<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovane Italia Belluno &#187; globalizzazione</title>
	<atom:link href="http://www.giovaneitaliabelluno.it/tag/globalizzazione/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it</link>
	<description>Giovane Italia – Giovani del Popolo della Libertà – Coordinamento Provinciale di Belluno. Sito dei Giovani PDL di Belluno: notizie, iniziative, informazioni,…</description>
	<lastBuildDate>Sun, 18 Dec 2011 21:46:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il &#8220;patriota&#8221; Della Valle fa le scarpe in Romania</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/il-patriota-della-valle-fa-le-scarpe-in-romania</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/il-patriota-della-valle-fa-le-scarpe-in-romania#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Della Valle]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovaneitaliabelluno.it/?p=4018</guid>
		<description><![CDATA[Roma Le famose scarpe italiane di un campione del made in Italy, l’ultimo «calzolaio» di lusso, Diego Della Valle (nella foto), difensore delle imprese italiane dai disastri del governo. Le sue Hogan, quelle che porta pure Berlusconi, nella versione nera, sportive ma di classe, come da sapiente artigianato italiano. Però, spesso, «made in Romania». È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/10/dellavalle_scarperomania.jpg" alt="" title="dellavalle_scarperomania" width="198" height="148" class="alignleft size-full wp-image-4034" />Roma Le famose scarpe italiane di un campione del made in Italy, l’ultimo «calzolaio» di lusso, Diego Della Valle (nella foto), difensore delle imprese italiane dai disastri del governo. Le sue Hogan, quelle che porta pure Berlusconi, nella versione nera, sportive ma di classe, come da sapiente artigianato italiano. Però, spesso, «made in Romania». È quel che trovano, marchiato dietro la linguetta di quella scarpa da 220 euro (circa lo stipendio medio di un lavoratore in Romania, dati di Confindustria), diversi clienti. In effetti succede, come ci spiega al telefono un dipendente di una boutique della Tod’s Spa, gruppo di Della Valle, che le Hogan sono fatte in Italia ma anche in Romania.</p>
<p>In quale stabilimento romeno? Nel bilancio del gruppo non se ne parla. La semestrale 2011 spiega che «la produzione delle calzature e della pelletteria è affidata agli stabilimenti interni di proprietà del Gruppo, con il parziale ricorso a laboratori esterni specializzati, tutti dislocati in aree nelle quali storicamente è forte la tradizione nella rispettiva produzione calzaturiera e pellettiera». Ma si elencano solo quelli italiani, due a Comunanza (Ap), uno a Sant’Elpidio a Mare (Fm), un altro a Tolentino (Mc), due a Bagno a Ripoli (Fi). Quelli romeni saranno tra «gli esterni specializzati» dove «storicamente è forte» la lavorazione delle pelli, ma non se ne fa cenno.</p>
<p>Un altro rivenditore ufficiale romano ci dà altre informazioni: «Della Valle ha comprato una fabbrica in Romania, ma sono fatte come quelle fatte in Italia. Quelle da bambino le fanno in Cina addirittura, sempre lui ha preso uno stabilimento in Cina. Ma usano sempre personale italiano». Cioè la Tod’s delocalizza in Romania e Cina e ci manda gli operai italiani? Sarebbe un po’ strano&#8230; «Il marchio made in Italy è decisivo, altrimenti non si spiegherebbe perché tutti ce lo imitino» ha spiegato il grande imprenditore marchigiano qualche mese fa, in un convegno ad Ancona. Le sue aziende, riporta anche Wikipedia, «sono il simbolo del made in Italy».</p>
<p>Perciò si spiega la reazione di chi compra Hogan e si trova «made in Romania», o «made in China».</p>
<p>Nella pagina ufficiale Facebook di Hogan, si è aperta una discussione, sotto questo titolo: «Scarpe made in Romania». Lamenta il signor Salvatore C.: «Caro Hogan ho acquistato 1 paio di Hogan interactive color argento nel negozio Hogan a Napoli. Mi sono accorto che dentro c’è scritto made in Romania, il responsabile mi ha comunicato che Hogan cioè Della Valle hanno la fabbrica anche fuori Italia. Allora mi domando perché le dobbiamo pagare 240 euro se la manodopera è di pochi euro e poi non è un prodotto made in Italy?». L’azienda gli ha risposto di rivolgersi al Servizio clienti, «sarà loro premura risponderti quanto prima». Anche la signora Annamaria S. si stupisce: «Anche io ieri ho comprato un paio di Hogan interactive numero 35 junior, arrivo a casa e trovo made in Romania!».</p>
