La Strage di Bologna
Pubblicato il 15 febbraio 2009 da militante in: Storia
Introduzione della tesi di laurea di Marco Dal Pont
Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980 il violentissimo scoppio di una bomba lasciata sopra un tavolino della sala d’aspetto di 2^ classe della stazione Centrale di Bologna provoca il crollo delle strutture sovrastanti la sala d’aspetto di 1^ e di 2^ classe e della pensilina per circa 30 metri di lunghezza. L’esplosione coinvolge anche due vetture del treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Dato il grande affollamento dovuto al giorno prefestivo di agosto, il bilancio delle vittime è terrificante: 85 morti e più di 200 feriti.
È la strage di Bologna, il più grave attentato terroristico mai registrato nella storia della Repubblica italiana.
Nei giorni seguenti tutti i quotidiani nazionali iniziano già a parlare di pista nera e di attentato terroristico neofascista: «Torna il terrore nero, per i giudici l’unica pista valida è quella fascista [1]» è l’accusa che appare su “La Repubblica”, anche per il “Corriere della Sera” «È una bomba quasi certo nera [2]» così come per l’”Avanti” la vicenda di Bologna è un’azione descrivibile come «orrore fascista[3]», «Una strage spaventosa, quasi certo: un atroce attentato fascista [4]», «Sono stati i fascisti: la strage spaventosa di Bologna [5]» sono i titoli delle prime pagine de “L’Unità”. L’opinione pubblica è ben orientata verso un’unica direzione e, infatti, nel 1981, quattordici anni prima della condanna definitiva dei neofascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, viene posta dal Comune di Bologna una lapide commemorativa recante la scritta “Vittime del terrorismo fascista“ riprendendo le stesse parole di accusa contro l’estremismo di destra usate dal Presidente del Consiglio Francesco Cossiga durante la sua relazione al Senato del 5 agosto ’80 rispondendo alle interrogazioni presentate da tutti i gruppi a riguardo di moventi e circostanze relative alla strage appena compiuta.Le indagini si indirizzano quindi verso ambienti della destra eversiva extraparlamentare, in particolare contro Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.
Le indagini sono però intralciate dal SISMI [6] per mezzo di indicazioni, informazioni e ritrovamenti di indizi e prove rivelatisi poi infondati [7]: un’intervista della giornalista Rita Porena ad un dirigente palestinese del “Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina” apparsa sul “Corriere del Ticino” il 19 settembre 1980 e il depistaggio sul treno Taranto-Milano del 13 gennaio 1981, con il ritrovamento a bordo di una valigetta di esplosivo compatibile con quello usato sei mesi prima a Bologna indirizza l’inchiesta verso i NAR di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, unico gruppo a non essere ancora sospettato fino a quel momento.
Nello stesso anno la contradditoria e mai dimostrata testimonianza di un malavitoso filonazista, Massimo Sparti, contribuisce all’accusa di Fioravanti e Mambro in veste di esecutori materiali.
Nel 1986 Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, con la sua testimonianza raccolta in carcere dopo vari passaparola, porta l’attenzione dei magistrati bolognesi anche in direzione di Luigi Ciavardini, un ragazzo romano da poco aggregatosi ai NAR e all’epoca dei fatti ancora diciassettenne.
Dopo cinque processi e tre gradi di giudizio il 25 novembre 1995 Mambro e Fioravanti vengono definitivamente condannati all’ergastolo come esecutori materiali della strage. L’11 aprile 2007 arriva la condanna della Corte di Cassazione a 30 anni di reclusione anche per Luigi Ciavardini, la massima pena possibile per un minorenne. I capi d’accusa emessi dal Tribunale sono 5, le testimonianze di Izzo e Sparti, l’omicidio da parte dei NAR di un alto dirigente di Ordine Nuovo, Francesco Mangiameli, la mancanza di alibi per i tre neofascisti e infine una presunta telefonata di Ciavardini alla fidanzata il giorno precedente la strage: nessuno di questi elementi è stato mai realmente dimostrato.
