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	<title>Giovane Italia Belluno &#187; giovaneitaliabelluno</title>
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	<description>Giovane Italia – Giovani del Popolo della Libertà – Coordinamento Provinciale di Belluno. Sito dei Giovani PDL di Belluno: notizie, iniziative, informazioni,…</description>
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		<title>Fate tutti un passo indietro</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 12:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Locali]]></category>
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		<description><![CDATA[La Giovane Italia vuole la pace. Luciano Roccon, coordinatore dei giovani del Pdl, lancia l'appello: «Noi vorremmo che tutti facessero un passo indietro: la Lega, il Pdl e il presidente, in modo da archiviare la mozione di sfiducia e andare avanti con qeusta maggioranza, qui come a Roma».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2627" title="luciano_roccon" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/11/luciano_roccon-150x150.jpg" alt="Luciano Roccon" width="150" height="150" />La Giovane Italia vuole la pace. Luciano Roccon, coordinatore dei giovani del Pdl, lancia l&#8217;appello: «Noi vorremmo che tutti facessero un passo indietro: la Lega, il Pdl e il presidente, in modo da archiviare la mozione di sfiducia e andare avanti con qeusta maggioranza, qui come a Roma».</p>
<p>fonte: <a title="Giovane Italia: &quot;Fate un passo indietro&quot; - Corriere delle Alpi" href="http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/10/11/news/fate-tutti-un-passo-indietro-1.1327683" target="_blank">Corriere delle Alpi</a></p>
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		<title>Il &#8220;patriota&#8221; Della Valle fa le scarpe in Romania</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Della Valle]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma Le famose scarpe italiane di un campione del made in Italy, l’ultimo «calzolaio» di lusso, Diego Della Valle (nella foto), difensore delle imprese italiane dai disastri del governo. Le sue Hogan, quelle che porta pure Berlusconi, nella versione nera, sportive ma di classe, come da sapiente artigianato italiano. Però, spesso, «made in Romania». È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/10/dellavalle_scarperomania.jpg" alt="" title="dellavalle_scarperomania" width="198" height="148" class="alignleft size-full wp-image-4034" />Roma Le famose scarpe italiane di un campione del made in Italy, l’ultimo «calzolaio» di lusso, Diego Della Valle (nella foto), difensore delle imprese italiane dai disastri del governo. Le sue Hogan, quelle che porta pure Berlusconi, nella versione nera, sportive ma di classe, come da sapiente artigianato italiano. Però, spesso, «made in Romania». È quel che trovano, marchiato dietro la linguetta di quella scarpa da 220 euro (circa lo stipendio medio di un lavoratore in Romania, dati di Confindustria), diversi clienti. In effetti succede, come ci spiega al telefono un dipendente di una boutique della Tod’s Spa, gruppo di Della Valle, che le Hogan sono fatte in Italia ma anche in Romania.</p>
<p>In quale stabilimento romeno? Nel bilancio del gruppo non se ne parla. La semestrale 2011 spiega che «la produzione delle calzature e della pelletteria è affidata agli stabilimenti interni di proprietà del Gruppo, con il parziale ricorso a laboratori esterni specializzati, tutti dislocati in aree nelle quali storicamente è forte la tradizione nella rispettiva produzione calzaturiera e pellettiera». Ma si elencano solo quelli italiani, due a Comunanza (Ap), uno a Sant’Elpidio a Mare (Fm), un altro a Tolentino (Mc), due a Bagno a Ripoli (Fi). Quelli romeni saranno tra «gli esterni specializzati» dove «storicamente è forte» la lavorazione delle pelli, ma non se ne fa cenno.</p>
<p>Un altro rivenditore ufficiale romano ci dà altre informazioni: «Della Valle ha comprato una fabbrica in Romania, ma sono fatte come quelle fatte in Italia. Quelle da bambino le fanno in Cina addirittura, sempre lui ha preso uno stabilimento in Cina. Ma usano sempre personale italiano». Cioè la Tod’s delocalizza in Romania e Cina e ci manda gli operai italiani? Sarebbe un po’ strano&#8230; «Il marchio made in Italy è decisivo, altrimenti non si spiegherebbe perché tutti ce lo imitino» ha spiegato il grande imprenditore marchigiano qualche mese fa, in un convegno ad Ancona. Le sue aziende, riporta anche Wikipedia, «sono il simbolo del made in Italy».</p>
<p>Perciò si spiega la reazione di chi compra Hogan e si trova «made in Romania», o «made in China».</p>
<p>Nella pagina ufficiale Facebook di Hogan, si è aperta una discussione, sotto questo titolo: «Scarpe made in Romania». Lamenta il signor Salvatore C.: «Caro Hogan ho acquistato 1 paio di Hogan interactive color argento nel negozio Hogan a Napoli. Mi sono accorto che dentro c’è scritto made in Romania, il responsabile mi ha comunicato che Hogan cioè Della Valle hanno la fabbrica anche fuori Italia. Allora mi domando perché le dobbiamo pagare 240 euro se la manodopera è di pochi euro e poi non è un prodotto made in Italy?». L’azienda gli ha risposto di rivolgersi al Servizio clienti, «sarà loro premura risponderti quanto prima». Anche la signora Annamaria S. si stupisce: «Anche io ieri ho comprato un paio di Hogan interactive numero 35 junior, arrivo a casa e trovo made in Romania!».</p>
<p>E allora? Il finanziamento del restauro del Colosseo, la poetica del calzolaio di paese (le foto in bianco e nero del nonno Filippo, artigiano e fondatore), i suoi prodotti «tutti sinonimi del lusso italiano»? Che volete, business is business. E su questo Della Valle va lasciato stare. Il primo semestre 2011 ha segnato un +16,4% di ricavi rispetto all’anno prima. Magari risparmiando qua e là, con l’aiuto dei romeni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1">http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1"> </a></p>
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		<title>Perché entrare nella Giovane Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 17:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne Nazionali]]></category>
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		<description><![CDATA[PERCHè UN RAGAZZO DOVREBBE SCEGLIERE LA VIA DELLA MILITANZA POLITICA? L&#8217;Occidente sta attraversando un periodo di crisi non solo economica ma anche valoriale che ha causato un forte disagio soprattutto a livello giovanile. Scegliere di appartenere a una comunità che si pone come obiettivo una rivoluzione identitaria e culturale è il primo fondamentale passo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/04/giovaneitaliabelluno.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3643" title="giovaneitaliabelluno" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/04/giovaneitaliabelluno.gif" alt="" width="278" height="278" /></a><strong>PERCHè UN RAGAZZO DOVREBBE SCEGLIERE LA VIA DELLA MILITANZA POLITICA?</strong><br />
L&#8217;Occidente sta attraversando un periodo di crisi non solo economica ma anche valoriale che ha causato un forte disagio soprattutto a livello giovanile. Scegliere di appartenere a una comunità che si pone come obiettivo una rivoluzione identitaria e culturale è il primo fondamentale passo per uscire da questa situazione.<br />
La nostra generazione è costretta a vivere pagando gli errori delle classi dirigenti volute dalle generazioni  più anziane.<br />
La società ha quindi bisogno di una nuova classe dirigente che si formi attraverso una rivolta generazionale realmente meritocratica; per creare un nuovo sistema non basta sbraitare nelle piazze, metodo che non ha nulla di nuovo e non ha mai portato da nessuna parte, la &#8220;rivoluzione&#8221; passa indispensabilmente dalla partecipazione intesa come critica costruttiva.</p>
<p>Non basta stare dietro a uno schermo a scrivere post su facebook, ogni tanto scioperare, astenersi alle urne perché &#8220;fanno tutti schifo&#8221;, firmare ogni tanto una delle infinite petizioni (populiste più che popolari) che vengono proposte. L a rivoluzione si fa mettendosi in discussione di persona, scegliendo di appartenere a una comunità, dandosi da fare. Ed è questo quello che fa la Giovane Italia.<br />
Scegliere la strada della militanza politica perché grazie ad essa si impara il rispetto per le istituzioni, è la militanza all&#8217;interno della Giovane Italia che insegna ad amare rivoluzionari veri come i giudici Falcone e Borsellino, Bobby Sands, Giorgio Perlasca, Goffredo Mameli e gli altri giovani che hanno fatto l&#8217;Italia, Simon Bolivar, il premio nobel per la pace Liu Xiaobo, Yukio Mishima, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e da essi  apprendere i valori che rendono uomini.<br />
Militare nella Giovane Italia è una forma di ribellione reale, essere ribelli non vuol dire drogarsi e spaccare qualche vetrina, essere ribelli oggi significa avere dei riferimenti storici forti, leggere, partecipare, lottare per le proprio idee, essere persone normali.</p>
<p><strong>LA GIOVANE ITALIA è IL MOVIMENTO GIOVANILE DEL PDL, SIETE ORGOGLIOSI DI FARNE PARTE?</strong><br />
&#8220;L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.&#8221;<br />
Le città invisibili &#8211; Italo Calvino</p>
<p>Siamo il movimento giovanile del PDL ma in quanto giovani rappresentiamo una potenza critica; nessuno di noi piangerà quando Berlusconi uscirà dalla politica, non vogliamo più che si ripetano &#8220;casi Minetti&#8221; e siamo stufi degli atteggiamenti anti-etici che un rappresentante politico non può permettersi di mantenere.<br />
Nonostante questo restiamo all&#8217;interno del PDL, seppur come cellula critica, perché sappiamo che rappresenteremo un cambiamento, perché ci riconosciamo nei valori del centro-destra e perché, e per questo ho citato Calvino, sappiamo che all&#8217;interno dell&#8217;&#8221;inferno-PDL&#8221; ci sono giovani amministratori e militanti che hanno una visione politica nuova, realmente basata su valori frutto di riferimenti che solo la militanza riesce a dare. E questi giovani rappresentano &#8220;chi, in mezzo all&#8217;inferno, non è inferno&#8221; e a loro daremo tempo e spazio.</p>
<p><strong>IN CHE MODO OPERA IL TUO MOVIMENTO, LA &#8220;GIOVANE ITALIA&#8221;?</strong><br />
La Giovane Italia è presente in ogni città italiana ed opera soprattutto attraverso azioni volte a sensibilizzare gli altri giovani sui problemi della nostra società attraverso volantinaggi e organizzando conferenze con esperti sulle tematiche da trattare. Le riunioni si svolgono una volta alla settimana.<br />
Tuttavia, trattandosi di una vera e proprio comunità, Giovane Italia copre in maniera totale ogni aspetto della vita.<br />
Giovane Italia è musica: abbiamo una nostra produzione musicale (la musica alternativa) e i concerti sono frequenti.<br />
è cultura: libri e autori di riferimento, incontri a tema culturale.<br />
é sport:  soprattutto uscite per fare sport a contatto con la natura come il rafting  e le escursioni in montagna.<br />
è ambiente: Giovane Italia fa riferimento all&#8217;associazione ambientalista Fare Verde.</p>
<p><em>Luca Tormen<br />
</em></p>
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		<title>Il desiderio di immortalità: redenzione in un&#8217;era di caos</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 12:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Signore degli Anelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Tolkien ha detto de Il Signore degli Anelli che il suo vero tema era morte e immortalità; il mistero dell&#8217;amore per il mondo nei cuori di una razza condannata a scomparire da esso e apparentemente a perderlo1. In una lettera scritta a Herbert Schirro (17 Novembre 1957) Tolkien sviluppa e reitera questo punto: La storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3830" title="Il Signore degli Anelli" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/signoreanelli.jpg" alt="Il Signore degli Anelle di J. R. R. Tolkien" width="134" height="217" />Tolkien ha detto de <em>Il Signore degli Anelli</em> che il suo vero tema era</p>