<p>E allora? Il finanziamento del restauro del Colosseo, la poetica del calzolaio di paese (le foto in bianco e nero del nonno Filippo, artigiano e fondatore), i suoi prodotti «tutti sinonimi del lusso italiano»? Che volete, business is business. E su questo Della Valle va lasciato stare. Il primo semestre 2011 ha segnato un +16,4% di ricavi rispetto all’anno prima. Magari risparmiando qua e là, con l’aiuto dei romeni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1">http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_patriota_della_valle_fa_scarpe_romania/07-10-2011/articolo-id=550323-page=0-comments=1"> </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/il-patriota-della-valle-fa-le-scarpe-in-romania/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; tempo di essere affamati, è tempo di essere folli</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/e-tempo-di-essere-affamati-e-tempo-di-essere-folli</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/e-tempo-di-essere-affamati-e-tempo-di-essere-folli#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 17:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>militante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Jobs]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovaneitaliabelluno.it/?p=4014</guid>
		<description><![CDATA[Fermiamoci un attimo. Riflettiamo. Forse ne abbiamo bisogno, per comprendere davvero. Io voglio fermare il mio tempo a ieri l’altro. Un tempo che si ferma sotto le macerie di una palazzina crollata su sé stessa, portandosi nel ventre la giovane vita di cinque esseri umani. Quattro donne e una bambina. Il crollo di Barletta è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4026" title="melamondo" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/10/melamondo.jpg" alt="" width="197" height="152" />Fermiamoci un attimo. Riflettiamo. Forse ne abbiamo bisogno, per comprendere davvero. Io voglio fermare il mio tempo a ieri l’altro. Un tempo che si ferma sotto le macerie di una palazzina crollata su sé stessa, portandosi nel ventre la giovane vita di cinque esseri umani. Quattro donne e una bambina. Il crollo di Barletta è il simbolo del crollo di una speranza di vita migliore. Il lavoro nobilita l’uomo e la donna e li rende parte attiva della comunità; ma il lavoro, oggi, ha ucciso di nuovo.</p>
<p>Fermo poi il tempo ancora a stamattina. La sveglia presto, i ritmi scanditi. L’abitudine ormai mi porta, ancor prima di cercare con l’olfatto l’odore del caffè, ad accendere un computer e aprire facebook, email, skype, quotidiani online. L’occhio ancora assonnato, quasi a chiedere pietà per le poche ore di riposo, legge di un “popolo della rete” affranto, sconvolto e unito nel ricordo de “l’uomo che ha cambiato il mondo”, al secolo Steve Jobs, magnate della Apple. Da tempo era malato, da un po’ aveva ceduto la guida del marchio con la mela. Il suo celeberrimo discorso ai neolaureati di Stanford aveva fatto il giro del mondo. “Stay hungry, stay foolish” è diventato un motto per la nostra generazione: grandi motivazioni, grandi ambizioni per cambiare il mondo, così come lui aveva fatto. Eppure, lo Steve di Stanford aveva ormai lasciato il posto ad un uomo sconfitto dal cancro, in un letto in attesa della fine.</p>
<p>Quattro donne, una bambina, ed un magnate americano dell’informatica. Cos’hanno in comune queste morti? Probabilmente niente. Probabilmente tutto.</p>
<p>Di certo, ai trafiletti di giornale dedicati alle povere vittime di Barletta, si sono sostituiti i titoli a tutta pagina dedicati a Jobs e alla sua vita straordinaria. Chissà cosa c’era, invece, dietro ogni vita spezzata di quelle giovani donne. Chissà quali speranze, chissà quali desideri. Chissà se avevano mai ascoltato o letto quelle parole “siate ambiziosi, siate folli”. La loro ambizione era la normalità di un lavoro e una famiglia, la loro follia era continuare ad inseguire l’ambizione. Sognavano sicuramente una salario migliore dei 3,95 euro all’ora guadagnati in un maglificio. Magari, sognavano soltanto un po’ di dignità.</p>
<p>Probabilmente, la stessa dignità che sognano i circa 200.000 dipendenti di Foxconn city, nella provincia di Shenzhen, in Cina. E’ qui che vengono prodotti in nostri Iphone, Ipad, Ipod. Le operaie, che lavorano stipate in condizioni disumane per 15 ore al giorno, hanno lo stesso sguardo e gli stessi sogni delle donne di Barletta. Migliaia di chilometri di distanza, eppure la stessa sofferenza. E’ questo il mondo moderno, è questa la globalizzazione.</p>
