“L’Europa o va a Destra o non si fa”
“L’Europa o va a Destra o non si fa” (Almirante). “C’è un grande compito da assolvere oggi in Europa: quello di ridestare gli Europei alla coscienza della loro forza” (Adriano Romualdi).
Queste parole spiegano chiaramente quale sia il problema dell’Europa di oggi: una totale mancanza di coscienza e di identità. L’Unione Europea che abbiamo di fronte a noi è una mera unione di 27 paesi, solo un grande mercato pilotato dalla logica borghese del “falso benessere” e dal potere delle banche. Come brillantemente sottolineato da Giulio Tremonti, nel suo ultimo libro “La paura e la speranza”, “questa Europa è figlia della politica progressista, nata dalle contraddittorie contestazioni del ’68, che ha accelerato il processo di disgregazione spirituale e morale del vecchio continente a favore di una visione economicistica della storia e della società”: ci troviamo al cospetto di un totale dominio del mercatismo, la degenerazione del liberismo.
La politica mondialista dell’UE è riuscita solo a distruggere le diversità culturali che esistono fra le diverse popolazioni recando così favore ai progetti di colonizzazione economica elaborati dai grandi manovratori dei capitali internazionali. L’Europa non è riuscita nel suo intento di unificazione a causa della mancanza di nazionalismi: hanno vinto gli interessi particolari di banche, gruppi economici e multinazionali.
E allora, solo con una svolta a destra, solo tornando alle radici dell’identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria al ’68 e ai suoi errori, possiamo ritrovare la speranza e la forza di costruire un’Europa – Nazione contro l’attacco dell’Asia e l’intensificarsi del lato negativo e violento della globalizzazione, con tutti i problemi che ne derivano, da quelli economici a quelli ambientali, dalla sempre più massiccia povertà alla sempre maggiore distanza istituzioni – cittadini.
L’Europa che vogliamo dovrebbe nascere all’insegna del consenso popolare, della riscoperta di quelle tradizioni comuni esistenti fra tutti i popoli europei, partendo proprio da quelle radici cristiane che non sono state inserite nella Costituzione. E con radici cristiane non voglio intendere un puro fatto religioso e spirituale ma anche, e soprattutto, ideale: è, infatti, dalla tradizione cristiana che sono nati l’interesse per i diritti umani e sono venute alla luce i concetti di “solidarietà”, “pace”, “fratellanza” che ritroviamo in tutti i preamboli delle organizzazioni internazionali.
Non vi potrà mai essere l’Europa se non esiste, accanto ad essa, un’idea e un’identità d’Europa. L’assioma è più che mai veritiero per la politica estera, per la sicurezza e per la difesa europea in un mondo sempre più instabile come dimostrano le crisi internazionali di questi ultimi anni in Afghanistan, Iraq, Corea del Nord, Palestina, Libano e Iran. Ecco allora la necessità di ripensare a quell’esercito europeo che è rimasto in soffitta per troppo tempo e che, invece, permetterebbe finalmente all’Europa di avere una comune politica estera di pace e sicurezza.
E poi ancora, è necessario un cambiamento delle istituzioni europee. È indispensabile passare da un apparato burocratico ad un apparato politico: è fondamentale quindi la creazione di un vero governo europeo sovranazionale, ma più di tutto bisogna dare un effettivo potere legislativo al Parlamento, unico vero organo di democrazia e strumento unico per poter ottenere leggi, politica e valori. Citando ancora una volta Tremonti, per rilanciare l’Europa sono necessarie “sette parole d’ordine: valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo”
Solo così potremmo tornare a sperare in una grande Europa al centro della politica mondiale come avevamo avuto nei precedenti 2000 anni: 2000 anni di storia, di Patrie, di Eroi.
Marco Dal Pont
Pubblicato il 25 marzo 2009 da militante in: Mondo
