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	<title>Giovane Italia Belluno &#187; Storia</title>
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	<description>Giovane Italia – Giovani del Popolo della Libertà – Coordinamento Provinciale di Belluno. Sito dei Giovani PDL di Belluno: notizie, iniziative, informazioni,…</description>
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		<title>La Strage di Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 15:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>militante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980 il violentissimo scoppio di una bomba lasciata sopra un tavolino della sala d'aspetto di 2^ classe della stazione Centrale di Bologna provoca il crollo delle strutture sovrastanti la sala d'aspetto di 1^ e di 2^ classe e della pensilina per circa 30 metri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Introduzione della tesi di laurea di Marco Dal  Pont</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-274" title="stragebologna" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/02/stragebologna.jpg" alt="Strage di Bologna" width="172" height="140" />Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980 il violentissimo scoppio di una bomba lasciata sopra un tavolino della sala d&#8217;aspetto di 2^ classe della stazione Centrale di Bologna provoca il crollo delle strutture sovrastanti la sala d&#8217;aspetto di 1^ e di 2^ classe e della pensilina per circa 30 metri di lunghezza. L&#8217;esplosione coinvolge anche due vetture del treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Dato il grande affollamento dovuto al giorno prefestivo di agosto, il bilancio delle vittime è terrificante: 85 morti e più di 200 feriti.<br />
È la strage di Bologna, il più grave attentato terroristico mai registrato nella storia della Repubblica italiana.<br />
Nei giorni seguenti tutti i quotidiani nazionali iniziano già a parlare di pista nera e di attentato terroristico neofascista: «Torna il terrore nero, per i giudici l&#8217;unica pista valida è quella fascista [1]» è l&#8217;accusa che appare su &#8220;La Repubblica&#8221;, anche per il &#8220;Corriere della Sera&#8221; «È una bomba quasi certo nera [2]» così come per l&#8217;&#8221;Avanti&#8221; la vicenda di Bologna è un&#8217;azione descrivibile come «orrore fascista[3]», «Una strage spaventosa, quasi certo: un atroce attentato fascista [4]», «Sono stati i fascisti: la strage spaventosa di Bologna [5]» sono i titoli delle prime pagine de &#8220;L&#8217;Unità&#8221;. L&#8217;opinione pubblica è ben orientata verso un&#8217;unica direzione e, infatti, nel 1981, quattordici anni prima della condanna definitiva dei neofascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, viene posta dal Comune di Bologna una lapide commemorativa recante la scritta <em>&#8220;</em>Vittime del terrorismo fascista<em>&#8220;</em> riprendendo le stesse parole di accusa contro l&#8217;estremismo di destra usate dal Presidente del Consiglio Francesco Cossiga durante la sua relazione al Senato del 5 agosto &#8217;80 rispondendo alle interrogazioni presentate da tutti i gruppi a riguardo di moventi e circostanze relative alla strage appena compiuta.Le indagini si indirizzano quindi verso ambienti della destra eversiva extraparlamentare, in particolare contro Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.<br />
Le indagini sono però intralciate dal SISMI [6] per mezzo di indicazioni, informazioni e ritrovamenti di indizi e prove rivelatisi poi infondati [7]: un&#8217;intervista della giornalista Rita Porena ad un dirigente palestinese del &#8220;Fronte Popolare per la  Liberazione della Palestina&#8221; apparsa sul &#8220;Corriere del Ticino&#8221; il 19 settembre 1980 e il depistaggio sul treno Taranto-Milano del 13 gennaio 1981, con il ritrovamento a bordo di una valigetta di esplosivo compatibile con quello usato sei mesi prima a Bologna indirizza l&#8217;inchiesta verso i NAR di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, unico gruppo a non essere ancora sospettato fino a quel momento.<br />
