarà tagliata dalla strada e verrà definitivamente eliminata. Probabilmente nel giro di pochi giorni.</p>
<div id="attachment_2800" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2800 " title="DSCF0885" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/DSCF0885-300x225.jpg" alt="Insediamento israeliano in territorio palestinese" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Quello a destra, luminoso, è un&#39;insediamento israeliano. Quello a sinistra un villaggio palestinese</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Appena risaliti in pulmino arrivano i soldati israeliani che erano in perquisizione, ci fanno alcune domande e poi per fortuna ci lascino andare.</p>
<p>La sera ci aspetta uno scrittore ex docente di Filosofia orientale all&#8217;università di Napoli: nato in Israele, cittadinanza palestinese, arabo, cristiano. Ci racconta come l&#8217;Occidente è visto dall&#8217;Oriente, ci racconta delle illusioni che aveva portato Obama e di quanto sia riuscito a farsi odiare con la sua politica delle belle promesse. &#8220;Parlate ai vostri compagni di scuola, ai vostri amici, raccontate cosa avete visto, non potete ignorare il colonialismo del vostro Occidente, non potete stare zitti&#8221;.<br />
Si torna in albergo, per strada gli addobbi natalizi sono fatti ad hoc per i turisti occidentali: frequentissimi odiosi Babbo Natale della Coca-Cola. Nella città dove è nato il Cristianesimo.</p>
<p>Il giorno dopo a Gerusalemme incontriamo Daniela: un&#8217;Israeliana che si occupa di controllare il trattamento dei palestinesi nei checkpoint Israeliani. Il messaggio è sempre quello:&#8221;parlatene ai vostri compagni&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-2801  aligncenter" title="volantino" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/volantino-300x221.png" alt="Volantino" width="300" height="221" /></p>
<p>Betlemme dista 10km da Gerusalemme, ma non proprio 10 minuti: in mezzo ci sono i  checkpoint, in macchina ci si può stare 10 minuti (difficile) come quattro ore, per poi magari sentirsi dire &#8220;non puoi passare&#8221;.<br />
A piedi è tutto molto più difficile: passare è quasi impossibile e anche se riesci non esistono mezzi di trasporto pubblici ma solo dei &#8220;service&#8221; che passano quando vogliono loro.</p>
<p>Così vicine ma così lontane, penso. Per fortuna ci va bene e in mezz&#8217;oretta arriviamo a Gerusalemme.<br />
Nella città nuova di Gerusalemme, Israele, sembra di essere a Milano: boutique d&#8217;alta moda, McDonald, Starbucks e le altre solite puttanate occidentali che non sto a elencare, l&#8217;unica cosa che diversifica Gerusalemme da una qualsiasi altra città Occidentale è la presenza della kippah nella testa di qualche uomo e le insegne scritte in ebraico.</p>
<p>Prima di mangiare andiamo a conoscere Suor Alicia, dell&#8217;ordine delle Comboniane e un rabbino &#8220;rivoluzionario&#8221; che si schiera contro la politica colonialista israeliana (e infatti in lite con gli altri rabbini); si occupano soprattutto dei beduini, i nativi della Terra Santa: dimenticati sia da Israele che dall&#8217;autorità palestinese.<br />
Insieme hanno dato vita a diverse scuole materne nei campi dei Beduini, Israele gli impedisce di cementificare: loro costruiscono con i copertoni, recuperandoli dalle discariche.<br />
Anche la sede delle comboniane era una scuola materna, poi è arrivato il muro e ha separato i beduini dalla scuola. Grazie a pressioni sul Governo israeliano erano riusciti a fare costruire una porta che, su controllo militare, restava aperta un quarto d&#8217;ora la mattina e un quarto d&#8217;ora il pomeriggio per permettere ai bambini di andare a scuola: ora è stata fatta chiudere e le scuole &#8220;di copertone&#8221; hanno subito 3 mandati di demolizione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2804" title="DSCF0968" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/DSCF0968-225x300.jpg" alt="Appostamento di controllo militare" width="225" height="300" /></p>
<p>Ci addentriamo nella città vecchia e il viaggio riassume valore religioso, visitiamo il Santo Sepolcro, il Golgota, il Muro del Pianto, la spianata delle moschee, il quartiere arabo, quello cristiano, quello ebraico, quello armeno, la porta di Damasco. Ogni volta che si gira l&#8217;angolo c&#8217;è un sapore diverso, un momento sei nel mondo arabo, orientale, e un istante dopo in quello ebraico, occidentale.</p>
<div id="attachment_2807" class="wp-caption aligncenter" style="width: 594px"><img class="size-full wp-image-2807 " title="muro" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/muro.png" alt="Muro del Pianto" width="584" height="229" /><p class="wp-caption-text">Muro del pianto</p></div>