<p><em>morte e immortalità; il mistero dell&#8217;amore per il mondo nei cuori di una razza condannata a scomparire da esso e apparentemente a perderlo</em><sup>1</sup>.</p>
<p>In una lettera scritta a Herbert Schirro (17 Novembre 1957) Tolkien sviluppa e reitera questo punto:</p>
<p><em>La storia non tratta veramente del potere e della sovranità, questi mettono soltanto in moto l&#8217;ingranaggio; tratta della morte e del desiderio d&#8217;immortalità</em>.<sup>2</sup></p>
<p>Per immortalità non si intende il desiderio dell&#8217;individuo di vivere in eterno ma qualcosa di più complesso, per capire cosa Tolkien voglia dire quando parla di desiderio di immortalità e come questo entri in relazione con il cuore degli hobbit (e dell&#8217;alleanza occidentale) dobbiamo prima di tutto considerare quelle forze che Sauron e Saruman rappresentano.<br />
Fondamentalmente Sauron rappresenta il Male in una storia apparentemente semplice, di lotta tra Bene e Male, ma sarebbe più adatta la definizione di Patrick Curry<sup>3</sup> secondo il quale Sauron rappresenta il totalitarismo mentre Saruman/Sharkey incarna la minaccia più concreta della globalizzazione economica. Patrick Curry paragona quello che egli definisce “modernità”<sup>4</sup> alla globalizzazione economica rappresentata dalle azioni di Saruman/Sharkey. Al di là dell&#8217;antagonismo fra Bene e Male, tra totalità e individualismo, al di là della minaccia di Sauron, giace la minaccia più profonda contro la Natura, la Comunità e lo Spirito. La Vita e la Natura diventano comodità come gli agenti della globalizzazione economica. I beni terreni si sostituiscono alla salute dello Spirito.<br />
Il Curry identifica questa globalizzazione economica come opposta a quei valori che si trovano nel cuore della Contea, vale a dire la Natura, la Comunità e lo Spirito.<br />
Sauron e Saruman agiscono secondo un tropismo distruttivo, una visione del mondo newtoniana che teorizza una produttività che si sviluppa all&#8217;infinito come l&#8217;inevitabile risultato della macchina sociale. In realtà la conseguenza di questo approccio meccanico non è altro, ne <em>Il Signore degli anelli</em>, che caos e “heat death”.<br />
Tolkien illustra perfettamente questa realtà attraverso lo sfruttamento della &#8220;contea&#8221; da parte di Saruman; la Natura è sfruttata fino al punto di divenire incapace di rigenerarsi. La Comunità è frantumata e gli amici e la famiglia si mettono l&#8217;uno contro l&#8217;altro, gli interessi prendono il posto della spiritualità.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-3926" title="Hobbit" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/08/hobbit.jpg" alt="Comunità degli Hobbit" width="281" height="200" />Per gli Hobbit, con il loro stupore infantile per il mondo che li circonda, con la loro gioia di vivere insieme ad altre razze, il loro amore per la Comunità e il senso della famiglia e della spiritualità, questo sfruttamento è la morte.<br />
Solo il ritorno ai loro valori fondamentali dell&#8217;amore per la Natura, del rispetto per la comunità e la coscienza di una dimensione spirituale, sono capaci di ristabilire quel senso d&#8217;immortalità che Tolkien ha visto come centrale. L&#8217;immortalità è implicita nell&#8217;amore per la Natura e nell&#8217;allevare i bambini. Entrambi rappresentano un viaggio interiore che è la sola avventura vera. Questi valori che Tolkien considera più cari, si possono rintracciare in fonti ben identificabili: dalla letteratura anglosassone viene l&#8217;importanza della comunità e della lealtà, mentre dalle &#8220;fiabe&#8221; deriva la moralità inerente e non allegorica, l&#8217;amore per la natura e il piacere totale di vivere in comune con altre cose viventi; dall&#8217;essere cattolico deriva la sua ossessione con lo spirito, la salvezza e la redenzione. Quando confrontiamo il modo di scrivere di Tolkien con quello di uno scrittore americano il valore delle sue fonti diviene chiaro.<br />
L&#8217;America è “definita” dalla creazione cosciente del mito della rigenerazione attraverso la violenza<sup>5</sup>. Trovandosi di fronte a una “territorio selvaggio” che percepisce come ostile, il colonizzatore americano si prepara a domare o “civilizzare” questo paradiso terrestre. Gli americani hanno preso parte in quel che Nathanial West ha descritto come “un&#8217;orgia di spaccapietre”<sup>6</sup>. Hanno ammucchiato le ossa dei bufali e degli indiani, lungo i detriti dell&#8217;industrializzazione di massa, seguendo un&#8217;etica protestante incontrollata. Così, quando è apparso evidente che questo era un patogeno distruttivo gli americani si sono scoperti privi di una mitologia naturale a cui fare riferimento. I loro scrittori hanno risposto producendo romanzi apocalittici che vedono come unica soluzione l&#8217;accettazione della marcia verso “heat-death” e caos.<br />
Da Fitzgerald a Hemingway, da Vollman a Pynchon, gli scrittori americani sono stati incapaci di offrire ciò che Tolkien ha dato al suo pubblico: una sostenibile alternativa alla globalizzazione economica. Diversamente dagli scrittori del Sud America, questa alternativa non è basata sul misticismo, che risiede nel cuore del magico realismo. La risposta di Tolkien è allo stesso tempo dettagliata e specifica. Inoltre, a differenza dall&#8217;epica della scienza sponsorizzata dallo stato, Tolkien non fa promesse incredibili e specificamente indugia sul sacrificio richiesto da qualsiasi vittoria. Al centro di questo sacrificio vi è l&#8217;inevitabile disintegrarsi di tutto ciò che era stato sostenuto <em>dagli anelli</em>. Rimuovere “l&#8217;incantesimo delle fate” significherà la fine di Lothlorien, di Galadriel e molto di ciò che è buono nel mondo, sarà il necessario sacrificio per pervenire alla redenzione della terra. Naturalmente la magia degli anelli s&#8217;identifica con la scienza e la tecnologia ed è parte di ciò che Curry descrive come la modernità.<br />
<em>Il Signore degli Anelli</em> può vedersi come testo radicalmente ecologico. E&#8217; interessante in questo contesto considerare che Tolkien ha creato gli Hobbit sulla base di una specifica comunità che non esiste più, vale a dire “un villaggio del Warwickshire intorno al 1897”. Così egli crea una comunità fittizia che instilla naturalmente un senso di nostalgia per una vita che è scomparsa per sempre.<br />
Nel fare ciò egli denuncia l&#8217;immediatezza della minaccia della globalizzazione economica mentre allo stesso tempo suggerisce che una soluzione sta nel passato.<br />
Tolkien usa anche questo idillio pastorale come specchio da tenere di fronte per il presente. In questo modo mette in evidenza l&#8217;abisso che esiste tra il deterioramento della qualità della vita moderna, il suo senso di alienazione e disperazione, e un&#8217;idillica esistenza nella comunità sorretta da mutuo rispetto.<br />
Anche Tom Bombadil rappresenta il passato, Tolkien afferma che egli personifica lo spirito della campagna inglese che va scomparendo. Questi è un personaggio problematico che personifica un anarchismo pagano e una peculiare insularità inglese.<br />
Tom Bombadil è un pacifista che si considera al di là delle leggi delle due parti in guerra. Se l&#8217;alleanza non fosse stata pronta a combattere e a morire, Bombadil sarebbe divenuto semplicemente un soggetto del &#8220;Dark Lord&#8221;. Il fatto che non voglia sacrificarsi per il bene della comunità significa che egli in fine non sarà redento. Se il mondo vivesse come Bombadil sarebbe un paradiso terrestre, ma dal momento che egli è l&#8217;unico può sembrare un anacronismo pericoloso anche se attraente.<br />
Per tornare all&#8217;amore di Tolkien per un mondo che si è destinati a perdere, gli hobbit sembrano articolare questo amore attraverso la loro volontà di sacrificarsi o morire perché senza il loro sacrificio Mordor s&#8217;impadronirà del mondo che essi amano. Essi insieme ad Aragorn, i Nani, gli Elfi e persino gli Ents, sono disposti al sacrificio non perché vogliano diventare martiri e ancora meno perché sono stanchi di vivere (amano la vita con stupore infantile e passione da adulti) ma perché amano la Natura e la Comunità più di quanto amino se stessi. Questa è la qualità che separa Aragorn da Sauron, perciò, quando la Sovranità di Aragorn è ristabilita, le orde di Mordor sconfitte, e l&#8217;anello distrutto tutto ciò rappresenta la vittoria della regalità sulla tirannia.<br />
Qual&#8217;è dunque la struttura di questo nuovo mondo?<br />
L&#8217;importanza del lavoratore e della comunità emerge attraverso la lunga vita di Sam, ma <em>Il Signore degli Anelli</em> non è un peana al comunismo. L&#8217;ordine sociale è ancora gerarchico e ancora più specifico nella sua struttura, una struttura che è peculiarmente pertinente data la nostra situazione di oggi, con le parole di Tolkien:</p>
<p><em>La storia raggiunge la sua conclusione in tal modo che somiglia più alla restaurazione di un Sacro Romano Impero con sede a Roma che a qualunque altra cosa creata da un Nordico.</em></p>
<p>di <em>Alexander Choat<br />
</em></p>
<p><small><sup>1</sup>Carpenter, H. (1981). The Letters Of J.R.R. Tolkien. London: George Allen &amp; Unwin Ltd. P246.<br />
<sup>2</sup>Ibid. p262.<br />
<sup>3</sup>Curry, P. (1997). Defending Middle Earth. Tolkien: Myth &amp; Modernity. Great Britain: Floris Books<br />
<sup>4</sup>Ibid. p22.<br />
<sup>5</sup>Slotkin, R. (1973). Regeneration Through Violence: The Mythology Of The American Frontier. 1600-1800, Middleton Connecticut: Wesleyan University Press.<br />
<sup>6</sup>West, N. (1933) &#8220;Miss Lonelyhearts&#8221; In (1957)The Complete Works Of Nathanael West. London: Secker &amp; Warburg.</small></p>
<p>fonte:<br />
“J. R. R. Tolkien – Il Viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio” (gennaio 2001, SEP) – “I quaderni culturali di Aggì” – Direzione Nazionale di Azione Giovani<br />
dal Convegno promosso da Azione Universitaria di Roma sul Signore degli Anelli ed il suo autore.</p>
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		<title>La simbologia dell’opera tolkieniana</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 13:19:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggetto del mio intervento è un breve esame dell’uso del simbolismo da parte di Tolkien. Data, però, la vastità del tema, l’amplissimo uso di simboli da parte del filologo di Oxford e la ampiezza di rimandi, riscontri e ulteriori riflessioni che ogni simbolo suscita, questa analisi non potrà, per forza di cose, che limitarsi ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3838" title="Gandalf - Il Signore degli Anelli" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/gandalf_ilsignoredeglianelli.jpg" alt="Il Signore degli Anelli" width="145" height="200" />Oggetto del mio intervento è un breve esame dell’uso del simbolismo da parte di Tolkien. Data, però, la vastità del tema, l’amplissimo uso di simboli da parte del filologo di Oxford e la ampiezza di rimandi, riscontri e ulteriori riflessioni che ogni simbolo suscita, questa analisi non potrà, per forza di cose, che limitarsi ad alcuni brevi cenni. Inoltre, la stessa rassegna che intendo qui proporre ha una pretesa meramente “evocativa”, di fornire, cioè, un insieme limitato di immagini, approssimazioni e “visioni” simboliche, al fine di rispondere a questi interrogativi: quale la misura dell’uso dei simboli da parte di Tolkien? Quali le implicazioni di questo uso? E quale la consapevolezza, da parte dell’autore, nel ricorrere a questi simboli – cioè: quale “rigore tradizionale”, rispondenza al significato arcaico?<br />