Nello stesso anno la contradditoria e mai dimostrata testimonianza di un malavitoso filonazista, Massimo Sparti, contribuisce all&#8217;accusa di Fioravanti e Mambro in veste di esecutori materiali.<br />
Nel 1986 Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, con la sua testimonianza raccolta in carcere dopo vari passaparola, porta l&#8217;attenzione dei magistrati bolognesi anche in direzione di Luigi Ciavardini, un ragazzo romano da poco aggregatosi ai NAR e all&#8217;epoca dei fatti ancora diciassettenne.<br />
Dopo cinque processi e tre gradi di giudizio il 25 novembre 1995 Mambro e Fioravanti vengono definitivamente condannati all&#8217;ergastolo come esecutori materiali della strage. L&#8217;11 aprile 2007 arriva la condanna della Corte di Cassazione a 30 anni di reclusione anche per Luigi Ciavardini, la massima pena possibile per un minorenne. I capi d&#8217;accusa emessi dal Tribunale sono 5, le testimonianze di Izzo e Sparti, l&#8217;omicidio da parte dei NAR di un alto dirigente di Ordine Nuovo, Francesco Mangiameli, la mancanza di alibi per i tre neofascisti e infine una presunta telefonata di Ciavardini alla fidanzata il giorno precedente la strage: nessuno di questi elementi è stato mai realmente dimostrato.<br />
Secondo Luca Telese, giornalista de &#8220;Il Manifesto&#8221;, ci troviamo di fronte ad una storia inquinata dai servizi segreti e logge massoniche, depistaggi, con condanne e assoluzioni inspiegabili. [8]<br />
A 25 anni di distanza dalla strage due consulenti della Commissione Mitrokhin, istituita per indagare le attività del KGB in Italia e i rapporti con il nostro servizio di intelligence, il giornalista Gian Paolo Pelizzaro [9] e il magistrato Lorenzo Matassa [10], usufruendo dei documenti provenienti dal SISMI, dal SISDE, dall&#8217;UCIGOS e dai servizi segreti francesi, tedeschi e ungheresi acquisiti sia dalla Commissione Mitrokhin sia dalla Commissione Stragi hanno portato alla luce nuove ipotesi di colpevolezza descritte nel dossier da loro redatto &#8220;<em>Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell&#8217;attentato del 2 agosto 1980</em>&#8220;: la strage di Bologna sarebbe stato un attentato punitivo organizzato dai palestinesi contro l&#8217;Italia a seguito dell&#8217;arresto per traffico d&#8217;armi di un uomo legato al mondo terroristico palestinese. Abu Anzeh Saleh, un giordano componente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (la corrente radicale dell&#8217;OLP guidata da George Habbash e Wadi Haddad), infatti, era stato arrestato dai carabinieri il 13 novembre 1979 a Bologna nell&#8217;ambito delle indagini che avevano portato in prigione, circa una settimana prima, tre militanti dell&#8217;Autonomia Operaia, Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri, mentre trasportavano in casse di legno due lanciamissili e relativo munizionamento. La sua mancata scarcerazione, seguita da ripetute minacce e ultimatum all&#8217;Italia, avrebbe scatenato la rabbia dei vertici palestinesi in virtù di un accordo segreto stipulato con il governo Moro nei primi anni &#8217;70 che imponeva al nostro Paese l&#8217;immediata scarcerazione di qualsiasi palestinese arrestato. Data la violazione di questo patto il FPLP, per mano del gruppo terroristico Separat di Carlos [11] ad esso collegato, avrebbe colpito l&#8217;Italia proprio nella città di residenza di Saleh. È, infatti, provato che il giorno della strage fossero presenti a Bologna due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Fröhlich, componenti del gruppo di Carlos e dirigenti delle Cellule Rivoluzionarie, importante movimento terroristico tedesco. Compreso il carattere punitivo della strage i vertici dello Stato in collaborazione con il servizio segreto per le questioni internazionali, il SISMI, si sarebbero mossi per ottenere la scarcerazione del terrorista giordano che, in effetti, avvenne un anno dopo la strage nonostante la condanna emessa dal tribunale de L&#8217;Aquila nei suoi confronti per traffico d&#8217;armi fosse di sette anni [12].</p>
<p>[1] &#8220;La Repubblica&#8221;, 5 agosto 1980<br />
[2] &#8220;Corriere della Sera&#8221;, 4 agosto 1980<br />