<p>Steve Jobs è morto di cancro, “la malattia del progresso”. Oggi, dalla provincia pugliese fino in Cina, c’è chi muore di lavoro a causa di una economia degenerata. Il libero mercato è fallito e ha lasciato le sue metastasi ad infettare un corpo ormai malato. Sperequazioni e disequilibrio insormontabili; ricchi sfondati e abili speculatori, e poveri disgraziati senza salario garantito.</p>
<p>Non so se Steve Jobs abbia davvero cambiato il mondo. Di certo, ha lasciato il segno e sarà, nel bene o nel male, icona della rivoluzione cibernetica. La sua morte suscita il cordoglio del mondo; ma oggi sui giornali c’è ancora un trafiletto, che riporta di cinque bare che attraversano Barletta tra le lacrime.</p>
<p>Fermiamoci un attimo davanti alla morte. E facciamo uno sforzo: ritroviamo l’ambizione, e diamo dignità al Lavoro e speranza ai giovani. Ritroviamo la follia, e cambieremo il mondo.</p>
<p>“Stay hungry, stay foolish”.<br />
<em>Andrea Boggia</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/e-tempo-di-essere-affamati-e-tempo-di-essere-folli/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il desiderio di immortalità: redenzione in un&#8217;era di caos</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/tolkien-immortalita-redenzione-caos</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/tolkien-immortalita-redenzione-caos#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 12:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore degli Anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Tolkien]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovaneitaliabelluno.it/?p=3917</guid>
		<description><![CDATA[Tolkien ha detto de Il Signore degli Anelli che il suo vero tema era morte e immortalità; il mistero dell&#8217;amore per il mondo nei cuori di una razza condannata a scomparire da esso e apparentemente a perderlo1. In una lettera scritta a Herbert Schirro (17 Novembre 1957) Tolkien sviluppa e reitera questo punto: La storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3830" title="Il Signore degli Anelli" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2011/08/signoreanelli.jpg" alt="Il Signore degli Anelle di J. R. R. Tolkien" width="134" height="217" />Tolkien ha detto de <em>Il Signore degli Anelli</em> che il suo vero tema era</p>
<p><em>morte e immortalità; il mistero dell&#8217;amore per il mondo nei cuori di una razza condannata a scomparire da esso e apparentemente a perderlo</em><sup>1</sup>.</p>
<p>In una lettera scritta a Herbert Schirro (17 Novembre 1957) Tolkien sviluppa e reitera questo punto:</p>
<p><em>La storia non tratta veramente del potere e della sovranità, questi mettono soltanto in moto l&#8217;ingranaggio; tratta della morte e del desiderio d&#8217;immortalità</em>.<sup>2</sup></p>
<p>Per immortalità non si intende il desiderio dell&#8217;individuo di vivere in eterno ma qualcosa di più complesso, per capire cosa Tolkien voglia dire quando parla di desiderio di immortalità e come questo entri in relazione con il cuore degli hobbit (e dell&#8217;alleanza occidentale) dobbiamo prima di tutto considerare quelle forze che Sauron e Saruman rappresentano.<br />
Fondamentalmente Sauron rappresenta il Male in una storia apparentemente semplice, di lotta tra Bene e Male, ma sarebbe più adatta la definizione di Patrick Curry<sup>3</sup> secondo il quale Sauron rappresenta il totalitarismo mentre Saruman/Sharkey incarna la minaccia più concreta della globalizzazione economica. Patrick Curry paragona quello che egli definisce “modernità”<sup>4</sup> alla globalizzazione economica rappresentata dalle azioni di Saruman/Sharkey. Al di là dell&#8217;antagonismo fra Bene e Male, tra totalità e individualismo, al di là della minaccia di Sauron, giace la minaccia più profonda contro la Natura, la Comunità e lo Spirito. La Vita e la Natura diventano comodità come gli agenti della globalizzazione economica. I beni terreni si sostituiscono alla salute dello Spirito.<br />
Il Curry identifica questa globalizzazione economica come opposta a quei valori che si trovano nel cuore della Contea, vale a dire la Natura, la Comunità e lo Spirito.<br />