Secondo Luca Telese, giornalista de “Il Manifesto”, ci troviamo di fronte ad una storia inquinata dai servizi segreti e logge massoniche, depistaggi, con condanne e assoluzioni inspiegabili. [8]
A 25 anni di distanza dalla strage due consulenti della Commissione Mitrokhin, istituita per indagare le attività del KGB in Italia e i rapporti con il nostro servizio di intelligence, il giornalista Gian Paolo Pelizzaro [9] e il magistrato Lorenzo Matassa [10], usufruendo dei documenti provenienti dal SISMI, dal SISDE, dall’UCIGOS e dai servizi segreti francesi, tedeschi e ungheresi acquisiti sia dalla Commissione Mitrokhin sia dalla Commissione Stragi hanno portato alla luce nuove ipotesi di colpevolezza descritte nel dossier da loro redatto “Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980“: la strage di Bologna sarebbe stato un attentato punitivo organizzato dai palestinesi contro l’Italia a seguito dell’arresto per traffico d’armi di un uomo legato al mondo terroristico palestinese. Abu Anzeh Saleh, un giordano componente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (la corrente radicale dell’OLP guidata da George Habbash e Wadi Haddad), infatti, era stato arrestato dai carabinieri il 13 novembre 1979 a Bologna nell’ambito delle indagini che avevano portato in prigione, circa una settimana prima, tre militanti dell’Autonomia Operaia, Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri, mentre trasportavano in casse di legno due lanciamissili e relativo munizionamento. La sua mancata scarcerazione, seguita da ripetute minacce e ultimatum all’Italia, avrebbe scatenato la rabbia dei vertici palestinesi in virtù di un accordo segreto stipulato con il governo Moro nei primi anni ’70 che imponeva al nostro Paese l’immediata scarcerazione di qualsiasi palestinese arrestato. Data la violazione di questo patto il FPLP, per mano del gruppo terroristico Separat di Carlos [11] ad esso collegato, avrebbe colpito l’Italia proprio nella città di residenza di Saleh. È, infatti, provato che il giorno della strage fossero presenti a Bologna due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Fröhlich, componenti del gruppo di Carlos e dirigenti delle Cellule Rivoluzionarie, importante movimento terroristico tedesco. Compreso il carattere punitivo della strage i vertici dello Stato in collaborazione con il servizio segreto per le questioni internazionali, il SISMI, si sarebbero mossi per ottenere la scarcerazione del terrorista giordano che, in effetti, avvenne un anno dopo la strage nonostante la condanna emessa dal tribunale de L’Aquila nei suoi confronti per traffico d’armi fosse di sette anni [12].
[1] “La Repubblica”, 5 agosto 1980
[2] “Corriere della Sera”, 4 agosto 1980
[3] “Avanti”, 5 agosto 1980
[4] “L’Unità”, 4 agosto 1980
[5] “L’Unità”, 5 agosto 1980
[6] Servizio segreto militare italiano per le questioni internazionali. È chiamato ad assolvere tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Svolge compiti di controspionaggio, comunica al Ministro della Difesa e al CESIS tutte le informazioni ricevute o comunque in suo possesso, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla sua attività.
[7] Corte di Cassazione a Sezioni Unite, sentenza 13 novembre 1995; Corte d’Assise di Roma, sentenza 29 luglio 1985.
[8] Luca Telese, “Il Giornale” 19 aprile 2007.
[9] Gian Paolo Pelizzaro, giornalista della rivista politica Area e consulente della Commissione Stragi del 1988 e della Commissione Mitrokhin del 2001.
[10] Lorenzo Matassa, magistrato palermitano ex pubblico ministero, sostituto procuratore della Repubblica di Palermo e membro della commissione Mitrokhin.
[11] Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, terrorista venezuelano, arruolato nel 1970 nel FPLP da Wadi Haddad. Nel 1976 crea l’organizzazione terroristica Separat alle dipendenze del FPLP e in stretto collegamento con i maggiori centri terroristici europei e medio orientali.
[12] G.P. Pelizzaro, L. Matassa, Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980.
Tags: magistratura, terrorismo, vittime



Lascia un commento
Per lasciare un commento devi effettuare il Login sulla barra laterale.