[3] &#8220;Avanti&#8221;, 5 agosto 1980<br />
[4] &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, 4 agosto 1980<br />
[5] &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, 5 agosto 1980<br />
[6] Servizio segreto militare italiano per le questioni internazionali. È chiamato ad assolvere tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell&#8217;indipendenza e dell&#8217;integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Svolge compiti di controspionaggio, comunica al Ministro della Difesa e al CESIS tutte le informazioni ricevute o comunque in suo possesso, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla sua attività.<br />
[7] Corte di Cassazione a Sezioni Unite, sentenza 13 novembre 1995; Corte d&#8217;Assise di Roma, sentenza 29 luglio 1985.<br />
[8] Luca Telese, &#8220;Il Giornale&#8221; 19 aprile 2007.<br />
[9] Gian Paolo Pelizzaro, giornalista della rivista politica<em> Area </em>e consulente della Commissione Stragi del 1988 e della Commissione Mitrokhin del 2001.<br />
[10] Lorenzo Matassa, magistrato palermitano ex pubblico ministero, sostituto procuratore della Repubblica di Palermo e membro della commissione Mitrokhin.<br />
[11] Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, terrorista venezuelano, arruolato nel 1970 nel FPLP da Wadi Haddad. Nel 1976 crea l&#8217;organizzazione terroristica Separat alle dipendenze del FPLP e in stretto collegamento con i maggiori centri terroristici europei e medio orientali.<br />
[12] G.P. Pelizzaro, L. Matassa, <em>Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell&#8217;attentato del 2 agosto 1980</em>.</p>
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		<title>Battaglia di El Alamein</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 16:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cuori contro corazze, audacia contro acciaio, valore umano contro la potenza delle macchine. Queste le armi con cui si batterono ad El Alamein i &#8220;ragazzi della Folgore&#8221;. Abbiamo voluto ricordare uno dei più fulgidi esempi di eroismo di soldati italiani. Crediamo che il nostro Popolo abbia bisogno di riconoscersi in una Storia comune che vada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cuori contro corazze, audacia contro acciaio, valore umano contro la potenza delle macchine. Queste le armi con cui si batterono ad El Alamein i &#8220;ragazzi della Folgore&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2930" title="folgore" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/01/folgore.jpg" alt="Folgore" width="128" height="150" />Abbiamo voluto ricordare uno dei più fulgidi esempi di eroismo di soldati italiani. Crediamo che il nostro Popolo abbia bisogno di riconoscersi in una Storia comune che vada al di là di preconcette posizioni ideologiche.<br />
Gran parte della sinistra italiana ha tentato di cancellare il ricordo di italiani che con il loro valore hanno contrassegnato le vicende del XX° secolo. Con arroganza hanno provato, come a Bolzano, persino a cancellare la toponomastica che ricorda la Vittoria nella prima guerra mondiale sancendo definitivamente l’unità d’Italia. Hanno rifiutato di sostenere in Parlamento la missione di Pace in Afghanistan. Hanno voluto far passare i nostri soldati, di ieri e di oggi, come vili capaci di essere solo oggetto di sberleffi. Il Presidente della Repubblica, la Provincia di Roma e altre istituzioni hanno voluto ricordare i ragazzi di El Alamein con importanti iniziative. Noi vogliamo dare la possibilità a tutti di conoscere questo episodio per fornire alle giovani generazioni esempi di valore, coraggio e amore per la Patria.</p>
<p>Di seguito inseriamo il pieghevole in formato .pdf, a cura di <a href="http://www.azionegiovani.org/60-anniversario-della-battaglia-di-el-alamein" target="_blank"><em>Azione Giovani</em></a>, sulla battaglia di El Alamein:<br />
<a href="http://giovaneitaliabelluno.it/dcm/elalamein.pdf" target="_blank"><strong>60° Anniversario della battaglia di El Alamein (1942 – 2002)</strong></a></p>