Si può premettere sin d’ora, a parziale risposta a tali quesiti, che Tolkien non ignorava certo una delle caratteristiche principali dei simboli, quella della loro dualità (non dualismo): due significati diversi, spesso opposti, si racchiudono in un unico simbolo, spesso corroborandosi vicendevolmente, senza negarsi l’un l’altro. Talvolta, peraltro, tale dualità è dovuta a ragioni di tipo storico, accadendo che un senso nuovo andasse a sostituire il precedente, per opposizione, per “cambio di civiltà” o per il sovrapporsi di una nuova sensibilità. Conscio di questa fondamentale caratteristica, Tolkien è però appieno uomo del ventesimo secolo. In lui <em>epos </em>e <em>mythos</em> sentono i tratti di quest’epoca, manifestandosi, a livello letterario, in una malinconia, o meglio in una nostalgia (dolore della lontananza). Tale carattere, latente e diffuso dell’opera tolkieniana, e che cercherò di mettere in luce nel proseguio, è la ragione del tanto fascino odierno, inattenuato (e anzi direi accresciuto) a quasi trent’anni dalla scomparsa dell’autore del <em>Signore degli Anelli</em>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3830" title="Il Signore degli Anelli" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/signoreanelli.jpg" alt="J. R. R. Tolkien - Il Signore degli Anelli" width="124" height="200" />I simboli che tratterò per primi sono legati agli elementi naturali. La loro semplicità non deve fare pensare a banalità: viceversa, essa è sinonimo di universalità. Facendo riferimento a immagini quali quelle della montagna (e del vulcano), della caverna (e del labirinto), dell’albero, del bosco, del giardino o dell’isola, infatti, si allude a elementi presenti agli uomini di pressoché ogni epoca e luogo. Non solo questo, ma anche questo è un importante motivo della loro universalità, che non casualmente si esprime in termini affini, attribuendosi cioè allo stesso simbolo analoghi significati in tradizioni diverse. I riferimenti che farò, peraltro, saranno limitati per lo più all’area indoeuropea, perché sebbene alcuni ravvisino, e fors’anche non a torto, influenze diverse in Tolkien (specialmente veterotestamentarie), a me pare che in gran misura all’area spirituale e mitologica indoeuropea si debba far riferimento, tanto nel cercare riferimenti specifici di modelli di ispirazione di Tolkien, quanto, e a maggior ragione, nell’investigare la stessa “visione del mondo” tolkieniana.<br />
Il primo simbolo cui farò dunque riferimento è quello della montagna. Univocamente le tradizioni mondiali le attribuiscono il significato di sede della divinità: ciò avviene tanto nei casi più noti del greco Olimpo, dell’indiano Sumeru (noto anche come Meru), dei varî Sinai, Sion e Golgota biblici, etc. Ma in realtà di monti sacri sono costellate le credenze dei popoli; per esempio, in un recente saggio (R. Del Ponte, I Liguri. <em>Etnogenesi di un popolo</em>, Ecig, Genova 1999) è stato ben messo in luce come tra gli antichi Liguri, una delle principali popolazioni italiche antiche, nella religiosità trovasse una posizione del tutto preminente un “culto delle vette” con relativi santuari e divinità collegate. Non è un caso del resto, come hanno rilevato alcuni pensatori tradizionalisti, che il termine “paradiso” derivi alla nostra lingua, per il tramite dell’ebraico, dal sanscrito <em>paradesha</em>, indicante un luogo elevato. Nel simbolismo, nell’iconologia antica come nelle più remote incisioni rupestri, la montagna viene rappresentata come un triangolo, più o meno equilatero, con un vertice rivolto verso l’alto. Questo simbolismo dell’alto, dell’elevato, della direzione verticale e ascendente, non è senza relazioni con una visione del divino in cui a essere invocate sono le potenze luminose, solari, “maschili”. Chiariremo meglio questo concetto in seguito, trattando della montagna e della caverna.<br />
In molti miti europei, specialmente medievali, la montagna viene collegata alla figura di sovrani, mitici o reali, che, si dice, in essa riposano, per tornare un giorno, destati dal loro lungo sonno, a restaurare l’aureo periodo della loro regalità. Tutto ciò conforta l’immagine della montagna quale luogo sacro. Inoltre sulle affinità di “ascesi” e “ascesa” molto è stato scritto: basti rammentare, qui, come la stessa odierna esperienza alpinistica abbia in numerose occasioni fornito lo spunto, a scalatori più o meno “professionisti”, di parlare di “esperienze di confine”, quando non di veri e proprî “stati trascendenti della coscienza”. In tutto ciò, nel contatto e nel confronto diretto dell’uomo con la montagna, va dunque ravvisata una di quelle “porte” al sovrasensibile già chiaramente percepite dagli antichi. I riti dionisiaci si svolgevano sulle alture, e i maestri spirituali cinesi, ricorda René Daumal nel suo libro Il <em>monte analogo</em>, che costituisce un po’ una summa di questi orientamenti, impartivano agli allievi le loro lezioni sull’orlo dei precipizî delle montagne.<br />
A questa visione tradizionale della montagna si affiancava una ben precisa struttura cosmica. Essa ha una sua compiuta teorizzazione in India, dove al Sumeru fa da contraltare cosmico un omologo monte “perno dell’universo” dall’altra parte del mondo: l’immagine della montagna come Asse del Mondo, sia detto per inciso, doveva avere un’antichità forse addirittura maggiore di quella dell’albero. Questa stessa struttura cosmica è presente anche nella <em>Divina Commedia</em>, dove il monte del purgatorio si erige precisamente sulla verticale della “natural burella” del cono dell’inferno.<br />
Come si presenta in Tolkien questo simbolismo? Prendiamo a esempio, per rispondere, uno dei passi principali in cui i personaggî si trovano di fronte a una montagna: il Caradhras. Qui il monte è ostile: le espressioni dei personaggî in merito sono inequivoche. Essa si oppone al passaggio della Compagnia dell’Anello, poiché il braccio del Nemico è divenuto assai lungo, e ha ormai raggiunto anche queste terre a lui assai remote. Il monte è cioè pervaso ancora da un senso del sacro, ma terribile e incontrollabile: la potenza che lo domina si rivela ostile: sarà questo il motivo che costringerà la Compagnia a trovare una diversa via.</p>
<p>Un significato affine alla montagna, ma non uguale, ha nel simbolismo il vulcano. La mancanza della vetta, che lo caratterizza e differenzia, non equivale a mancanza di carattere sacro. Viceversa, il contatto della fiamma incandescente che vi riposa con l’ambiente esterno è segno di una sacralità a diretto contatto con il mondo – peraltro dall’aspetto spesso terribile. Senza andare troppo lontano, si pensi al mito circa l’Etna, concepito quale fucina nella quale Vulcano forgiava le saette di Zeus; una tradizione medievale inoltre, riportata dal Graf, rimanda a quell’<em>Artù nell’Etna</em> (forse una figurazione simbolica di Federico II) cui si è accennato parlando della montagna. Ed è un vulcano, nel <em>Signore degli Anelli</em>, a costituire, nella terra nemica, l’obbiettivo della cerca sui <em>generis</em> che il protagonista deve compiere. Anche qui, il vulcano è la sede di una manifestazione del divino terribile, che distrugge.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3832" title="Gandalf nella caverna" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/gandalf.jpg" alt="Gandalf" width="300" height="200" />Direttamente connesso, anzi dipendente dal simbolismo della montagna è quello della caverna. Per riprendere il tema iconografico suaccennato, se la montagna veniva usualmente raffigurata con un triangolo dal vertice rivolto verso l’alto, è un opposto triangolo con il vertice rivolto verso il basso a indicare la caverna. Il sovrapporsi dei due simboli, poi, poteva dar luogo al cosiddetto “Sigillo di Salomone”, che, di là dall’essere odierno emblema di una recente entità statuale mediorientale, è simbolo universale, non certo prerogativa del solo ebraismo (lo si ritrova anche nella più antica India, per esempio). Esso rimanda a una conciliazione degli opposti.<br />
Secondo René Guénon, è a una diversa epoca, più recente, che va connesso il simbolismo sacrale della caverna: come in epoche remote il divino era naturalmente accessibile a tutti, e in quanto tale da tutti visibile (tale è il caso della montagna), con una nuova età (e precisamente con la seconda fase del ciclo cosmico) le conoscenze che alla sede del divino si ricollegavano devono “ritirarsi” in un luogo più remoto, non accessibile a tutti, così dando forma all’esoterismo. I popoli, va peraltro aggiunto, non sempre si avvicinarono alle caverne con il medesimo “sentire”. Popoli che abitarono nelle caverne manifestavano spesso un’attitudine “lunare” e “matriarcale” nei confronti della spiritualità, viceversa un diverso sentire doveva generalmente animare quanti verso le caverne andavano con precisi intenti rituali. È nel mitraismo, religione spiccatamente (seppur non del tutto univocamente) solare, che i riti di iniziazione si compivano negli antri più bui.<br />
In Tolkien, e in particolare nel <em>Signore degli Anelli</em>, sono due le caverne, o i tipi di caverne, che hanno rilevanza. Le prime sono le antiche case degli hobbit: la loro caratteristica è il senso di accoglienza domestica. Il popolo hobbit, d’altronde, è di indole prevalentemente pantofoliera, borghese e, appunto, “matriarcale”. Le caverne abitate anticamente da loro, comunque, hanno poco della “caverna” in senso classico: dai dolci e verdi colli della Contea non sorgono vette altissime, e le caverne sono proporzionalmente dimensionate, anche e soprattutto nell’”indole” espressa dai loro abitanti.<br />
L’altro tipo di caverna, anzi la caverna per eccellenza del <em>Signore degli Anelli</em>, è Moria. Nel viaggio della Compagnia a Moria, vera e propria “discesa agli inferi” in piena regola, si ripetono modelli universali di simbolismo. Lo stesso ingresso nell’antro della caverna è anticipato da un viaggio periglioso; il luogo in cui si trova il “passaggio” al mondo infero è oscuro e tetro. Queste caratteristiche trovano delle precise corrispondenze, per esempio, nel VI libro dell’<em>Eneide</em> e nel primo canto dell’<em>Inferno</em> dantesco; ma di “discese agli inferi” sono ricche un po’ tutte le tradizioni: si tratta del modello classico del viaggio iniziatico. Entrata la Compagnia dell’Anello nella caverna, il simbolismo di questa cede il passo, secondo un modello assai consueto, al simbolismo del labirinto; infatti Moria si snoda in una miriade di stanze, costruite in epoche remote dai nani. Qui la Compagnia può procedere solo grazie alla guida sicura di Gandalf, elemento della luce spirituale, vero e proprio “filo di Arianna”. La caverna è nel simbolismo inoltre strettamente associata al cuore, come ha rilevato con particolare efficacia René Guénon. Non è d’altronde casuale, a mio avviso, che l’assedio di cui è vittima la Compagnia sia scandito da un battito (“<em>tum, tum</em>“) di tamburi, a ritmo sempre crescente. Nel viaggio raccontato nel romanzo, seguono con preciso significato al nero della caverna il combattimento di Gandalf, custode del “Fuoco Segreto” nelle e contro le fiamme del Balrog (fase “rossa”) e, alla conclusione di un lungo percorso iniziatico, la rinascita del protagonista quale “Gandalf il Bianco ritornato dalla morte”. In questa prospettiva, il “ritorno alla luce” della Compagnia rappresenta il compimento della “rinascita” iniziatica.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3835" title="mappa_terradimezzo" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/mappa_terradimezzo.jpg" alt="" width="267" height="200" />A questo punto del romanzo la Compagnia torna a viaggiare alla luce del sole, e giunge a Lorien: il giardino per eccellenza del libro. È un “giardino di delizia”: il popolo fatato che lo abita vive sugli alberi che ama, immagini fatate e meravigliose vi si susseguono; il tempo stesso ivi scorre in modo inusuale. Questo tema del giardino meraviglioso e delizioso è presente in diverse testimonianze tradizionali (si pensi a quello delle Esperidi, alla saga di Gilgamesh, al Paradiso terrestre biblico). L’albero in sé, che del giardino costituisce elemento essenziale, ha in Tolkien prevalenti caratteristiche “positive” (luminose nel <em>Silmarillion</em>, di simbolo regale – a Minas Tirith – e di arcaicità – nel caso di Fangorn – nel <em>Signore degli Anelli</em>), ma il Bosco, altra forma di manifestazione del simbolismo dell’albero, è caricato di un significato nettamente duale. Esistono cioè caratteristiche assai diverse tra i personaggî incarnanti primordiali “signori dei boschi”, come Tom Bombadil &#8211; che paiono così vicini all’immagine dello jüngeriano <em>Waldgänger</em>  &#8211; e i personaggi che viceversa vedono i boschi come luoghi oscuri e tenebrosi (o meglio, sono diverse le tipologie di boschi). La foresta per eccellenza della Terra di Mezzo, e cioè Bosco Atro, rientra nettamente in questa seconda tipologia.<br />