<div id="attachment_2808" class="wp-caption aligncenter" style="width: 673px"><img class="size-full wp-image-2808 " title="tel aviv" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/tel-aviv.jpg" alt="Tel Aviv" width="663" height="260" /><p class="wp-caption-text">Tel Aviv</p></div>
<div id="attachment_2809" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-2809  " title="omar" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/omar.png" alt="Tempio di Omar - Gerusalemme" width="640" height="330" /><p class="wp-caption-text">Tempio di Omar</p></div>
<p>Ho capito che il futuro del popolo Palestinese sarà come il passato del popolo Israeliano, ho capito che la storia non sempre insegna, che l&#8217;ONU non serve a niente finché gli USA, e quindi Israele, avranno diritto di veto, che l&#8217;integralismo islamico c&#8217;è ma rappresenta una minoranza, ho capito che esiste anche l&#8217;integralismo cristiano, ho capito che la convivenza tra religioni diverse è possibile, ho capito che l&#8217;Europa deve fare di più e svincolarsi dagli Stati Uniti, dagli interessi economici. Deve diventare un soggetto politico vero, forte, autonomo, libero. Completamente. Altrimenti i suoi interventi saranno destinati a rimanere &#8220;accessori&#8221;.</p>
<p>L&#8217;unico rimpianto è di non essere riuscito a visitare il villaggio Neve Shalom, oasi di pace creata da Cristiani e Arabi musulmani Israeliani per dimostrare che la convivenza pacifica è possibile.</p>
<p><em>Luca Tormen</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>L&#8217;Europa è un morto che cammina</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 09:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Per l’Unione europea il Natale non esiste, la Pasqua nemmeno, e se uccidono i cristiani in Nigeria e nelle Filippine, come è accaduto nel giorno di Natale, chi se ne frega, la cosa non ci riguarda. I cristiani saranno una setta del posto. Noi europei ci occupiamo di misurare le banane, mica di religioni, superstizioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2757" title="europa" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/12/europa-150x150.jpg" alt="Consiglio Europeo" width="150" height="150" />Per l’Unione europea il Natale non esiste, la Pasqua nemmeno, e se uccidono i cristiani in Nigeria e nelle Filippine, come è accaduto nel giorno di Natale, chi se ne frega, la cosa non ci riguarda. I cristiani saranno una setta del posto. Noi europei ci occupiamo di misurare le banane, mica di religioni, superstizioni, stragi e amenità varie. Noi siamo civili, lavoriamo in banca, mica pensiamo alle festività religiose. E poi in questi giorni la Commissione europea non lavora, è in vacanza natalizia, anche se non si sa ufficialmente la ragione di queste festività, sarà l’anniversario dell’euro o l’onomastico di Babbo Natale&#8230;</p>
<p>Non sto vaneggiando per overdose di spumanti e panettoni. È stata diffusa in milioni di copie e in migliaia di scuole, in tutta Europa e forse anche nei Paesi islamici, l’agenda ufficiale dell’Europa, firmata della Commissione europea. <strong>Nel diario europeo, che mi è capitato di vedere, c’è traccia delle più estrose festività relative alle più minoritarie religioni, ma non c’è alcun riferimento alle festività antiche, canoniche e ufficiali della cristianità europea</strong>. Non si sa perché festeggiamo Natale e le altre festività religiose, nulla è accennato sull’agenda che ricordi la Natività, la Resurrezione e tutto il resto, nulla che segni in rosso una santa festività. Ma quale Natale, Pasqua, Epifania, diceva Totò, a cui evidentemente si ispira l’Unione Europea. <strong>L’ha fatto notare, protestando, il ministro degli Esteri Frattini, ma in questi giorni l’Unione europea è chiusa per inventario merci (non esistendo il Santo Natale) e dunque la protesta affonda nel vuoto vacanziero di questa vuota Europa. </strong></p>
<p>A ragion veduta possiamo perciò accusare l’Unione europea di negazionismo. L’Unione europea è un’associazione vigliacca di smemorati banchieri fondata sul negazionismo. Nel giro di poche ore, l’Unione europea ha infatti negato le festività cristiane e dunque la sua tradizione principale ancora viva da cui proviene e nel cui nome ha un calendario e un sistema di festività.<br />
Ed <strong>ha pure negato ai Paesi dolorosamente usciti dal comunismo il diritto di considerare i loro milioni di vittime sullo stesso piano delle vittime del nazismo</strong>. Come sapete,<strong> la Commissione europea ha negato che si possano equiparare gli stermini comunisti a quelli nazisti e possa dunque scattare anche per loro il reato di negazionismo</strong>. Pur avendo commesso «atti orrendi », i regimi del gulag, secondo la Commissione europea, «non hanno preso di mira minoranze etniche».<br />