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		<title>10 febbraio: &#8220;Giorno del Ricordo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 22:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine della seconda guerra mondiale, i territori italiani di Istria, di Fiume e della Dalmazia vennero occupati dai partigiani comunisti jugoslavi. I nostri connazionali in quegli anni subirono barbarie di ogni tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-253" title="fiocco" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/02/fiocco.jpg" alt="Giorno del Ricordo" width="101" height="105" /></strong><strong>Alla fine della seconda guerra mondiale, i territori italiani di Istria, di Fiume e della Dalmazia vennero occupati dai partigiani comunisti jugoslavi. I nostri connazionali in quegli anni subirono barbarie di ogni tipo: in migliaia furono uccisi nelle foibe o vennero internati nei campi di sterminio, mentre 350.000 persone si trovarono costrette ad abbandonare la loro terra e tutti i loro beni.</strong></p>
<p><strong>Per troppi decenni questa tragedia che coinvolse centinaia di migliaia di italiani, è rimasta ingiustamente nel dimenticatoio, se non addirittura negata da alcuni.</strong></p>
<p><strong>I</strong><strong>l 30 marzo 2004, questa triste pagina della nostra storia divenne finalmente oggetto di una legge</strong> (<a href="http://www.10febbraio.it/legge%2010%20febbraio.pdf" target="_blank">Legge 30 marzo 2004, n. 92</a>), <strong>che portò all&#8217; &#8220;Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell&#8217;esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati&#8221;.</strong></p>
<p>Se nel 2004 il Consiglio comunale di Belluno e perfino l&#8217;ex sindaco De Col si espressero in senso contrario circa l&#8217;intitolazione di una via ai Martiri delle Foibe (fonte: <a href="http://ricerca.gelocal.it/corrierealpi/archivio/corrierealpi/2004/05/08/BA4PO_BA401.html" target="_blank">Corriere delle Alpi</a>),  nel 2006, invece, con il cambio di maggioranza, divenne possibile, non solo l&#8217;intitolazione di una via, bensì, l&#8217;intitolazione di un piazzale.<br />
<strong>Dal 10 febbraio 2007</strong>, infatti<strong>,</strong> <strong>l&#8217;ex Piazzale della Stazione di Belluno prende il nome di &#8220;Piazzale Vittime delle Foibe&#8221;</strong> (fonte: <a href="http://ricerca.gelocal.it/corrierealpi/archivio/corrierealpi/2007/02/11/BLAPO_BLA01.html" target="_blank">Corriere delle Alpi</a>).</p>
<p><strong>Oggi, come sempre, ci battiamo per diffondere la memoria di questa tragedia </strong>che colpì i nostri connazionali, e,<strong> che</strong>, putroppo,<strong> non viene ancora sufficientemente trattata nelle scuole e nei libri di testo.</strong><br />
<strong>Oltretutto, vogliamo che Slovenia e Croa</strong><strong>zia</strong>, dato anche l&#8217;imminente ingresso di quest&#8217;ultima nell&#8217;UE,<strong> adempiano agli obblighi di natura giuridica, legati alla vicenda dei beni abbandonati dagli esuli italiani a seguito dell&#8217;occupazione militare jugoslava. </strong><strong> </strong>(fonte: <a href="http://www.azionegiovani.org/10-febbraio-giornata-del-ricordo" target="_blank">azionegiovani.org</a>)<strong>. </strong></p>
<p><strong>Per approfondire il tema della tragedia della foibe e conoscere i fatti che tra il 1945 ed il 1975 portarono all&#8217;esodo di 350.000 italiani di Istria, Fiume e Dalmazia,</strong><strong> potete consultare il seguente dossier</strong>:</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;"><a href="/dcm/IlRumoredelSilenzio.pdf" target="_blank"><strong>Il Rumore del Silenzio</strong></a></span></li>
</ul>
<p>Oppure, potete consultare il sito del Comitato 10 febbraio: <a href="http://www.10febbraio.it/home.htm" target="_blank">www.10febbraio.it</a></p>
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		<title>Trieste italiana: I ragazzi di Trieste</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 20:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[foibe]]></category>
		<category><![CDATA[Irredentismo]]></category>