Sauron e Saruman agiscono secondo un tropismo distruttivo, una visione del mondo newtoniana che teorizza una produttività che si sviluppa all&#8217;infinito come l&#8217;inevitabile risultato della macchina sociale. In realtà la conseguenza di questo approccio meccanico non è altro, ne <em>Il Signore degli anelli</em>, che caos e “heat death”.<br />
Tolkien illustra perfettamente questa realtà attraverso lo sfruttamento della &#8220;contea&#8221; da parte di Saruman; la Natura è sfruttata fino al punto di divenire incapace di rigenerarsi. La Comunità è frantumata e gli amici e la famiglia si mettono l&#8217;uno contro l&#8217;altro, gli interessi prendono il posto della spiritualità.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-3926" title="Hobbit" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/08/hobbit.jpg" alt="Comunità degli Hobbit" width="281" height="200" />Per gli Hobbit, con il loro stupore infantile per il mondo che li circonda, con la loro gioia di vivere insieme ad altre razze, il loro amore per la Comunità e il senso della famiglia e della spiritualità, questo sfruttamento è la morte.<br />
Solo il ritorno ai loro valori fondamentali dell&#8217;amore per la Natura, del rispetto per la comunità e la coscienza di una dimensione spirituale, sono capaci di ristabilire quel senso d&#8217;immortalità che Tolkien ha visto come centrale. L&#8217;immortalità è implicita nell&#8217;amore per la Natura e nell&#8217;allevare i bambini. Entrambi rappresentano un viaggio interiore che è la sola avventura vera. Questi valori che Tolkien considera più cari, si possono rintracciare in fonti ben identificabili: dalla letteratura anglosassone viene l&#8217;importanza della comunità e della lealtà, mentre dalle &#8220;fiabe&#8221; deriva la moralità inerente e non allegorica, l&#8217;amore per la natura e il piacere totale di vivere in comune con altre cose viventi; dall&#8217;essere cattolico deriva la sua ossessione con lo spirito, la salvezza e la redenzione. Quando confrontiamo il modo di scrivere di Tolkien con quello di uno scrittore americano il valore delle sue fonti diviene chiaro.<br />
L&#8217;America è “definita” dalla creazione cosciente del mito della rigenerazione attraverso la violenza<sup>5</sup>. Trovandosi di fronte a una “territorio selvaggio” che percepisce come ostile, il colonizzatore americano si prepara a domare o “civilizzare” questo paradiso terrestre. Gli americani hanno preso parte in quel che Nathanial West ha descritto come “un&#8217;orgia di spaccapietre”<sup>6</sup>. Hanno ammucchiato le ossa dei bufali e degli indiani, lungo i detriti dell&#8217;industrializzazione di massa, seguendo un&#8217;etica protestante incontrollata. Così, quando è apparso evidente che questo era un patogeno distruttivo gli americani si sono scoperti privi di una mitologia naturale a cui fare riferimento. I loro scrittori hanno risposto producendo romanzi apocalittici che vedono come unica soluzione l&#8217;accettazione della marcia verso “heat-death” e caos.<br />
Da Fitzgerald a Hemingway, da Vollman a Pynchon, gli scrittori americani sono stati incapaci di offrire ciò che Tolkien ha dato al suo pubblico: una sostenibile alternativa alla globalizzazione economica. Diversamente dagli scrittori del Sud America, questa alternativa non è basata sul misticismo, che risiede nel cuore del magico realismo. La risposta di Tolkien è allo stesso tempo dettagliata e specifica. Inoltre, a differenza dall&#8217;epica della scienza sponsorizzata dallo stato, Tolkien non fa promesse incredibili e specificamente indugia sul sacrificio richiesto da qualsiasi vittoria. Al centro di questo sacrificio vi è l&#8217;inevitabile disintegrarsi di tutto ciò che era stato sostenuto <em>dagli anelli</em>. Rimuovere “l&#8217;incantesimo delle fate” significherà la fine di Lothlorien, di Galadriel e molto di ciò che è buono nel mondo, sarà il necessario sacrificio per pervenire alla redenzione della terra. Naturalmente la magia degli anelli s&#8217;identifica con la scienza e la tecnologia ed è parte di ciò che Curry descrive come la modernità.<br />
<em>Il Signore degli Anelli</em> può vedersi come testo radicalmente ecologico. E&#8217; interessante in questo contesto considerare che Tolkien ha creato gli Hobbit sulla base di una specifica comunità che non esiste più, vale a dire “un villaggio del Warwickshire intorno al 1897”. Così egli crea una comunità fittizia che instilla naturalmente un senso di nostalgia per una vita che è scomparsa per sempre.<br />