E che vuol dire, sterminare i borghesi o i contadini è meglio che sterminare gli appartenenti a una razza? Uccidere chi non la pensa come te è un crimine meno efferato che uccidere chi è di un’altra razza? Tra le fosse di Katyn, le foibe e le camere a gas di Dachau, qual è la differenza etica, giuridica ed umana? Tra chi nega gli stermini di popolazioni civili di Paesi invasi dal comunismo e chi nega gli stermini etnici, qual è la differenza? È ideologica, signori, puramente ideologica.<br />
Come ideologica è la negazione delle tradizioni cristiane più popolari. Non parliamo infatti del dogma trinitario o di altri quesiti teologici, qui parliamo di Natale e Pasqua, avete presente? Alla base dell’Europa c’è un negazionismo vigliacco e bugiardo, che non è solo quello di negare alcuni colossali orrori per riconoscere e perseguirne degli altri; ma negare l’Europa stessa, la sua vita, il calendario che scandisce i suoi giorni, la sua realtà e la sua verità, la sua tradizione e la sua storia.</p>
<p>Il negazionismo dell’Unione europea è ancora più grave del negazionismo elevato a reato: perché non nega solo alcuni orrori, ma nega anche in positivo la storia, la provenienza, la vita europea<strong>. Del suo passato l’Unione resetta tutto,difende solo la memoria della Shoah, e poi cancella millenni di civiltà cristiana, millenni di natali e pasque, orrori del comunismo e di altre tirannidi</strong>. Che schifo.</p>
<p>Io non ho ancora capito a che serve <strong>l’Unione europea</strong> fuori dall’ambito economico. <strong>Non è un soggetto politico che esprime posizioni unitarie, non ha un governo passato dal consenso del popolo europeo, la sua stessa unione non fu voluta o almeno ratificata da un referendum costitutivo del popolo sovrano. Non è un soggetto culturale e civile perché non fa nulla per affermare, difendere o valorizzare l’identità europea, anzi fa di tutto per negarla. </strong></p>
<p>Non ha una sua carta costituzionale dove declina le sue generalità storiche, le sue affinità ideali, i suoi principi, le sue provenienze civili e religiose. Non ha una sua politica estera unitaria o una strategia internazionale, e non si occupa di stragi dei cristiani, semmai si agita solo se c’è una donna condannata a morte per aver ucciso il marito in Iran.<br />
Insomma, l’Europa non è mai nata e ha paura pure della sua ombra. Esiste solo un sistema monetario unico, un sistema di dazi e di regole, di banche e di finanziamenti. È un ente economico, un istituto per il commercio. Per questo l’Unione europea non esiste, abbiamo ancora la Cee, la Comunità economica europea. Anzi non sprechiamo la parola comunità per un consorzio economico, torniamo al Mec, Mercato europeo comune. L’Europa è un morto che cammina.</p>
<p><em>Marcello Veneziani &#8211; &#8220;il Giornale&#8221;</em></p>
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		<title>Liberiamo i coniugi Liu</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 13:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Liu]]></category>

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		<description><![CDATA[La Giovane Italia di Roma e la Onlus Laogai Research Foundation Italia lanciano questo appello. Un appello rivolto a tutti quelli che credono ancora nell’importanza della vita, della libertà e della civiltà. Un appello per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia, eroi dei nostri giorni, che vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2699" title="banner-liu-quadrato" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/12/banner-liu-quadrato-150x150.jpg" alt="Liu" width="150" height="150" />La Giovane Italia di Roma e la Onlus Laogai Research Foundation Italia lanciano questo appello. Un appello rivolto a tutti quelli che credono ancora nell’<strong>importanza della vita, della libertà e della civiltà</strong>. Un <strong>appello per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia</strong>, eroi dei nostri giorni, che vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano con il loro esempio a dare testimonianza dell’esistenza di una Cina diversa, una Cina che vuole cambiare.</p>
<p>ADESIONE DELLA GIOVANE ITALIA VENETO</p>
<p>La petizione lanciata dalla Giovane Italia Roma e dalla Onlus Laogai Research Foundation per<br />
ottenere la liberazione dei coniugi Liu rappresenta un’iniziativa sacrosanta che va promossa<br />
per <strong>difendere il fondamentale principio alla libertà, principio che purtroppo la Cina continua a<br />