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		<description><![CDATA["Su questa Patria giura e farai giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, ovunque, e prima di tutto, Italiani" (Nazario Sauro) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Su questa Patria giura e farai giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, ovunque, e prima di tutto, Italiani&#8221; (Nazario Sauro)</p>
<p><strong>Vi proponiamo </strong>di seguito<strong> un documento</strong> <strong>sull&#8217;Irredentismo, Trieste, e quei ragazzi che tra i</strong><strong>l 1945 ed il 1953 seppero dare la vita per il ritorno della città in Italia</strong> <strong>:</strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="/dcm/IragazzidiTrieste.pdf" target="_blank">I ragazzi di Trieste</a></strong></span>.</p>
<p><strong>E, un video preparato </strong><strong>in occasione dei 50 anni del ritorno all&#8217;Italia di Trieste:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-asJGtjW6wg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/-asJGtjW6wg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>(fonte: <a href="http://www.azionegiovani.org/i-ragazzi-di-trieste" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
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		<title>Primavera di Praga: L’intervento russo e la posizione statunitense</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 19:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander Dubceck]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera di Praga]]></category>

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		<description><![CDATA[Il programma di Dubcek era quello di “liberalizzare” il Paese, creando una “via nuova” al comunismo, il cosiddetto “socialismo dal volto umano”. Si ridefiniva, il ruolo del partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2234" title="primavera_praga" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2007/08/primavera_praga.jpg" alt="Primavera di Praga" width="235" height="193" /><strong>Alla fine della seconda guerra mondiale, la Cecoslovacchia entrò a far parte della sfera d’influenza dell’URSS</strong>. <strong>In passato era stata una reale democrazia parlamentare, con garanzie civili per le minoranze etniche che la componevano, come i tedeschi e gli ungheresi, contraddistinta inoltre da un’economia abbastanza forte.</strong><br />
<strong>Dopo il “Colpo di Praga” del 1948, e dunque l’inserimento nel sistema sovietico, l’economia venne pianificata e centralizzata. Politicamente, cresce il ruolo del Partito Comunista Cecoslovacco (K.S.C.) a scapito delle opposizioni, anche le antiche libertà di stampa, con l’introduzione della censura e le garanzie alle minoranze etniche vengono abolite: si assiste all’espulsione di tedeschi ed ungheresi, nonché alla confisca delle loro proprietà.</strong></p>
<p><strong>Dalla metà degli anni ’60 si assiste all’inizio di un processo riformatore che indusse, ad esempio, alla riabilitazione delle vittime dei grandi processi e ad una maggiore autonomia sindacale</strong>. Manifestazioni d’autonomismo slovacco e dimostrazioni studentesche ponevano in difficoltà <strong>il leader del K.S.C. e Capo di Stato Novotny, che il 5 gennaio 1968 venne sostituito alla carica di segretario del partito da Alexander Dubcek</strong> e in aprile da Svoboda alla Presidenza della Repubblica.<br />
<strong>Il programma di Dubcek era quello di “liberalizzare” il Paese, creando una “via nuova” al comunismo, il cosiddetto “socialismo dal volto umano”</strong>. Si ridefiniva, il ruolo del partito, ammettendo anche la discussione al suo interno, e il ruolo dello Stato nella società cecoslovacca: <strong>l’ambizione era quella di creare un sistema comunista che rispettasse le libertà individuali, la storia e le tradizioni cecoslovacche</strong>.<br />
<strong>Si restaurava la libertà di stampa e veniva abolita censura; si garantivano alcune libertà fondamentali quali quelle religiose e quelle relative alle minoranze etniche; si garantivano libertà ai quattro partiti non-comunisti, pur non arrivando ad un sistema multi-partitico.</strong><br />