Nel fare ciò egli denuncia l&#8217;immediatezza della minaccia della globalizzazione economica mentre allo stesso tempo suggerisce che una soluzione sta nel passato.<br />
Tolkien usa anche questo idillio pastorale come specchio da tenere di fronte per il presente. In questo modo mette in evidenza l&#8217;abisso che esiste tra il deterioramento della qualità della vita moderna, il suo senso di alienazione e disperazione, e un&#8217;idillica esistenza nella comunità sorretta da mutuo rispetto.<br />
Anche Tom Bombadil rappresenta il passato, Tolkien afferma che egli personifica lo spirito della campagna inglese che va scomparendo. Questi è un personaggio problematico che personifica un anarchismo pagano e una peculiare insularità inglese.<br />
Tom Bombadil è un pacifista che si considera al di là delle leggi delle due parti in guerra. Se l&#8217;alleanza non fosse stata pronta a combattere e a morire, Bombadil sarebbe divenuto semplicemente un soggetto del &#8220;Dark Lord&#8221;. Il fatto che non voglia sacrificarsi per il bene della comunità significa che egli in fine non sarà redento. Se il mondo vivesse come Bombadil sarebbe un paradiso terrestre, ma dal momento che egli è l&#8217;unico può sembrare un anacronismo pericoloso anche se attraente.<br />
Per tornare all&#8217;amore di Tolkien per un mondo che si è destinati a perdere, gli hobbit sembrano articolare questo amore attraverso la loro volontà di sacrificarsi o morire perché senza il loro sacrificio Mordor s&#8217;impadronirà del mondo che essi amano. Essi insieme ad Aragorn, i Nani, gli Elfi e persino gli Ents, sono disposti al sacrificio non perché vogliano diventare martiri e ancora meno perché sono stanchi di vivere (amano la vita con stupore infantile e passione da adulti) ma perché amano la Natura e la Comunità più di quanto amino se stessi. Questa è la qualità che separa Aragorn da Sauron, perciò, quando la Sovranità di Aragorn è ristabilita, le orde di Mordor sconfitte, e l&#8217;anello distrutto tutto ciò rappresenta la vittoria della regalità sulla tirannia.<br />
Qual&#8217;è dunque la struttura di questo nuovo mondo?<br />
L&#8217;importanza del lavoratore e della comunità emerge attraverso la lunga vita di Sam, ma <em>Il Signore degli Anelli</em> non è un peana al comunismo. L&#8217;ordine sociale è ancora gerarchico e ancora più specifico nella sua struttura, una struttura che è peculiarmente pertinente data la nostra situazione di oggi, con le parole di Tolkien:</p>
<p><em>La storia raggiunge la sua conclusione in tal modo che somiglia più alla restaurazione di un Sacro Romano Impero con sede a Roma che a qualunque altra cosa creata da un Nordico.</em></p>
<p>di <em>Alexander Choat<br />
</em></p>
<p><small><sup>1</sup>Carpenter, H. (1981). The Letters Of J.R.R. Tolkien. London: George Allen &amp; Unwin Ltd. P246.<br />
<sup>2</sup>Ibid. p262.<br />
<sup>3</sup>Curry, P. (1997). Defending Middle Earth. Tolkien: Myth &amp; Modernity. Great Britain: Floris Books<br />
<sup>4</sup>Ibid. p22.<br />
<sup>5</sup>Slotkin, R. (1973). Regeneration Through Violence: The Mythology Of The American Frontier. 1600-1800, Middleton Connecticut: Wesleyan University Press.<br />
<sup>6</sup>West, N. (1933) &#8220;Miss Lonelyhearts&#8221; In (1957)The Complete Works Of Nathanael West. London: Secker &amp; Warburg.</small></p>
<p>fonte:<br />
“J. R. R. Tolkien – Il Viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio” (gennaio 2001, SEP) – “I quaderni culturali di Aggì” – Direzione Nazionale di Azione Giovani<br />
dal Convegno promosso da Azione Universitaria di Roma sul Signore degli Anelli ed il suo autore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/tolkien-immortalita-redenzione-caos/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GI consiglia: &#8220;La Paura e la Speranza&#8221; di Giulio Tremonti</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/gi-consiglia-la-paura-e-la-speranza-di-giulio-tremonti</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/gi-consiglia-la-paura-e-la-speranza-di-giulio-tremonti#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 14:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[La Paura e la Speranza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovaneitaliabelluno.it/?p=2749</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo i cellulari