calpestare ostinandosi a trattare come due criminali il premio Nobel per la<br />
pace Lu Xiaobo e la moglie Liu Xia</strong>. E’ giunto il momento che Europa e Stati Uniti scelgano se<br />
continuare ad intrattenere con la Cina rapporti di mero interesse economico senza considerare i<br />
diritti umani che quotidianamente vengono violentati oppure se intendono finalmente aprire una<br />
riflessione che induca Pechino a rispettare diritti fondamentali che non possono essere travalicati.</p>
<p><strong>Silvio Giovine</strong><br />
Presidente regionale<br />
Giovane Italia Veneto</p>
<p><strong>Per firmare l&#8217;appello: <a href="http://liberiamoliu.wordpress.com/">http://liberiamoliu.wordpress.com/</a></strong></p>
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		<title>Crocifisso nelle scuole: Non toccate la nostra identità!</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/crocifisso-scuole-identita</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola / Movimento Studentesco Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cristianità]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<description><![CDATA[La Giovane Italia Belluno martedì 17 novembre 2009 ha partecipato al Consiglio Provinciale per confermare l’interesse del movimento giovanile del PDL sul tema della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1882" title="crocifisso_scuole" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/11/crocifisso_scuole.jpg" alt="Crocifisso a scuola" width="245" height="183" />La  Giovane Italia Belluno martedì 17 novembre 2009  ha partecipato al Consiglio Provinciale per confermare <strong>l’interesse del movimento giovanile del PDL sul tema della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche</strong>.</p>
<p>La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha sottolineato come la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche violi il principio di libertà di educazione dei genitori. La partecipazione al consiglio era finalizzata a dimostrare il nostro <strong>apprezzamento e sostegno al ricorso contro questa sentenza presentato dal Governo</strong> e alla presa di posizione della maggioranza in Provincia a favore della presenza del crocifisso.</p>
<p>Se solo ci fermassimo un attimo a rileggere la storia del pensiero umano, ognuno di noi potrebbe toccare con mano <strong>l’immensa e preziosa eredità lasciataci da duemila anni di Cristianesimo.</strong> La Patristica, la filosofia dei “Padri della Chiesa” (S. Agostino, Tertulliano, S. Ambrogio) e pochi secoli più tardi, la Scolastica, la filosofia cristiana medievale. L’impronta del Cristianesimo è impressa e visibile nel razionalismo di Cartesio o nel filosofo danese Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo. Ma <strong>l’eredità cristiana</strong> non è soltanto <strong>letteraria</strong> (pensiamo per esempio a Dante o Manzoni) e <strong>filosofica</strong>. È anche <strong>storica </strong>e<strong> artistica</strong>. Il Sacro Romano Impero nasce ufficialmente la notte di Natale dell’800 d.C. quando Carlo Magno è eletto imperatore, a Roma, da Papa Leone III: destinato a durare per mille anni, sorge come impero cristiano a carattere universale ed è considerato l’ideale continuazione dell’Impero romano. <strong>Nel volgere di pochi anni, il Cristianesimo diviene il fulcro della vita culturale e politica dell’Occidente</strong>. Non c’è paese, città o nazione che non abbia un luogo di culto cristiano, sia essa una chiesa, una basilica, un convento o un monastero. Come possiamo non ritenere espressioni culturali cristiane le migliaia di dipinti, di statue, di affreschi che ritraggono santi, apostoli e scene bibliche?</p>
<p>Eppure nel nostro declinante Occidente c’è chi in nome della libertà e della laicità si arroga prepotentemente il diritto di negare la propria Cultura e le proprie Radici.</p>
<p>Il <strong>crocifisso</strong> deve quindi essere considerato <strong>come simbolo di un’evoluzione storica e culturale del nostro Paese e dell’Europa stessa, simbolo quindi dell’identità del nostro popolo.</strong></p>