<strong>Per fare accettare la rivoluzione interna, gli uomini della “Primavera” adottano una politica estera fedele al “Patto di Varsavia” del 14 maggio 1955, ed alle direttive estere dell’Unione Sovietica.</strong></p>
<p><strong>Tuttavia, questa fedeltà non convince i partners del “Patto di Varsavia”. La stampa della Repubblica Democratica Tedesca e quella russa, attaccano Dubcek, sostenendo che ci siano elementi anti-comunisti in Cecoslovacchia.</strong> Si svolgono due vertici tra i leaders comunisti (Cierna e Bratislava) che però non portarono alla soluzione del problema cecoslovacco, nonostante i ripetuti ammonimenti verso Dubcek. Fu proprio <strong>a Bratislava il 3 agosto 1968, in una conferenza nella quale ufficialmente si dovevano analizzare i problemi economici del COMECON, </strong>che <strong>fu presa la decisione d’invadere la Cecoslovacchia</strong>: la proposta fu avanzata dal leader del partito comunista russo Brehznev e venne accolta positivamente da tutti gli alleati, ad eccezione della sola Romania.<strong> Il Paese venne invaso da circa 650.000 uomini</strong>, il presidium del partito è fatto prigioniero, ma ha avuto il tempo di lanciare l’ordine di non resistere militarmente e di restare nella legalità, <strong>Dubcek viene condotto, insieme con altre figure politicamente rilevanti del Paese, in Unione Sovietica come prigioniero</strong>. Il successo militare determina un “impasse” politica, poiché <strong>l’intervento era finalizzato ad impedire la riunione del XIV congresso, previsto per il 9 settembre, che invece si svolge clandestinamente in una fabbrica alla periferia di Praga, il 22 agosto, e destituisce i dirigenti conservatori</strong>. Nella riunione del 3 agosto tenutasi a Bratislava, venne recapitata a Brezhnev, tramite un altro membro del “Politburo” sovietico, Pieotr Shelest, una lettera con la quale si richiedeva l’intervento sovietico, firmata da militanti di spicco del KSC, tra cui Indra e Bilak, segretaria del Partito Comunista Slovacco.<br />
Scritta in russo, la lettera, descriveva una situazione in Cecoslovacchia più preoccupante di come in realtà fosse: prospettava l’ipotesi di una “controrivoluzione” che metteva in pericolo:&gt;</p>
<p>Secondo questi esponenti era in atto, in Cecoslovacchia, un’ondata di nazionalismo alimentata dai mass media in mano a forze di destra vicine ad “ambienti occidentali”, che avevano influenzato l’opinione pubblica, creando una psicosi anti-comunista. La leaderschip del partito non era più in grado di fermare questi elementi e di difendere il socialismo. I firmatari della lettera si appellavano a Brezhnev affinchè, come capo del più importante partito comunista al mondo, utilizzasse:&gt;, inclusa la forza militare, per :&gt;.<br />
Lo scopo iniziale di Bilak e Indra era quello di sostituire al vertice del KSC, Dubcek, come anche i comunisti russi avevano inizialmente pensato.<br />
In effetti, i due avevano dato assicurazione a Mosca di poter contare, nel consiglio del KSC, sulla maggioranza dei voti contro Dubcek, e poter così costituire una maggioranza anti-riformista che approvasse l’intervento delle truppe del “Patto di Varsavia”. Il consiglio, invece appoggiò Dubcek e si oppose all’intervento.<br />
La lettera dunque, finì per essere considerata un pretesto formale dell’intervento che rispondeva all’aiuto richiesto dai “fratelli cecoslovacchi”.</p>
<p><strong>Possono essere diversi i motivi che portarono alla decisione di intervenire.</strong><br />
Innanzitutto l’esperimento cecoslovacco era pericolo per l’URSS.<strong> L’onda riformatrice e di liberalizzazione che si registrava a Praga, era un’anomalia nel sistema del “Patto di Varsavia”. Per l’URSS questa era una minaccia, sia sul piano interno che su quello esterno. Non si poteva tollerare una via diversa dal comunismo sovietico</strong>, perché ciò avrebbe significato che il regime di costrizione presente in URSS, che prevede la censura e la negazione dei diritti delle minoranze etniche, poteva essere evitata. <strong>L’URSS non sarebbe stata considerata come un modello per gli altri paesi</strong>, le sue costituzioni avrebbero scricchiolato. <strong>La presenza di una alternativa tangibile proprio al centro del blocco, al confine con due stati instabili nella coalizione socialista</strong> (l’Ucraina e la Polonia), <strong>non poteva essere tollerato a Mosca.</strong><br />