Scrisse nel suo <em>Origini indoeuropee</em> Giacomo Devoto, forse il principale linguista italiano del secolo: “<em>Il tratto fondamentale del paesaggio indoeuropeo originario è dato dalla foresta</em>”. Allo stesso modo, termini importantissimi del vocabolario indoeuropeo più arcaico traggono proprio dal paesaggio boschivo la loro fonte etimologica: la stessa fondamentale parola “luce” deriva da quella sua particolare manifestazione che è data dal suo filtrare tra i rami degli alberi, e in specie nelle radure. Così “luce” è strettamente parente di <em>lucus</em>, il bosco sacro nell’antico latino. Inoltre nell’immaginario medievale europeo al bosco si collegavano le più svariate credenze: esso era visto infatti come luogo di arcani incontri, di pericolose presenze, di fatate entità. Queste sono le stesse caratteristiche di Bosco Atro.</p>
<p>Anche l’isola, come noto, ha una parte di rilievo nell’epopea tolkieniana. Il richiamo, nettissimo, al mito platonico circa l’affondamento di Atlantide è sin troppo noto nella vicenda di Numenor perché valga soffermarvisi. Ciò che va aggiunto è che la sede degli “immortali” o “immortalati”, delle presenze luminose elfiche incorrotte, resta l’isola a Occidente. Mito diffusissimo, addirittura al di fuori dei confini d’Europa, quello dell’isola quale sede mitica è testimoniato dalla ricchezza delle tradizioni sulle varie Thule, Avallon, Tir na mBeo etc. Si tratta di raffigurazioni varie (e riferite, specie la prima in confronto alle altre, forse anche a memorie diverse) di una terra originaria e fatata, sede variamente di “eroi”, morti e presenze immortali. Su questo tema torneremo tra breve, facendo riferimento all’ultimo dei simboli qui trattati.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3837" title="anello Sauron" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/anello_sauron.jpg" alt="" width="267" height="200" />Il convegno odierno essendo dedicato al “Viaggio della Compagnia verso il terzo Millennio”, sarà forse il caso di aggiungere qualcosa su queste parole, iniziando dalla Compagnia. Nelle saghe e nelle leggende, va premesso, è più frequente l’eroe solitario rispetto alla compagnia (ma ci sono numerose eccezioni). In estrema sintesi a me pare che la Compagnia tolkieniana non sia un’unione comunistica, nella quale le singole personalità si fondono; vi permangono tratti gerarchici, e oltretutto una speciale “interrazzialità”. Si tratta dell’élite delle razze solari a riunirsi nella Compagnia dell’Anello: mai, per intenderci, un Orco o un Sudrone ne avrebbe potuto far parte. In essa nessuno perde la sua precisa identità e il suo preciso ruolo, anche letterario, ma viceversa è per il tramite della Compagnia stessa che matura e vive la sua avventura vera e propria, che combatte cioè la sua Grande Guerra Santa. Lo spirito è quello di una compagnia di ventura, o ancor più quello dei <em>sodales</em> medievali.<br />
L’impresa iniziatica della Compagnia è il viaggio, e non potrebbe praticamente essere altrimenti. Viaggiatori mitici sono Dante, Ulisse, Enea, Ercole, Gilgamesh, Sigfrido e tantissimi altri: è nel viaggiare che l’eroe si confronta con i pericoli, cresce e migliora. E al viaggio non può fare da naturale conclusione che il ritorno: non a caso con le parole “Sono tornato” si chiude il <em>Signore degli Anelli</em>: davvero simile, d’altronde, è il finale dell’avventura di Sam a quello di Ulisse che giunge nella sua Itaca e giustizia i proci che vi imperversano.<br />
La realizzazione del compito della Compagnia dell’Anello conclude un vero e proprio ciclo cosmico: la Terza Era si chiude, e inizia l’Età degli Uomini. Anche la concezione ciclica tradizionale è ben presente a Tolkien – e la sua attitudine di fronte al destino di decadenza del mondo moderno fa di lui un guerriero nel senso tradizionale. Con l’instaurarsi di un nuovo ciclo, anche nuove forme simboliche vengono a predominare.</p>
<p>Per concludere questa disamina, vorrei ricordare un ultimo simbolo che appare in Tolkien in un modo molto significativo. La Compagnia dell’Anello sta per lasciare Lorien, per riprendere il suo viaggio. Lungo il Grande Fiume, prima dell’addio, una imbarcazione dalle sembianze di un grande cigno dorato si avvicina. Un canto dolce e tristissimo è quello di addio della bianca e bellissima dama Galadriel, velato di tristezza, ma in esso già si cela, in pura potenza, il richiamo della redenzione. Il popolo chiaro, puro e luminoso dà così il suo addio. Analogamente, dalla “triste storia dei figli di Lir” irlandese sappiamo di come i figli di questo sfortunato sovrano furono per un sortilegio mutati in cigno: il loro canto dolcissimo e tristissimo incanta chi li oda. Esso appartiene o rimanda così all’Altro mondo. Nel mito greco e romano il cigno è animale iperboreo, sacro al dorico e nordico Apollo; non a caso dalla Svezia alla Valcamonica si rinvengono incisioni raffiguranti il suo caratteristico collo. In un mito estremamente diffuso Fetonte, avendo improvvidamente guidato il carro del padre, dio solare, viene precipitato nelle acque dell’Eridano, ove muore. Viene pianto dalle Eliadi ma anche da Cicnus, il vecchio figlio del re dei Liguri, che ne era parente. Il canto di dolore muta il vecchio dai bianchi capelli nell’animale che oggi porta il suo nome, e che assurge in cielo (il fenomeno è definito sin dagli antichi come catasterismo). Socrate, nel Fedone platonico, sostiene di assomigliare al cigno, che non piange la propria morte, in realtà, dolorosamente, ma con la gioia di chi sa di ricongiungersi all’elemento divino donde proviene.<br />
Questa bianchezza dell’animale, come dei capelli dei vecchi, non è solo il segno della purezza originaria, ma rimanda anche alla sua remota antichità iperborea. E il rivolgere a tale remota origine lo sguardo è il grande messaggio dell’opera simbolica tolkieniana.</p>
<p>di <em>Alberto Lombardo</em></p>
<p>fonte:<br />
“J. R. R. Tolkien &#8211; Il Viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio” (gennaio 2001, SEP) – “I quaderni culturali di Aggì” &#8211; Direzione Nazionale di Azione Giovani<br />
dal Convegno promosso da Azione Universitaria di Roma sul Signore degli Anelli ed il suo autore.</p>
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		<title>Convegno PDL 2011 a Cortina d’Ampezzo (Belluno): Date, Programma e Informazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 18:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne Nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[Cortina d'Ampezzo]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>

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		<description><![CDATA[I giorni 16, 17 e 18 settembre si terrà all'Audi Palace di Cortina D'Ampezzo (BL) la consueta iniziativa politica del Popolo della Libertà del Veneto, quest'anno intitolata " Valori, visione e forma politica del popolo dei liberi e forti". Sono previsti, nell'arco delle tre giornate, diversi interventi e tavole rotonde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/pdl_cortinadampezzo_2011.jpg"><img src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/pdl_cortinadampezzo_2011.jpg" alt="Convegno del Popolo della Libertà 16,17 e 18 settembre 2011 a Cortina d&#039;Ampezzo, &quot;Valori, visione e forma politica del popolo dei liberi e forti&quot;" title="pdl_cortinadampezzo_2011" width="150" height="320" class="alignleft size-full wp-image-3980" /></a>I giorni <strong>16, 17 e 18 settembre</strong> si terrà all&#8217;<strong>Audi Palace di Cortina D&#8217;Ampezzo (BL)</strong> la consueta <strong>iniziativa politica del Popolo della Libertà del Veneto</strong>, quest&#8217;anno intitolata &#8220;<strong>Valori, visione e forma politica del popolo dei liberi e forti</strong>&#8220;.</p>
<p>Sono previsti, nell&#8217;arco delle tre giornate, diversi interventi e tavole rotonde dedicati alle tematiche sociali più significative e al nostro Partito. Tra i ministri e gli esponenti politici che interverranno sul palco dell&#8217;Audi Palace, segnaliamo: On. <strong>Angelino Alfano</strong> (Segretario Nazionale PDL), On. <strong>Giulio Tremonti</strong> (Ministro dell’Economia), Sen. <strong>Maurizio Sacconi</strong> (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, On. Franco Frattini (Ministro degli Affari Esteri), On. Maria Stella Gelmini (Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), Sen. Altero Matteoli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), On. Giancarlo Galan (Ministro per i Beni e le Attività Culturali), On. <strong>Maurizio Paniz</strong>, <strong>Dario Bond</strong> (Consigliere Regionale), On. Alberto Giorgetti (Coordinatore Regionale PDL e Sottosegretario all’Economia e Finanze), Sen. Maurizio Gasparri (Presidente Gruppo PDL Senato), On. Roberto Formigoni (Presidente della regione Lombardia) e On. Prof. Renato Brunetta &#8211; Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.</p>
<p>Durante il convegno di quest&#8217;anno, la Giovane Italia disporrà di un proprio spazio nella giornata di sabato.<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<h1 style="text-align: center;"><strong>PROGRAMMA DEL CONVEGNO</strong></h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>VENERDI&#8217; 16 SETTEMBRE</strong></h2>
<p><strong>ore 17.00 Presenta</strong></p>
<p><em>Remo Sernagiotto </em>- Assessore ai Servizi Sociali della</p>
<p>Regione Veneto</p>
<p><strong>Aprono il Convegno</strong></p>
<p><em>Dario Bond </em>- Capogruppo PDL in Regione Veneto</p>
<p><em>Piergiorgio Cortelazzo </em>- Vice Capogruppo PDL in Regione Veneto</p>
<p><strong>Saluti</strong></p>
<p><em>On. Maurizio Paniz </em>- Coordinatore Provinciale PDL Belluno</p>
<p><em>Andrea Franceschi </em>- Sindaco di Cortina</p>
<p><em>Stefano Ghezze </em>- Presidente Consiglio Provinciale di Belluno</p>
<p><strong>ore 17.30 Introduzione</strong></p>
<p><em>On. Alberto Giorgetti </em>- Coordinatore Regionale PDL</p>
<p>e Sottosegretario all’Economia e Finanze</p>
<p><em>On. Marino Zorzato </em>- Vice Coordinatore Regionale</p>
<p>PDL e Vice Presidente della Giunta Regionale del Veneto</p>
<p><strong>ore 18.00 Intervista a:</strong></p>
<p><em>Sergio Marini </em><strong>- </strong>Presidente Nazionale Coldiretti</p>
<p><strong>ore 18.30 Interviene</strong></p>
<p><em>Sen. Maurizio Sacconi </em><strong>- </strong>Ministro del Lavoro e delle</p>
<p>Politiche Sociali</p>
<p><strong>ore 20.00 Cena</strong></p>
<p><strong>ore 21.00 “La Nuova Architettura dello Stato: Opinioni a Confronto”</strong></p>
<p><em>Sen. Elisabetta Alberti Casellati </em>- Sottosegretario alla</p>
<p>Giustizia</p>
<p><em>On. Luca Bellotti </em>- Sottosegretario al Lavoro e alle</p>
<p>Politiche Sociali</p>
<p><em>Carlo Alberto Tesserin </em>- Presidente Commissione</p>