<p>Il crocifisso rappresenta altresì un sistema di valori di libertà, uguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato, principi questi che innervano la nostra Carta Costituzionale, ed anzi in questo senso assume anche una precisa valenza formativa per i giovani.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Europa o va a Destra o non si fa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 12:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>militante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo con una svolta a destra, solo tornando alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria al '68 possiamo ritrovare la speranza e la forza di costruire un'Europa-Nazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1179" title="faroue" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/03/faro-ue-150x150.jpg" alt="Unione Europea" width="188" height="188" />&#8220;L&#8217;Europa o va a Destra o non si fa&#8221; (Almirante).<strong> &#8220;C&#8217;è un grande compito da assolvere oggi in Europa: quello di ridestare gli Europei alla coscienza della loro forza&#8221;</strong> (Adriano Romualdi).<br />
Queste parole spiegano chiaramente quale sia il problema dell&#8217;Europa di oggi: una totale mancanza di coscienza e di identità. L&#8217;Unione Europea che abbiamo di fronte a noi è una mera unione di 27 paesi, solo un grande mercato pilotato dalla logica borghese del &#8220;falso benessere&#8221; e dal potere delle banche. Come brillantemente sottolineato da Giulio Tremonti, nel suo ultimo libro &#8220;La paura e la speranza&#8221;, <strong>&#8220;questa Europa è figlia della politica progressista, nata dalle contraddittorie contestazioni del &#8217;68, che ha accelerato il processo di disgregazione spirituale e morale del vecchio continente a favore di una visione economicistica della storia e della società&#8221;: ci troviamo al cospetto di un totale dominio del mercatismo, la degenerazione del liberismo.</strong><br />
La politica mondialista dell&#8217;UE è riuscita solo a distruggere le diversità culturali che esistono fra le diverse popolazioni recando così favore ai progetti di colonizzazione economica elaborati dai grandi manovratori dei capitali internazionali. L&#8217;Europa non è riuscita nel suo intento di unificazione a causa della mancanza di nazionalismi: hanno vinto gli interessi particolari di banche, gruppi economici e multinazionali.<br />
E allora, <strong>solo con una svolta a destra, solo tornando alle radici dell&#8217;identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria al &#8217;68 e ai suoi errori, possiamo ritrovare la speranza e la forza di costruire un&#8217;Europa &#8211; Nazione</strong> contro l&#8217;attacco dell&#8217;Asia e l&#8217;intensificarsi del lato negativo e violento della globalizzazione, con tutti i problemi che ne derivano, da quelli economici a quelli ambientali, dalla sempre più massiccia povertà alla sempre maggiore distanza istituzioni &#8211; cittadini.<br />
L&#8217;Europa che vogliamo dovrebbe nascere all&#8217;insegna del <strong>consenso popolare</strong>, della riscoperta di quelle <strong>tradizioni comuni esistenti fra tutti i popoli europei</strong>, partendo proprio da quelle <strong>radici cristiane</strong> che non sono state inserite nella Costituzione. E con radici cristiane non voglio intendere un puro fatto religioso e spirituale ma anche, e soprattutto, ideale: è, infatti, dalla tradizione cristiana che sono nati l&#8217;interesse per i diritti umani e sono venute alla luce i concetti di &#8220;solidarietà&#8221;, &#8220;pace&#8221;, &#8220;fratellanza&#8221; che ritroviamo in tutti i preamboli delle organizzazioni internazionali.<br />
<strong>Non vi potrà mai essere l&#8217;Europa se non esiste, accanto ad essa, un&#8217;idea e un&#8217;identità d&#8217;Europa.</strong> L&#8217;assioma è più che mai veritiero per la politica estera, per la sicurezza e per la difesa europea in un mondo sempre più instabile come dimostrano le crisi internazionali di questi ultimi anni in Afghanistan, Iraq, Corea del Nord, Palestina, Libano e Iran. Ecco allora la necessità di ripensare a quell&#8217;esercito europeo che è rimasto in soffitta per troppo tempo e che, invece, permetterebbe finalmente all&#8217;Europa di avere una comune politica estera di pace e sicurezza.<br />
E poi ancora, è <strong>necessario un cambiamento delle istituzioni europee.</strong> È indispensabile passare da un apparato burocratico ad un apparato politico: è fondamentale quindi la creazione di un vero governo europeo sovranazionale, ma più di tutto bisogna dare un effettivo potere legislativo al Parlamento, unico vero organo di democrazia e strumento unico per poter ottenere leggi, politica e valori. Citando ancora una volta Tremonti, <strong>per rilanciare l&#8217;Europa sono necessarie &#8220;sette parole d&#8217;ordine: valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo&#8221;</strong><br />
Solo così potremmo tornare a sperare in una grande Europa al centro della politica mondiale come avevamo avuto nei precedenti 2000 anni: 2000 anni di storia, di Patrie, di Eroi.</p>
<p><em>Marco Dal Pont</em></p>
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