<strong>Il giornale russo “Pravda”, il 26 settembre 1968, pubblicò subito dopo l’invasione un articolo di Brezhnev, con il quale esprimeva, per la prima volta la sua tesi sulla “Sovranità limitata” o “Dottrina Brezhnev”</strong> come la battezzarono i giornalisti occidentali, <strong>che servì come giustificazione all’invasione. Il principio affermava che era “diritto e nei doveri del PCUS usare il potere per difendere la causa del socialismo e la classe operaia”. In pratica l’articolo teorizzava il diritto sovietico d’intervenire se un altro governo comunista, avesse adottato misure e decisioni ritenute dannose per gli interessi vitali degli altri Paesi comunisti o per lo stesso socialismo. Tutti i governi comunisti alleati, dovevano rispettare le linee guida imposte da Mosca</strong>, senza alcuna possibilità di cercare vie alternative al centralismo sovietico e nemmeno poterle contrattare. <strong>Tutto questo era necessario all’URSS per poter presentare davanti ai Paesi della NATO un blocco compatto e unito</strong>, che al momento di un eventuale periodo di crisi, non avrebbe presentato defezioni.<br />
<strong>Inoltre la Cecoslovacchia all’interno dei Paesi aderenti al “Patto di Varsavia” non aveva truppe sovietiche permanenti nel proprio territorio, (al contrario della Germania orientale, della Polonia e dell’Ungheria): questa situazione impediva la preparazione militare contro la NATO.</strong><br />
Le richieste russe per porre fine a questa mancanza, erano state respinte dal governo cecoslovacco in diverse occasioni; l’invasione poteva essere il momento giusto per stabilire forze sovietiche nel territorio. Agli inizi degli anni ’60, la Cecoslovacchia, la Polonia e la Repubblica Democratica Tedesca (e in seguito l’Ungheria e la Bulgaria ) iniziarono a ricevere armi nucleari dall’URSS.<br />
Uffialmente queste armi erano descritte come componenti del “Patto di Varsavia”, in realtà rimanevano sotto il diretto controllo dell’Unione Sovietica, sia in tempo di pace che, soprattutto, in un’eventuale guerra. La carenza di truppe sovietiche in Cecoslovacchia, significava che l&#8217;URSS non sarebbe stata in grado di utilizzare le armi e si sarebbe venuta a creare una situazione di debolezza proprio al centro del sistema di difesa, situazione questa, estremamente vantaggiosa per la NATO.<br />
Nonostante ci fossero degli accordi fra l’ URSS e la Cecoslovacchia, che obbligavano alla collaborazione delle forze militari dei due Paesi nella costruzione e nella protezione di tre nuove testate nucleari in Boemia, gli ufficiali sovietici non si fidavano della politica militare cecoslovacca durante la primavera di Praga. C’era la possibilità di una diminuzione della spesa statale relativa alla difesa e la richiesta di una politica militare indipendente da Mosca.</p>
<p><strong>Dubcek però non voleva allontanarsi dalla politica generale del “Patto di Varsavia” e quando nel luglio del 1968 il generale Prchlik reclamò una revisione del Patto. Venne sconfessato e destituito</strong>. La giustificazione dell’invasione venne fatta, oltre che per soccorrere i “fratelli cecoslovacchi”, anche per evitare complotto dei circoli guerrafondai di Boemia (Zukov, capo delle forze armate russe). <strong>Dal punto di vista sovietico, si temeva che la “Primavera di Praga” non fosse frutto di un’evoluzione interna, ma determinata da influenze occidentali, che avrebbero potuto modificare gli assetti dell’Europa orientale</strong>. I giornali sovietici ritenevano che, soprattutto gli Stati Uniti, avessero preso parte ai recenti eventi verificatisi in Cecoslovacchia, al fine di destabilizzare il blocco di Varsavia.</p>
<p>In effetti <strong>la posizione di Washington sulla crisi cecoslovacca risentiva della situazione politica internazionale e degli equilibri della guerra fredda: stava iniziando proprio in quel periodo la prima fase della “Distensione” con l’URSS</strong>,che portò all’accordo “SALT1” relativo al controllo degli armamenti atomici.<br />