<p>Statuto Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><em>Piergiorgio Cortelazzo </em>- Vice Capogruppo PDL in Regione Veneto</p>
<p><em>Giorgio Dal Negro </em>- Presidente ANCI Veneto</p>
<p><em>Giovanni Miozzi </em>- Presidente della Provincia di Verona</p>
<p><em>Barbara Degani </em>- Presidente della Provincia di Padova</p>
<p><em>Luca Antonini </em>- Vicepresidente della Fondazione</p>
<p>per la Sussidiarietà</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>SABATO 17 SETTEMBRE</strong></h2>
<p><strong>ore 9.15 Tavola rotonda: I Valori della Tradizione Nazionale</strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><em>Sen. Gaetano Quagliarello </em>- Vicepresidente Vicario</p>
<p>del gruppo PDL al Senato</p>
<p><strong>partecipano</strong></p>
<p><em>On. Maurizio Lupi </em>- Vicepresidente della Camera dei Deputati</p>
<p><em>On. Eugenia Maria Roccella </em>- Sottosegretario alla Sanità</p>
<p><em>Sen. Alfredo Mantovano </em>- Sottosegretario Ministero</p>
<p>dell’Interno</p>
<p><strong>Spazio Aperto alle domande via web</strong></p>
<p><strong>ore 10.15 Intervista a:</strong></p>
<p><em>Raffaele Bonanni </em>- Segretario Nazionale CISL</p>
<p><em>Luigi Angeletti </em>- Segretario Generale UIL</p>
<p><em>Francesco Rivolta </em>- Direttore Generale Confcommercio</p>
<p><strong>ore 11.15 La visione della società attiva</strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><em>On. Prof. Renato Brunetta </em>- Ministro per la</p>
<p>Pubblica Amministrazione e l’Innovazione</p>
<p><strong>Partecipa</strong></p>
<p><em>On. Beatrice Lorenzin </em>- Vice Responsabile Settore</p>
<p>Pari Opportunità PDL</p>
<p><strong>Spazio Aperto alle domande via web</strong></p>
<p><strong>ore 12.00 Interviene</strong></p>
<p><em>Sen. Altero Matteoli </em>- Ministro delle Infrastrutture e dei</p>
<p>Trasporti</p>
<p><strong>ore 13.00 Pranzo</strong></p>
<p><strong>ore 15.00 Interviene</strong></p>
<p><em>Sen. Maurizio Gasparri </em>- Presidente Gruppo PDL Senato</p>
<p><strong>ore 15.45 Tavola rotonda: Veneto in rete: La Semplificazione</strong></p>
<p><strong>Partecipano</strong></p>
<p><em>Isi Coppola </em>- Assessore all’Economia e Sviluppo,</p>
<p>Ricerca e Innovazione, Diritti Umani e Politiche di</p>
<p>genere della Regione Veneto</p>
<p><em>Giancarlo Conta </em>- Componente Commissione</p>
<p>Speciale Relazioni Internazionali e Rapporti</p>
<p>Comunitari Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><em>Nereo Laroni </em>- Presidente Commissione</p>
<p>Speciale Relazioni Internazionali e Rapporti</p>
<p>Comunitari Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><em>Costantino Toniolo </em>- Presidente Prima</p>
<p>Commissione Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><em>Moreno Teso </em>- Componente VI e VII Commissione</p>
<p>Consiglio Regionele Veneto</p>
<p><strong>Spazio Aperto alle domande via web</strong></p>
<p><strong>ore 16.30 Tavola rotonda: “Veneto in Rete: le Riforme”</strong></p>
<p><strong>Partecipano</strong></p>
<p><em>Clodovaldo Ruffato </em>- Presidente del Consiglio Regionale</p>
<p>Veneto</p>
<p><em>Renato Chisso </em>- Assessore alla Mobilità e Infrastrutture</p>
<p>della Regione Veneto</p>
<p><em>Elena Donazzan </em>- Assessore alle Politiche dell’Istruzione,</p>
<p>della Formazione e del Lavoro della Regione Veneto</p>
<p><em>Massimo Giorgetti </em>- Assessore ai Lavori Pubblici della</p>
<p>Regione Veneto</p>
<p><em>Leonardo Padrin </em>- Presidente V Commissione</p>
<p>Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><em>Mauro Mainardi </em>- Componente Commissione Speciale</p>
<p>Relazioni Internazionali e rapporti Comunitari</p>
<p>Consiglio Regionale Veneto</p>
<p><strong>ore 17.15 Interviene</strong></p>
<p><em>On. Maria Stella Gelmini </em>- Ministro</p>
<p>dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca</p>
<p><strong>Spazio Aperto alle domande via web</strong></p>
<p><strong>ore 18.00 Spazio ai Giovani: La Giovane Italia</strong></p>
<p><strong>ore 19.45 Cena</strong></p>
<p><strong>ore 21.00 Interviene</strong></p>
<p><em>On. Giulio Tremonti </em>- <strong>Ministro dell’Economia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>DOMENICA 18 SETTEMBRE</strong></h2>
<p><strong>ore 8.30 Santa Messa</strong></p>
<p><strong>ore 9.30 Tavola Rotonda: La Forma Politica</strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><em>On. Franco Frattini </em>- Ministro degli Affari Esteri</p>
<p><strong>Partecipano</strong></p>
<p><em>On. Roberto Formigoni </em>- Presidente della regione Lombardia</p>
<p><em>On. Stefania Craxi </em>- Sottosegretario degli Affari Esteri</p>
<p><em>On. Adolfo Urso</em></p>
<p><em>On. Fabrizio Cicchitto </em>- Capogruppo PDL alla Camera</p>
<p>dei Deputati</p>
<p><strong>ore 11.00 Interviene</strong></p>
<p><em>On. Giancarlo Galan </em>- Ministro per i Beni e le Attività</p>
<p>Culturali</p>
<p><strong>ore 12.00 Concludono</strong></p>
<p><em>On. Marino Zorzato </em>- Vice Coordinatore Regionale PDL</p>
<p>e Vice Presidente della Giunta Regionale del Veneto</p>
<p><em>On. Alberto Giorgetti </em>- Coordinatore Regionale</p>
<p>PDL e Sottosegretario all’Economia e Finanze</p>
<p><strong><em>On. Angelino Alfano </em>- Segretario Nazionale PDL</strong></p>
<p><em>Il programma potrà subire delle modifiche in base alle conferme dei relatori</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
Diretta video in streaming su <strong><a title="Convegno PDL Cortina 2011 - Diretta video in streaming" href="http://www.pdlcortina2011.com/" target="_blank">www.pdlcortina2011.com</a></strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<h2><strong>Per informazioni:</strong></h2>
<p>Informazioni e prenotazioni<br />
3665658973<br />
segreteriacortina2011@gmail.com<br />
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA COORDINAMENTO REGIONALE PDL DEL VENETO</p>
<p>PADOVA – Viale Dell’Industria, 72<br />
Tel.: 049 7800.499<br />
Fax: 049 7800.563<br />
e-mail: info@pdlveneto.it</p>
<p>VERONA – Via Perlar, 24<br />
Tel.: 045 592.344<br />
Fax: 045 8021.156<br />
e-mail: info@pdlveneto.it</p>
<p>GRUPPO REGIONALE PDL</p>
<p>VENEZIA – Palazzo Ferro Fini – San Marco, 2322<br />
Tel 041 2701470<br />
Fax 041 2701472<br />
e-mail: gruppopdl@consiglioveneto.it<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<h2><strong>MODULI e MATERIALE INFORMATIVO:</strong></h2>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.pdlveneto.it/nsito/intranet/category/14-programma-e-moduli-prenotazione?download=46%3Aprenotazione-adulti" title="Modulo di prenotazione al convegno PDL 2011 a Cortina d'Ampezzo">MODULO DI PRENOTAZIONE</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.pdlveneto.it/nsito/intranet/category/14-programma-e-moduli-prenotazione?download=47%3Aprenotazione-giovani" title="Modulo di prenotazione per i giovani al convegno PDL 2011 a Cortina d'Ampezzo">MODULO PER I GIOVANI</a></strong></li>
<li><strong><a title="PROGRAMMA CONVEGNO PDL CORTINA 2011" href="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/09/pieghevole-PdL-2011.pdf" title="Pieghevole con il programma del Convegno PDL 2011 a Cortina d'Ampezzo" target="_blank">PIEGHEVOLE CON IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO</a></strong></li>
</ul>
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		<title>Fate largo all&#8217;Italia che avanza &#8211; Atreju 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 09:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne Nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Atreju]]></category>
		<category><![CDATA[Giovane Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno slogan di protagonismo generazionale diventa il titolo della XIII edizione di Atreju, festa nazionale della Giovane Italia, che torna dal 7 all&#8217; 11 settembre nel Parco del Celio a Roma. Come il protagonista de &#8220;La Storia Infinita&#8221;, anche l&#8217;evento che porta il suo nome vuole incarnare l&#8217;esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3723" title="atreju11" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/atreju11.jpg" alt="Atreju 2011" width="278" height="406" />Uno slogan di protagonismo generazionale diventa il titolo della XIII edizione di Atreju, festa nazionale della Giovane Italia, che torna dal 7 all&#8217; 11 settembre nel Parco del Celio a Roma. Come il protagonista de &#8220;La Storia Infinita&#8221;, anche l&#8217;evento che porta il suo nome vuole incarnare l&#8217;esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze. &#8220;Fate largo all&#8217; Italia che avanza&#8221; è il motto di una gioventù che chiede a gran voce il ritorno della meritocrazia per le nuove generazioni, che non ci sta a pagare il conto di decenni di cattiva politica senza fiatare, e che vuole abbattere quei muri e scavalcare quelle barriere rappresentate da vecchi privilegi, baronie e rendite di posizione.</p>
<p>Atreju, divenuta nel corso degli anni la più importante manifestazione giovanile d&#8217;Italia, è ormai anche l&#8217;appuntamento di fine estate che apre di fatto la stagione politica nazionale, un&#8217;occasione preziosa per dibattere serenamente, per interagire con la società e con le giovani generazioni. In questa edizione, come non mai, daremo spazio alla chiave di lettura dei giovani sui grandi temi di attualità e, soprattutto, alla capacità della nostra generazione di interpretare il presente e affrontarne le sfide andando oltre i pregiudizi del palazzo e i limiti imposti dalla realpolitik.</p>
<p>E poi tanta cultura, con gli aperitivi letterari che animeranno il tardo pomeriggio della cinque giorni del Celio. Ma Atreju, come sapete, non è soltanto approfondimenti politici e culturali: è una festa vera e propria. Non mancheranno quindi concerti, discoteca, intrattenimento e l&#8217;ormai classico appuntamento con il &#8220;Premio Atreju&#8221;. Un gesto simbolico, ma con un grande significato ideale che ad oggi è una delle tradizioni più attese della manifestazione. Un premio concesso a personaggi dello sport, dello spettacolo, della politica o della società civile che si siano distinti come esempio e modello per chi crede in valori forti e radicati, e li difende giorno dopo giorno.<br />
</br><br />
Il costo del pernottamento è di 25 euro a notte ed è possibile prenotare già da ora chiamando il numero 06 55179342.</p>
<p>Atreju 2011… non mancare!</p>
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		<title>Nasce un partito del centrodestra? Magari, sarebbe ora</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 09:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello De Angelis Un partito è un’organizzazione a cui tutti appartengono e che appartiene a tutti. Che tutela obbligatoriamente tutti i suoi membri, pena la dissoluzione del vincolo di appartenenza. E deve avere regole interne che fa rispettare a tutti. Il Pdl questo non lo è mai stato. Probabilmente non lo erano nemmeno An [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Marcello De Angelis</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3727" title="vele_250_250" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/vele_250_250.jpg" alt="" width="243" height="243" />Un partito è un’organizzazione a cui tutti appartengono e che appartiene a tutti. Che tutela obbligatoriamente tutti i suoi membri, pena la dissoluzione del vincolo di appartenenza. E deve avere regole interne che fa rispettare a tutti. Il Pdl questo non lo è mai stato.</p>
<p>Probabilmente non lo erano nemmeno An e Forza Italia, che hanno assommato le proprie negatività con lo sciagurato “settanta/trenta”, che ha assicurato i potentati dei due partiti d’origine e bloccato la formazione di una nuova classe dirigente che avesse una prospettiva meno piccina e provinciale.</p>