ma non abbiamo più i bambini. In un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Vai a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; stiamo consumando le risorse del pianeta; e dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2750" title="La_paura_e_la_speranza" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/12/La_paura_e_la_speranza-150x150.jpg" alt="La Paura e La Speranza di Giulio Tremonti" width="150" height="150" />Abbiamo i cellulari ma non abbiamo più i bambini. In un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Vai a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; stiamo consumando le risorse del pianeta; e dal mondo non vengono segnali di pace.</p>
<p>Giulio Tremonti ha compreso ciò che sta emergendo nella consapevolezza comune: <strong>la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali</strong>. E, per l&#8217;Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione.</p>
<p><strong> Tremonti racconta le cause della situazione attuale,</strong> i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale<strong>, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo singoli episodi</strong>. Ma cerca anche di<strong> indicare una strada percorribile per superare questo momento e vincere la paura. La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell&#8217;economia, ma su quello della morale e dei principi</strong>. Si tratta di rifondare la politica europea a partire da <strong>sette parole d&#8217;ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo</strong>. E in tutti questi campi bisogna <strong>ritornare alle radici dell&#8217;identità europea</strong>, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al &#8217;68 e ai suoi errori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/gi-consiglia-la-paura-e-la-speranza-di-giulio-tremonti/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;Europa o va a Destra o non si fa&#8221;</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/europa-o-destra-o-non-si-fa</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/europa-o-destra-o-non-si-fa#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 12:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>militante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agbelluno.org/?p=1178</guid>
		<description><![CDATA[Solo con una svolta a destra, solo tornando alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria al '68 possiamo ritrovare la speranza e la forza di costruire un'Europa-Nazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1179" title="faroue" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/03/faro-ue-150x150.jpg" alt="Unione Europea" width="188" height="188" />&#8220;L&#8217;Europa o va a Destra o non si fa&#8221; (Almirante).<strong> &#8220;C&#8217;è un grande compito da assolvere oggi in Europa: quello di ridestare gli Europei alla coscienza della loro forza&#8221;</strong> (Adriano Romualdi).<br />
Queste parole spiegano chiaramente quale sia il problema dell&#8217;Europa di oggi: una totale mancanza di coscienza e di identità. L&#8217;Unione Europea che abbiamo di fronte a noi è una mera unione di 27 paesi, solo un grande mercato pilotato dalla logica borghese del &#8220;falso benessere&#8221; e dal potere delle banche. Come brillantemente sottolineato da Giulio Tremonti, nel suo ultimo libro &#8220;La paura e la speranza&#8221;, <strong>&#8220;questa Europa è figlia della politica progressista, nata dalle contraddittorie contestazioni del &#8217;68, che ha accelerato il processo di disgregazione spirituale e morale del vecchio continente a favore di una visione economicistica della storia e della società&#8221;: ci troviamo al cospetto di un totale dominio del mercatismo, la degenerazione del liberismo.</strong><br />
La politica mondialista dell&#8217;UE è riuscita solo a distruggere le diversità culturali che esistono fra le diverse popolazioni recando così favore ai progetti di colonizzazione economica elaborati dai grandi manovratori dei capitali internazionali. L&#8217;Europa non è riuscita nel suo intento di unificazione a causa della mancanza di nazionalismi: hanno vinto gli interessi particolari di banche, gruppi economici e multinazionali.<br />