<strong>Per gli USA, era importante mantenere questa fase di distensione, innanzitutto perché le spese per gli armamenti continuavano a crescere nel bilancio statale</strong>, fatto che scontentava l’opinione pubblica americana, <strong>inoltre perché era necessaria l’accordo con Mosca per la “sistemazione” del medio oriente e del Vietnam.</strong><br />
<strong>Secondo il memorandum del sottosegretario di stato per gli affari politici, Rostow, al segretario di stato Rusk, gli Stati Uniti avrebbero dovuto tenere un comportamento il più possibile neutrale</strong>: senza spingere né verso azioni di forza, ma nemmeno porre in essere delle azioni deterrenti. Se ci fosse stata l’invasione e i ceki avessero chiesto l’intervento della NATO, questo avrebbe posto gli USA in una situazione di imbarazzo: come si poteva giustificare l’intervento in difesa del popolo vietnamita e non a quello ceco? In questo caso, si sarebbe trattato di un intervento in una riconosciuta zona di influenza sovietica, per cui le conseguenze sarebbero state imprevedibili.<br />
<strong>Gli USA, non volevano la “prova di forza” con l’URSS</strong>. Durante il corso della crisi, furono costanti i rapporti sulla situazione ceca, ma la posizione statunitense non cambiò di molto.<br />
<strong>Si cercò di sfruttare la crisi e l’invasione per rinforzare la NATO e i rapporti con gli alleati. Questa era l’occasione per creare una nuova politica comune sull’Europa orientale e rafforzare il ruolo dei paesi occidentali.</strong></p>
<p><strong>A causa della mancata istituzione di un regimefilo-comunista, dopo il rifiuto dell’opinione pubblica cecoslovacca e del presidente Svoboda, l’URSS dovette arrivare ad un compromesso consistente in un negoziato che si aprì a Mosca il 23 agosto 1968</strong>, con la partecipazione di Dubcek e Svoboda.<br />
<strong>Negli accordi del 25 agosto, veniva reintrodotta la censura, si ribadiva il ruolo centrale del KSC e veniva annullato il congresso clandestino del 22 agosto; in cambio i Sovietici si rassegnano a mantenere intatta la direzione del partito cecoslovacco; il 18 ottobre, il Parlamento ratifica il trattato sulla presenza di truppe sovietiche.</strong></p>
<p><strong>Il 16 gennaio 1969, in seguito al suicidio dello studente Jan Palach, si riaccende l’opposizione, l’opinione pubblica esprime nuovamente il proprio sostegno alle riforme</strong>;<strong> tuttavia i conservatori tornano ad assumere la guida del partito, e l’assemblea plenaria del 25 settembre allontana i riformisti dal comitato centrale e dagli organi dirigenti</strong>, Dubcek è costretto ad abbandonare anche le cariche che aveva al parlamento.<br />
<strong>Dall’autunno del 1969, inizia la politica di normalizzazione che si attua attraverso l’epurazione. Questa riguarda dapprima il partito, un membro su cinque viene eliminato,</strong> gli aderenti scendono a poco più di un milione. Inoltre i Sovietici pretendono la giustificazione a posteriori dell’invasione; <strong>la dichiarazione congiunta di Sovietici e Cecoslovacchi del 30 ottobre 1969, considera l’intervento: “un atto di solidarietà internazionalista che ha permesso di sbarrare la strada alle forze controrivoluzionarie e antisocialiste”.</strong></p>
<p>Bibliografia:</p>
<p>- A letter to Brezhnev: The Czech Hardliners “Request” for Soviet Intervention, August 1968; http:CWIHP.SI.EDU</p>
<p>- The Prague Spring and the Soviet invasion of Czechoslovakia. New interpretations by Mark Kramer http:CWIHP.SI.EDU</p>
<p>- Foreign Relations of United States 1964-1968 Vol. XVII Doc.67.</p>
<p>- Jean Baptiste Duroselle: Storia diplomatica dal 1919 ai giorni nostri; CED</p>
<p>- Enciclopedia Rizzoli Larousse Vol. XVI voce Cecoslovacchia; Milano 1970</p>
<p>- Enciclopedia Peruzzo Larousse Vol. IV voce Cecoslovacchia.</p>
<p>Autori: Cinzia Uselli -Dario Dessì</p>
<p>(fonti: realizzato da AU Cagliari e pubblicato sul sito <a href="http://www.azionegiovani.org/promavera-di-praga-68-lintervento-russo-e-la-posizione-degli-usa" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
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