<p>Il listone berlusconiano &#8211; ben altro infatti che un partito &#8211; è stato da subito un papocchione, dove la gente fa carriera senza che sia possibile capire (o anche solo chiedere) il perché. Spesso sono persone che nemmeno appartengono all’organizzazione o che gli si sono schierati apertamente contro. Un caso per tutti è quello della signora Santanchè, che non ha voti, ha mollato Storace col cui movimento si era candidata a presidente del consiglio contro Berlusconi e contro il Pdl e all’improvviso è diventata sottosegretario con delega alla realizzazione del programma… che non condivideva e contro cui ha votato alle politiche. Certo, possiede quote di giornali e ha amici tra i giornalisti che contano. E questo basta.</p>
<p>Con un governo che cominciava così non si poteva finire che con la Melchiorre sottosegretario. D’altronde l’onorevole Melchiorre, già messa in lista da Dini nel centrosinistra, era stata sottosegretario anche con Prodi. E sempre Dini è riuscito a metterla in lista, con due amici, nel 2008 nel Pdl. I tre diniani, con i due repubblicani e un paio di filibustieri, incassata l’elezione con Berlusconi avevano lasciato il Pdl per andare nel gruppo misto già a inizio legislatura e da lì avevano iniziato la trattativa. Riaccettare la Melchiorre nella maggioranza e nel governo è stato un altro sputo in faccia alle centinaia di parlamentari corretti e fedeli del Pdl. Un pessimo segnale, che si è risolto in un ennesimo voltafaccia della signora sottosegretaria professionista che, al secondo giro, pretendeva “giustamente” di fare almeno il viceministro… Così hanno ridotto la politica, la dignità parlamentare e quella degli incarichi di governo. E non si può certo dare la colpa di questo ai nemici del Pdl.</p>
<p>Vogliamo parlare della struttura territoriale? Quella che non produce voti ma un certo numero di procedimenti giudiziari? Cosa ci si aspetta che succeda quando si dà in usucapione la proprietà di un consenso elettorale dovuto esclusivamente all’immagine di Berlusconi e si lascia che dei personaggi, spesso semisconosciuti, diventino all’improvviso unici gestori di una quota di potere immensa, e ne facciano ciò che vogliono senza alcun controllo centrale?</p>
<p>Ci si può solo aspettare, ad esempio, che cerchino di ammazzare politicamente gli esponenti del proprio partito che potrebbero mettere bocca sulla loro gestione, o che potrebbero in futuro &#8211; se mai si arrivasse a un partito che fa congressi &#8211; essere dei concorrenti. E oltre a distruggere il proprio stesso partito metteranno in quota propria le nomine amministrative e istituzionali che “spettano” al partito che rappresentano, sistemando cortigiani, complici e sodali. Useranno cioè il consenso del partito per sostituirlo con un partito personale che costruiranno proprio con le risorse del partito. Sembra un gioco di parole ma non è affatto divertente.</p>
<p>Tutto ciò è accaduto e vedremo che risultati darà alle prossime Regionali. Si possono mai eliminare dalla politica tutti i politici per consegnarla a chi di politica non si è mai occupato ed è ovviamente portato a fare, con la politica, tutt’altro? Lo si è fatto. Per volontà di chi? È questo il mistero. Ovviamente è facile dare tutta la colpa a Berlusconi &#8211; oramai è una moda &#8211; e d’altronde l’immagine di un partito tutto incentrato su di lui aiuta. Ma se non si è dei totali sprovveduti si sa che, nelle autocrazie, chi comanda sono quelli che ingrassano all’ombra dell’autocrate. Colpa dei coordinatori quindi? Anche lì il processo è facile. Il cameriere che rompe i piatti è quello che lavora. Adesso tutti chiedono le teste dei coordinatori. Per prendere il loro posto. D’altronde tutti pensano che fossero due. Che ci fosse anche Bondi non lo sa quasi nessuno. E molti non si ricordano nemmeno che fosse ministro dei Beni culturali. Già, altra legittima domanda. Ma perché Bondi?</p>
<p>E dopo che uno si è chiesto perché l’uno e perché l’altra, resta la sensazione che si sia veramente voluto buttare una grande opportunità nel cesso. Perché c’erano i voti, la maggioranza parlamentare, le professionalità, l’entusiasmo e l’avversario era così scadente da essere già rassegnato a vent’anni di sconfitte. Invece l’abbiamo rivitalizzato e aiutato in tutti i modi a rimettersi in sella.</p>
<p>Il centrosinistra rimane un caravanserraglio, ma ha scoperto che la temibile armata che aveva di fronte era grande ma non poi così temibile. Un esercito senza gerarchie, senza comunicazione interna, dove non si sa chi prende le decisioni e perché, dove ti lasciano in trincea senza ordini e munizioni o ti bombardano con i tuoi stessi cannoni.</p>
<p>Già, il fuoco amico. Le corazzate medianiche della maggioranza. Hanno campato due anni giurando che l’origine di ogni male fosse Fini &#8211; che aveva la colpa suprema di aver messo il veto all’ingresso della Santanchè nel governo &#8211; e quando sono riusciti a farlo andare via pensando di prendere il suo posto, hanno di fatto smascherato tutte le congenite debolezze della maggioranza. Adesso cercano a giro un altro untore da mettere alla gogna, ma con scarso successo. Una volta è Comunione e liberazione, un’altra è la Lega che gioca sporco, più spesso &#8211; immancabilmente &#8211; gli “ex-An”, che hanno il marchio d’origine d’infamia, sono pur sempre dei fascisti e avendo passato tanti anni con Fini hanno preso la rogna.</p>
<p>Così due giornali decidono di volta in volta chi debba salire e chi debba scendere nel partito più grande della storia d’Italia, senza nemmeno farne parte. E il capo del partito, che è anche il più grande imprenditore della comunicazione della storia italiana e accusato &#8211; purtroppo ingiustamente &#8211; di controllare l’informazione, prende calci in bocca dall’ottanta per cento dei media &#8211; inclusi una buona parte di quelli di sua proprietà &#8211; e si fa spintonare e strattonare dal rimanente venti per cento, che comunque in parte tiene a galla.</p>
<p>Non si può dire che sia la prima volta che scriviamo queste cose.</p>
<p>Non ci si può certo accusare di esserci svegliati solo ora che le cose hanno preso una piega negativa. Non abbiamo mai fatto parte del coro dei sicofanti. Ma nemmeno di quello dei disfattisti. E meno che mai di quello dei folgorati sulla via di Damasco, affetti dalla sindrome di Stoccolma, affascinati dalla violenta potenza di mistificazione dei nostri avversari e alla fine compulsati a passare nelle loro fila per incapacità di sostenerne gli attacchi. Pur di non essere indicati tra i cattivi hanno preferito cambiare schieramento e mettersi a gridare contro i compagni di una volta per non finire anche loro sulla ghigliottina. Anzi, per essere accettati dai nuovi amici non esitano a proporsi come boia al posto loro.</p>
<p>Ne abbiamo vista di gente così nella storia. “Non epurate anche me! Io ero con loro solo per caso, o per necessità! Li odio come e peggio di voi! Anzi, venite, vi conduco io alle loro case e ve li consegno”. E si avventano sul corpo del loro ex camerata, magari il loro maestro, mentore o capo e gli sputano addosso e lo prendono a calci con violenza anche peggiore di quella degli epuratori, per mettersi in mostra e mondarsi di ogni sospetto. Chissà quanta gente c’era a farsi bella a Piazzale Loreto che solo pochi mesi prima sfilava sotto al balcone in camicia nera e gridava eterno amore al Duce… La storia &#8211; aveva ragione Vico &#8211; è un film che gira in loop. Che squallore.</p>
<p>Noi ci siamo già passati. Ci passeremo ancora. Non abbiamo fatto i lecchini quando si vinceva e non abbandoniamo la nave quando imbarca acqua. Siamo partiti da lontano, quando tutti questi non c’erano, o se c’erano stavano con altri potenti, o a fare i propri affari, o nei night a ballare sui tavoli. E lontano arriveremo. Perché quando tanti si saranno stancati o avranno trovato cose più comode e convenienti da fare, noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto. Faremo la guardia alla notte, perché non si metta in testa di poter durare in eterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Beowulf e l&#8217;eroe germanico</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 17:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Beowulf]]></category>
		<category><![CDATA[Tolkien]]></category>

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		<description><![CDATA[La domanda che sorge immediatamente è: perché Beowulf? Perché non uno dei tanti altri eroi germanici come Teodorico, Odoacre, Hengest e Finn (personaggi storici); o Ildebrando, figura leggendaria come d’altronde l’eroe per eccellenza Sigfrido? Ho scelto Bewulf per due ragioni: la prima perché corrisponde punto per punto all’eroe ideale germanico; la seconda, perché il poema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3870" title="Poema Beowulf" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/poema_beowulf.jpg" alt="Poema germanico Beowulf" width="200" height="327" />La domanda che sorge immediatamente è: perché Beowulf? Perché non uno dei tanti altri eroi germanici come Teodorico, Odoacre, Hengest e Finn (personaggi storici); o Ildebrando, figura leggendaria come d’altronde l’eroe per eccellenza Sigfrido?<br />
Ho scelto Bewulf per due ragioni: la prima perché corrisponde punto per punto all’eroe ideale germanico; la seconda, perché il poema <em>Beowulf</em> è stato per Tolkien l’influenza nordica più importante, specialmente, come ho illustrato in altre occasioni, ne <em>Lo Hobbit</em>.<br />
Per quanto riguarda una conoscenza profonda del poema epico <em>Beowulf</em>, la situazione è senz’altro diversa. Forse a qualcuno di voi, come a me del resto, sarà venuta la voglia di vedere questo capolavoro di quattordici secoli fa riprodotto sullo schermo, credendo di poter capire, attraverso questo medium, la trama, la poesia la grandezza epica, la catarsi tragica in un mondo puro, anni luce al di sopra della nostra mediocrità e meschinità quotidiana – <em>Beowulf</em> è, infatti, questo! Invece, abbiamo visto non una pellicola di serie &#8220;B&#8221; – magari! – ma una pellicola di una serie dimenticata, di borgata. In poche parole, negri che inforcano occhiali da vista in una regione dell’antica Scandinavia ed un’illuminazione a metano nell’anno 700 d.C. squalificano a priori il film con C. Lambert da qualsiasi considerazione seria.<br />
Perciò cercherò di illustrare brevemente i punti salienti del <em>Beowulf</em>.<br />
Per prima cosa, dobbiamo ricordare che il poema era in origine orale. Siamo in un mondo senza televisione, senza video e, grazie agli dei del Valhalla, senza telefonini! Il divertimento serale consisteva nell’ascoltare la musica dell’arpa e il canto. Il bardo di corte cantava le vecchie storie, le leggende pure degli eroi del passato, vicino e lontano – chi non ricorda la &#8220;<em>Ballata di Frodo dalle nove dita</em>&#8220;?<br />
La popolarità dei canti del bardo non era limitata all’ambito di corte e all’aristocrazia, ma arrivava anche ai monaci nei loro monasteri. Infatti, i monaci venivano rimproverati a causa della loro passione per i racconti profani; un po’ come se oggi &#8220;L’ispettore Derrick&#8221; e le telenovele togliessero tempo alle preghiere e alla meditazione dei religiosi!<br />
Il bardo cominciava la sua performance con il grido: &#8220;Hwæt!&#8221; per richiamare l’attenzione del pubblico. (Anche Tolkien entrando nella sua aula universitaria, dava inizio alla lezione lanciando lo stesso grido).<br />
Il poema inizia con la storia di Scyld, il fondatore della dinastia Scylding dei Danesi. Ancora in fasce, arrivò da solo attraverso il mare per diventare poi un re potente, glorioso protettore del suo popolo adottivo; tutto ciò ricorda la storia di Mosè.<br />
