Politiche Giovanili: Il Rilancio deve partire dalle Competenze per l’Autonomia

Giovani in EuropaOggi, secondo le prospettive assunte dall’Unione Europea con la “Strategia di Lisbona” e con il “Patto per la Gioventù” le azioni di governo rivolte ai giovani si qualificano chiaramente come politiche di investimento, di sviluppo, di crescita della conoscenza e dell’innovazione. Queste politiche finalmente non hanno più quel carattere confusionario e quella debolezza (piccoli interventi spesso di carattere ludico – ricreativo) che hanno avuto in passato, ma hanno a che fare con numerosi settori quali l’economia, l’energia, l’ambiente, la partecipazione alle responsabilità civiche. Quando parliamo di giovani oggi, pensiamo alle esigenze del ricambio generazionale a tutti i livelli, al lavoro, alla casa, al credito, alla possibilità di formarsi una famiglia.

Le politiche giovanili per questo motivo devono riguardare per esempio la situazione dei giovani nel clima economico deteriorato, la lotta contro la disoccupazione e l’esclusione sociale, l’istruzione e la formazione di qualità, le nuove competenze, il rafforzamento della creatività e dell’innovazione, una migliore conciliazione tra vita familiare, privata e professionale e la mobilità dei giovani in Europa. Esempi di azioni diretta in questa direzione che sono già stati presi in considerazione dal Governo e da alcuni Comuni possono essere il contributo per l’avvio di impresa, un percorso individuale di orientamento professionale, l’accompagnamento di un gruppo alla costruzione di un progetto di impresa, l’agevolazione per l’accesso al credito, il tirocinio professionale, la formazione di alto livello, l’innovazione dei processi di formazione professionale, forme di incentivo alla scelta abitativa autonoma, sostegno per l’accesso alla casa di giovani coppie.

Il processo fondamentale di apprendimento che porta il giovane a diventare consapevolmente competente nei suoi percorsi di autonomia e di adattamento attivo ai suoi mondi vitali quali scuola, lavoro e tempo libero deve essere la partecipazione: occorre quindi che un giovane sia messo nella condizione di “imparare a partecipare”, quale prerequisito fondamentale di coesione ed inclusione sociale.
Orientare le politiche giovanili in questa direzione non vuole certo dire smettere di occuparsi di educazione, di aggregazione, di tempo libero, di prevenzione, ma bisogna pensare queste cose nella prospettiva dell’investimento sociale, non fini a se stesse. Le politiche educative devono servire ad accumulare uno stock di capitale sociale che consenta poi al giovane che cresce di “fare la sua parte”, in un sistema sociale che riconosce come degno di fiducia e in cui investire le proprie capacità. L’autonomia va “imparata” ben prima di iniziare a cercare un lavoro o la casa. Si deve educare all’autonomia già nei percorsi di crescita dei ragazzi e degli adolescenti perché un  giovane non diventa autonomo e adulto solo carta d’identità alla mano o solo perché può ottenere un piccolo beneficio economico per l’accesso al credito o per l’avvio di un’attività professionale. Insieme a quel beneficio è necessario un accompagnamento educativo che lo porti ad assumere consapevolmente le proprie competenze personali, il senso di responsabilità, la dimensione del proprio futuro.

Rimettere al centro della discussione pubblica, soprattutto in un momento storico di crisi, un forte patto educativo orientato alla promozione delle competenze per l’autonomia è decisivo per il successo delle politiche giovanili.

di Marco Dal Pont
Coordinatore Provinciale – Giovane Italia

Pubblicato il 21 giugno 2010 da militante in: Politiche Giovanili