Alla sua morte viene riconsegnato alle onde, per andare chissà dove; il poeta commenta infatti, che nemmeno i saggi in consiglio sanno dire chi riceverà il re morto. C’è qui un’allusione alla visione anglosassone della vita raccontata dal Venerabile Beda: La vita dell’uomo sulla terra fa venire in mente il volo veloce del passero solitario attraverso la sala del banchetto in un giorno d’inverno; in mezzo c’è un piacevole fuoco acceso per riscaldare la sala; fuori, la pioggia invernale o la neve batte forte. Questo passerotto vola rapidamente attraverso una delle porte fin dentro la sala ed esce dall’altra parte. Mentre è all’interno si trova al riparo dalle intemperie invernali; ma, dopo pochi momenti di conforto, svanisce nel freddo inverno dal quale era venuto. Proprio cosi l’uomo appare sulla terra per un breve periodo; ma ciò che è avvenuto prima di questa vita oppure in quella che seguirà non lo sappiamo.<br />
C’è da ricordare sempre che ci troviamo in un mondo fondamentalmente pagano, appena scalfito dal cristianesimo. L’azione del poema si svolge durante il regno di Hroðgar, un discendente di Scyld. E Hroðgar costruisce un palazzo magnifico, chiamato Heorot che significa Cervo, un animale sacro nel mondo nordico. Heorot: la meraviglia del mondo scandinavo, una delle meraviglie del mondo, come il Taji Mahal o i giardini pensili di Babilonia. La luce e l’allegria di Heorot durarono ben poco perché un mostro, Grendel, della razza di Caino, un essere che non sopporta né la luce né i suoni gioiosi – pensate ai cattivi tolkieniani: gli orchi, Gollum, i Troll Shelob… &#8211; corroso dall’odio per la vita bella giunge di notte, tra le nebbie, come dice il poeta del Beowulf, &#8220;…indossava l’ira di Dio…&#8221;; entra a Heorot per uccidere e mangiare trenta guerrieri danesi. Non c’è rimedio contro la sua malvagità e continua per 12 anni a terrorizzare il popolo danese e ad impadronirsi di Heorot, quindi del bello, del sacro, del mondo della luce e del bene (il Paradiso terrestre, l’età dell’oro della nostra innocenza).<br />
Ma ecco che giunge a Heorot il giovane guerriero dei Geati, Beowulf, pronto ad affrontare il mostro e a riportare la bontà e la luce a palazzo. È accompagnato da un seguito di quattordici compagni, ma lui, Beowulf, è sempre descritto come il capo, un guerriero dall’aspetto nobile e forte.<br />
La festa che segue l’arrivo di Beowulf e la speranza di porre fine alla piaga di Grendel sono turbate dal consigliere Unferð che cerca di ridicolizzare Beowulf, il quale, per tutta risposta, sottolinea le proprie virtù e fa tacere Unferð con l’accusa – non respinta dall’accusato – di fratricidio.<br />
Beowulf ribadisce la propria determinazione ad uccidere Grendel, o a morire nel tentativo di farlo. Per di più, affronterà il mostro senza armi, soltanto facendo uso della sua enorme forza fisica, pari a quella di trenta uomini.<br />
Con il calare della notte, i danesi lasciano la sala dorata a Beowulf e ai suoi Geati. Tutti dormono fuorché Beowulf che, preso dai brividi di battaglia, rimane di guardia. Veloce e malefico arriva Grendel e divora un guerriero addormentato – piedi, mani e tutto il resto – prima di attaccare Beowulf, il quale lo afferra con una sola mano, ma con tale forza che, per la prima volta nella sua vita, il mostro conosce la paura. Cerca di liberarsi, ma la potenza del nostro eroe è tale che Grendel, per sfuggirne la stretta mortale scappa lasciando nelle mani del guerriero geata la sua mano e il braccio, essendosi i muscoli e tendini strappati dalla spalla. Grendel fugge nella notte, scappando incontro ad una morte sicura.<br />
Grandi sono i festeggiamenti nella sala dorata di Heorot, dove il braccio di Grendel pende dalle travi del soffitto, testimonianza della sua distruzione, della fine dell’incubo e della forza dell’eroe, Beowulf. Regali preziosi vengono dati da Hroðgar e dalla sua regina al nostro e alla sua compagnia e questi lasciano la sala per andarsi a riposare. Sono tutti contenti, ma nella notte, nel buio manicheo dove il male sta sempre in agguato, talvolta sconfitto, ma mai distrutto (ricordate: &#8220;Io sono Gandalf, Gandalf il bianco, ma il nero è sempre più forte!&#8221;), arriva la madre di Grendel, creatura ricolma di odio e desiderio di vendetta (ma pur sempre una mamma!).<br />
Ella prende nel sonno un nobile danese e, fuggendo, lo divora lasciandone solo la testa sulla riva della sua tana, una remota caverna, giù sotto le acque paludose infestate da mostri marini. Beowulf solo si tuffa dentro il lago e, dopo parecchie ore, giunge alla caverna di Grendel. Soltanto la sua ricca cotta di maglia lo salva dalla furia della madre del mostro, e la scoperta di una spada antica, frutto del lavoro dei giganti, appesa alle pareti della caverna, gli consentirà la vittoria, perché essa ha il potere di spezzare gli incantesimi che proteggono il mostro.<br />
Beowulf torna in superficie con la testa di Grendel come trofeo e trova soltanto i suoi compagni geati perché i danesi, sfiduciati, avevano già abbandonato il lugubre luogo.<br />
Heorot torna ad essere una sala di festa; Beowulf racconta la sua impresa e, carico di doni, parte per la sua patria, ma non prima di aver regalato una spada preziosa al gurdacoste che ha badato alla sua nave in riva al mare.<br />
Tornato in patria con i suoi compagni, offre i regali ricevuti dai danesi al suo re Hygelac, in cambio, il sovrano gli presenta la sua ricca eredità. Indi Beowulf racconta di nuovo le sue eroiche imprese contro i mostri.<br />
Passano gli anni e Hygelac muore in battaglia. Beowulf rifiuta la corona offertagli dalla regina vedova e diventa protettore di suo figlio, il giovane erede legittimo al trono. Morto anche lui in battaglia il nostro diventa re, un sovrano forte e coraggioso, amato protettore del suo popolo; finché, dopo cinquant’anni di pace, un drago infuriato a causa del furto di una coppa d’oro dal suo giaciglio, proprio come Smaug comincerà a terrorizzare il regno, piombandovi sopra, anche lui di notte, per bruciare case e castelli.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-3864" title="Beowulf" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/beowulf.jpg" alt="Beowulf scontro con il drago" width="186" height="239" />Beowulf con undici compagni viene condotto dal ladro della coppa alla tana del drago dove l’eroe, completo di spada, cotta di maglia e scudo di ferro (attenzione non di legno!), affronterà da solo l’ultimo e più temibile dei suoi avversari. Il drago ferisce mortalmente Beowulf, ma, a sua volta, muore sotto i colpi di Wiglaf, ultimo parente di Beowulf e l’unico, fra gli undici compagni del nostro, a ricordarsi dei regali ricevuti dal re, ori e armi preziose, e a ricordarsi anche del giuramento di lealtà e di vicendevole aiuto, pronunciato nella sala dell’idromele.<br />
Beowulf, moribondo, ricorda la sua vita e le proprie imprese e virtù. E, ormai allo stremo, dice di morire non solo per il suo popolo, non solo per regalare alla sua gente i tesori del drago, ma SOPRATTUTTO per la gloria, per la fama delle sue imprese eroiche che vivranno per sempre, regalandogli l’immortalità.<br />
L’eroe germanico dunque segue degli ideali nella sua vita e le sue qualità e virtù gli consentono di camminare lungo la giusta via che lo porterà alla morte gloriosa, senza macchia e senza paura. Non è però indenne da vizi e meschinità, che però farà di tutto per evitare lungo il periglioso cammino.<br />
Le qualità principali dell’eroe sono: la lealtà verso i suoi familiari, legati a lui con vincoli di sangue; la lealtà verso il suo principe al quale ha giurato fedeltà: questo giuramento fa parte di ciò che Tacito chiama &#8220;COMITATUS&#8221; in base al quale viene stipulato un patto tra i guerrieri e il loro capo/principe/re, il quale esige da loro assoluta fedeltà in cambio di protezione e beni di ogni genere, in particolare armi ed armature, oltre a doni preziosi. L’oro in forma di anelli e di collari era il regalo che veniva fatto più di frequente ed infatti il principe, fra gli altri epiteti, viene anche definito &#8220;il donatore di anelli&#8221;. In questo tipo di associazione cavalleresca la lealtà del COMITATUS viene sempre ripagata dal principe con la lealtà verso il suo seguito; egli è sempre il primo ad affrontare il pericolo e deve dimostrarsi sempre più audace e più forte dei suoi soldati.<br />
Il secondo ideale dell’eroe germanico è la GLORIA, la FAMA da conquistare anche a costo della vita. La morte viene accettata dall’eroe per quello che è: la fine inevitabile dei nostri giorni, una cosa naturale che non desta paura. Tolkien parla nel <em>Silmarillion</em> della morte come un dono che Illuvatar ha fatto agli uomini e Shakespeare dice: &#8220;<em>Ciascuno al Signore deve una morte e colui che la paga quest’anno è liberato per il prossimo</em>&#8220;. L’unica paura è quella di morire di una morte indegna o, peggio ancora, concludere senza alcuna gloria una vita indegna.<br />
L’unica immortalità sta nel ricordo, nel ricordo che lasciamo di noi, del nostro nome. Quando i vermi e gli anni ci avranno trasformati in polvere, le nostre ricchezze disperse e sperperate dai nostri eredi, rimarrà soltanto il ricordo del nome. L’eroe di Arthur Miller, Eddie Carbone, ne <em>Uno sguardo dal ponte</em>, desidera che gli venga ridato il suo nome di uomo onesto, leale. Se posso parafrasare il <em>Vangelo di Matteo</em>: &#8220;<em>Quale vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà il proprio nome?</em>&#8220;. Questo è anche l’atteggiamento dell’eroe germanico. La sua vita è dedica ad accrescere la fama attorno al proprio nome.<br />
Tra i vizi che l’eroe deve evitare c’è, logicamente, la slealtà sotto ogni aspetto. Abbandonare il Principe sul campo di battaglia è una macchia nera di vergogna, tanto che il colpevole può essere ostracizzato. Addirittura, nella realtà storica de <em>La Battaglia di Maldon</em>, i guerrieri continuano a combattere attorno al cadavere del loro principe, consapevoli della sconfitta e della morte inevitabile ed anche perfettamente scienti di trovarsi in questa situazione per colpa del loro signore e della sua brama esagerata di fama e di gloria.<br />
Infame è anche chi ammazza i propri parenti;  è della razza di Caino. L’infamia per questo tipo di delitto è tale che nel <em>Beowulf</em> l’eroe fa zittire il suo invidioso denigratore, Unferð, quando afferma che aver ucciso i propri fratelli lo consegnerà alle fiamme dell’inferno.<br />
L’ultimo vizio che viene considerato indegno di un uomo, e ancor meno di un eroe, è quello dell’avarizia. Accumulare delle ricchezze, dei tesori, degli ori, è per il principe cosa degna di lode, ma solo in quanto tutto ciò servirà per il bene della propria gente. Il drago che giace sopra un cumulo di tesori, non è soltanto una creatura maligna in sé e per sé, ma lo è ancor di più perché tiene solo per se le ricchezze di un popolo … E QUANTI DRAGHI CI SONO NELLA SOCIETÀ ODIERNA!!&#8230;<br />
La generosità nel distribuire anelli, collane d’oro, spade con elsa decorata in oro, lo scambio di regali preziosi, è la risposta dell’eroe al peccato dell’avarizia.<br />
Beowulf: l’eroe senza macchia e senza paura … Senza macchia si, ma senza paura no! Il coraggio senza paura non è coraggio, è solo l’incoscienza, l’ignoranza del pericolo che incombe.<br />
Ma il nostro è ben consapevole del pericolo e, quando si tuffa nell’acquitrino dei Grendel, madre e figlio mostri, lascia un testamento verbale al re danese Hroðgar.<br />
La lealtà di Beowulf verso i suoi familiari diretti non trova riscontro nel poema, ma il nostro è leale sempre verso chi per lui è stato come una famiglia. Al re danese dimostra l’affetto di un figlio e verrà corrisposto con regali preziosi.<br />
Beowulf ha conquistato degli ori, ma questi verranno poi regalati dall’eroe che tiene ben poco alle cose effimere. Regalerà tanti di quei doni al suo re e alla sua regina, dimostrando la sua fedeltà ed assoluta affidabilità.<br />
La fedeltà verso il suo re, anche una volta morto, richiama in parte la <em>Battaglia di Maldon</em>. Ma qui il giuramento è riferito anche al figlio erede..<br />
In tutto il poema di <em>Beowulf</em> ci sono esempi di zii che usurpano il trono eliminando gli eredi ancora giovani; anche Unferð aveva agito cosi. Invece Beowulf difende il figlio del suo principe, protettore del popolo, amico, signore della gente, donatore di anelli. La gloria non è una corona in testa, ma la consapevolezza del proprio valore.<br />
Beowulf non ha parenti, nemmeno membri della propria tribù, fuorché Wiglaf che incontriamo soltanto alla fine del poema. Ma la lealtà verso il suo re Hygelac viene più volte dimostrata, specialmente con il rifiuto sia del trono sia della regina Hygd alla morte di Hygelac.<br />
Beowulf è, perciò, suddito e <em>comes</em> per eccellenza. Ma anche come condottiero, capo della sua scorta composta di quattordici guerrieri, dimostra di possedere tutte le qualità dell’eroe. Perché è lui da solo ad affrontare Grendel con la sua forza fisica; è lui che da solo si tuffa nelle torbide acque per uccidere la madre di Grendel; ed è lui che lascia in disparte i suoi uomini per combattere da solo contro il drago. In quest’ultima sfida con la morte, l’eroe ha però bisogno dell’aiuto del suo comitatus; il drago è un avversario troppo forte per l’anziano re. Ma soltanto un guerriero gli verrà in aiuto, Wiglaf, il quale cerca di esortare i compagni ad intervenire al suo fianco contro il drago, ricordando loro i giuramenti fatti, i regali ricevuti e la fiducia che Beowulf ha riposto in loro. Gli altri, però, rimangono nascosti nel bosco. Wiglaf è anche l’ultimo della tribù di Beowulf; esiste una parentela e, per quanto sia bella l’idea del comitatus, il poeta ci fa capire che il legame di sangue è più forte di qualunque giuramento.<br />
Morto il drago, vediamo non soltanto il disprezzo con il quale i dieci guerrieri vigliacchi vengono trattati, ma a loro e alle loro famiglie verranno tolti i diritti civili e le proprietà. Dice Wiglaf al verso 2890:</p>
<p><em>E’ meglio la morte per un nobile di nascita, che la vergogna.</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3868" title="Poema germanico" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/poema_germanico.jpg" alt="Poema dell'eroe germanico Beowulf" width="207" height="278" />L’eroe germanico non è modesto: si vanta spesso e volentieri di ciò che ha fatto e di ciò che farà. Beowulf non si stanca mai di raccontare delle sue imprese contro Grendel ed anche moribondo, avvelenato dal drago, riuscirà ad autocelebrarsi, rammentando a Wiglaf le sue prodezze giovanili. Ma, come nella <em>Battaglia di Maldon</em>, la brama di gloria porta l’eroe alla morte, e non soltanto. A Maldon tutti moriranno perché il principe cerca soprattutto la gloria. Beowulf muore perché vuole da solo affrontare il drago.<br />
Desidera che tutta la gloria sia sua. Di nuovo Wiglaf commenta:</p>
<p><em>Spesso a molti nobili tocca per la scelta di uno / patire grandi pene.</em></p>
<p>Beowulf muore per la sua gloria personale, lasciando il suo regno e il suo popolo in balìa delle forze ostili. Però l’eroe non viene biasimato per la sua scelta, il destino (il weird anglosassone) dell’eroe è questo: la fama e la gloria sono il diritto, quasi l’obbligo, dell’eroe, valori al di sopra della quotidianità dei semplici mortali: &#8220;Si è attenuto al suo destino&#8221;.<br />
Come ho già detto, i due vizi più dequalificanti per un eroe sono: l’uccisione di parenti e l’avarizia.<br />
Il fratricida è un essere deplorevole. Già Grendel viene descritto come della &#8220;razza di Caino&#8221;, Caino l’uccisore di suo fratello Abele. Ed il poema parla spesso dell’assassinio di parenti per guadagnare una posizione, usurpare un trono. L’orrore che l’Amleto shakespeariano sente verso lo zio, non è, dovuto al fatto che questi sia un usurpatore, ma al suo delitto: egli è infatti un fratricida.<br />
Nel Beowulf, Unferð è un fratricida, ma consigliere fidato presso la corte danese, non sappiamo cosa abbia guadagnato uccidendo i suoi parenti, ma qualunque sia stato il suo tornaconto, ora è un uomo rispettabile, accettato dalla sua società. Pensando al nostro mondo di oggi, vediamo come tanti ex terroristi sono diventati rispettabili borghesi e perfino Capi di Stato, ben accolti da coloro che non hanno dovuto uccidere per il potere. Dunque Unferð è rispettabile, ma non è un eroe. Beowulf, infatti, nell’ultimo discorso prima di morire, include tra le proprie virtù il fatto che:</p>
<p><em>Non potrà rinfacciarmi il Re degli uomini l’assassinio dei miei parenti, quando dal sen mi fuggirà lo spirito&#8221; (vv. 2741-2)</em>.</p>
<p>L’avarizia, come dice un personaggio nei <em>Racconti di Canterbury</em> di Chaucer, è <em>radix malorum</em>, e questo difetto è ben lungi dall’eroe germanico. L’eroe non disprezza la ricchezza, ma così come vede la morte in modo realistico, vede anche gli ori ed i gioielli, accettabili per quello che sono: mezzi per far felici e per premiare i suoi seguaci ed il suo popolo. Nella caverna di Grendel ci sono molti oggetti preziosi, ma Beowulf porta via soltanto due cose: l’elsa della spada con la quale ha ucciso la madre di Grendel e la testa del mostro Grendel. In quest’occasione, così come in altre, l’eroe non cerca gli effimeri tesori, ma la gloria, la fama per accrescere il suo nome. L’oro lo può regalare, perdere; l’oro può essergli rubato, sottratto, ma la gloria mai, è immortale! In questo mondo pagano, c’è una qualità spirituale nell’idea della gloria. Se il contesto fosse cristiano, si potrebbe affermare che l’eroe vuole accumulare dei tesori in cielo, non in terra.<br />
Il giaciglio, l’enorme massa di ori e preziosi sul quale il drago di Beowulf, come la nostra vecchia conoscenza Smaug, dorme nella sua cupidigia oziosa è anche apportatore di male e di morte.<br />
Il tesoro che Beowulf strappa al drago è, infatti, maledetto e chi lo disturberà, finirà all’inferno in eterno. Ma questa maledizione non toccherà a Beowulf, il drago è già una creatura infernale, e il servo che ha rubato la coppa risvegliando l’ira del drago, non ha molta speranza di felicità né in questo mondo né nel prossimo. Mentre Beowulf ha voluto il tesoro non per sé. Ma per il suo popolo. Infatti ringrazia Dio:</p>
<p><em>Che io abbia potuto per il mio popolo, prima del giorno della mia morte fare tale conquista</em>.</p>
<p>L’ultimo punto da considerare fa parte della religione/filosofia del mondo germanico; noi tutti siamo alla mercé del fato, del destino, lo <em>weird</em>. Nessuno può sfuggire alla legge inesorabile di ciò che è stato preordinato. Anche in questa credenza risiede l’essenza dell’atteggiamento dell’eroe dinanzi al pericolo, cioè: &#8220;se mi tocca di morire, morirò. Se no, no!&#8221;, nonostante lo stormo di spade, frecce, lance nella mischia della battaglia.<br />
Le parole del nostro eroe Beowulf, con il loro stoicismo e pacata accettazione di ciò che esiste nell’eternità, possono concludere il mio intervento:</p>
<p><em>Il fato ha spazzato via tutti i miei parenti per i disegni del destino, i coraggiosi cavalieri; e a me tocca seguirli</em>.</p>
<p>di <em>David Murray</em></p>
<p>fonte:<br />
“J. R. R. Tolkien &#8211; Il Viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio” (gennaio 2001, SEP) – “I quaderni culturali di Aggì” &#8211; Direzione Nazionale di Azione Giovani<br />
dal Convegno promosso da Azione Universitaria di Roma sul Signore degli Anelli ed il suo autore.</p>
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		<title>19 luglio: essere a Palermo per ricordare Borsellino e affermare un’idea.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 09:28:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3732" title="fiaccolataborsellino" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/07/fiaccolataborsellino.jpg" alt="Fiaccolata per Borsellino a Palermo" width="164" height="231" />Manca un mese all&#8217;anniversario della strage di Via D&#8217;Amelio ed i preparativi in vista della Fiaccolata sono già iniziati. Questa manifestazione è arrivata alla sua quindicesima edizione. Quando i militanti del Fronte della Gioventù pensarono nel 1996, a quattro anni dalla strage, di organizzare la prima Fiaccolata in ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta sembrò una &#8220;nobile follia&#8221;. Chi avrebbe partecipato ad una manifestazione in piena estate e per di più organizzata dai giovani di destra? Poche centinaia di persone aderirono all&#8217;appello, per lo più giovani e persone vicine al partito. Ma quei ragazzi, il cui movimento divenne poi Azione Giovani, continuarono caparbiamente quell&#8217;avventura negli anni a seguire. Non importavano i numeri, i dubbi, la fatica, le critiche. C&#8217;era da ricordare Paolo Borsellino che aveva dimostrato come fosse giusto morire per la patria anche senza indossare un&#8217;uniforme in guerra, che aveva indicato come amare la propria terra semplicemente facendo il proprio dovere, che aveva partecipato all&#8217;indimenticabile Festa del FdG a Siracusa nel &#8217;90 consegnando ai militanti il suo insegnamento.</p>
<p>Di anno in anno la Fiaccolata è diventata la principale e più partecipata manifestazione antimafia a Palermo. Chi l&#8217;avrebbe mai detto quel lontano 1996. Migliaia di palermitani, insieme a tanti altri siciliani, si uniscono ogni anno al nostro ricordo. Nella nostra piazza non c&#8217;è spazio per comizi e divisioni politiche. Si ricorda fianco a fianco lo stesso eroe nazionale. Per questo motivo è nato successivamente il&#8221;Forum XIX Luglio&#8221;, un cartello di associazioni e movimenti che ci affiancano nell&#8217;organizzazione della manifestazione.</p>
<p>La Fiaccolata ha un suo stile, una sua mistica. Non è folklore o monotona ripetizione. In questa manifestazione tutto ha un preciso significato. La marcia è lenta ma sempre costante. Come la lotta alla mafia che non deve mai fermarsi. È una marcia silenziosa. Un silenzio quasi surreale nella chiassosa Palermo. Allo schiamazzo di certa antimafia il cui unico interesse sono i riflettori, si contrappone il nostro silenzio rispettoso dei morti e delle loro famiglie che non vogliono essere strumentalizzate. Non ci sono bandiere di alcun movimento, neanche del nostro, nonostante Paolo fosse da giovane un militante del Fuan e del Msi. C&#8217;è solo un tricolore per unire tutti, basta quello per noi. La compostezza del corteo, la marzialità finale nella deposizione della corona di fiori è un omaggio allo stile sobrio di Paolo Borsellino.</p>
<p>Dopo l&#8217;arresto di Massimo Ciancimino, e le inchieste che finalmente fanno luce su questo ambiguo personaggio, c&#8217;è da affermare quest&#8217;anno un&#8217;idea differente di antimafia. Ciancimino junior è il simbolo di quell&#8217;Antimafia S.p.A. che noi detestiamo: quella dei salotti, delle trasmissioni piene di retorica di Santoro e Lerner, quella della facile notorietà, quella di chi si arricchisce oppure ottiene seggi nei parlamenti. A tutto questo contrapponiamo i tanti esempi di siciliani che lottano concretamente la mafia nel silenzio e spesso nella colpevole indifferenza di certe associazioni antimafia. Oggi come ieri dobbiamo urlare &#8220;meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino&#8221;.</p>
<p>Oltre alle migliaia di palermitani, ogni anno partecipano tante comunità militanti della Giovane Italia che, da ogni parte della Sicilia e del resto d&#8217;Italia, fanno centinaia di chilometri per ricordare Paolo. Insieme a loro affermiamo una precisa identità che non vogliamo smarrire, una certa idea della lotta alla mafia &#8220;da destra&#8221; che va riaffermata con forza.</p>
<p>&#8220;Il domani appartiene a noi&#8221; rompe il silenzio in Via D&#8217;Amelio ogni 19 luglio. Quel canto, che molte emozioni suscita in noi, arriva fino al cielo stellato di Palermo dove in tanti ci ascoltano.</p>
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