E allora, <strong>solo con una svolta a destra, solo tornando alle radici dell&#8217;identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria al &#8217;68 e ai suoi errori, possiamo ritrovare la speranza e la forza di costruire un&#8217;Europa &#8211; Nazione</strong> contro l&#8217;attacco dell&#8217;Asia e l&#8217;intensificarsi del lato negativo e violento della globalizzazione, con tutti i problemi che ne derivano, da quelli economici a quelli ambientali, dalla sempre più massiccia povertà alla sempre maggiore distanza istituzioni &#8211; cittadini.<br />
L&#8217;Europa che vogliamo dovrebbe nascere all&#8217;insegna del <strong>consenso popolare</strong>, della riscoperta di quelle <strong>tradizioni comuni esistenti fra tutti i popoli europei</strong>, partendo proprio da quelle <strong>radici cristiane</strong> che non sono state inserite nella Costituzione. E con radici cristiane non voglio intendere un puro fatto religioso e spirituale ma anche, e soprattutto, ideale: è, infatti, dalla tradizione cristiana che sono nati l&#8217;interesse per i diritti umani e sono venute alla luce i concetti di &#8220;solidarietà&#8221;, &#8220;pace&#8221;, &#8220;fratellanza&#8221; che ritroviamo in tutti i preamboli delle organizzazioni internazionali.<br />
<strong>Non vi potrà mai essere l&#8217;Europa se non esiste, accanto ad essa, un&#8217;idea e un&#8217;identità d&#8217;Europa.</strong> L&#8217;assioma è più che mai veritiero per la politica estera, per la sicurezza e per la difesa europea in un mondo sempre più instabile come dimostrano le crisi internazionali di questi ultimi anni in Afghanistan, Iraq, Corea del Nord, Palestina, Libano e Iran. Ecco allora la necessità di ripensare a quell&#8217;esercito europeo che è rimasto in soffitta per troppo tempo e che, invece, permetterebbe finalmente all&#8217;Europa di avere una comune politica estera di pace e sicurezza.<br />
E poi ancora, è <strong>necessario un cambiamento delle istituzioni europee.</strong> È indispensabile passare da un apparato burocratico ad un apparato politico: è fondamentale quindi la creazione di un vero governo europeo sovranazionale, ma più di tutto bisogna dare un effettivo potere legislativo al Parlamento, unico vero organo di democrazia e strumento unico per poter ottenere leggi, politica e valori. Citando ancora una volta Tremonti, <strong>per rilanciare l&#8217;Europa sono necessarie &#8220;sette parole d&#8217;ordine: valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo&#8221;</strong><br />
Solo così potremmo tornare a sperare in una grande Europa al centro della politica mondiale come avevamo avuto nei precedenti 2000 anni: 2000 anni di storia, di Patrie, di Eroi.</p>
<p><em>Marco Dal Pont</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/europa-o-destra-o-non-si-fa/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Globalizzazione e Crisi dello Stato: La sfida della giovane destra</title>
		<link>http://www.giovaneitaliabelluno.it/globalizzazione-crisi-stato</link>
		<comments>http://www.giovaneitaliabelluno.it/globalizzazione-crisi-stato#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2007 18:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.agbelluno.org/?p=1067</guid>
		<description><![CDATA[La Globalizzazione mette in crisi il concetto di Stato perchè è una “market society”, in cui il mezzo di relazione tra i soggetti è lo scambio sul mercato, producendo effetti antipolitici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2224" title="globalizzazione" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2007/08/globalizzazione.jpg" alt="Globalizzazione" width="143" height="107" />In tutti i discorsi <strong>si parla della Globalizzazione come di una conquista epocale, in ragione della quale verranno risolti numerosi problemi a livello mondiale</strong>, considerati, sino ad ora, ostativi alla realizzazione del benessere economico ed all’eguaglianza sociale.<br />
Prima di parlare della Globalizzazione, delle sue conseguenze ed effetti nel mondo moderno <strong>occorre dare una definizione di questo termine caratterizzante gli anni che stiamo vivendo</strong>.<br />
<strong>Secondo il Prof. L. Gallino, Ordinario di Sociologia presso l’università di Torino</strong>, autore del testo “Globalizzazione e diseguaglianze”,<strong> significa che “ ciascun attore collettivo o individuale che sia, è in competizione con qualunque altro attore che offre nel mondo o nel mercato una merce o una forza di lavoro dello stesso tipo”</strong>.<br />
Si tratta, quindi, di una competizione mondiale, in cui si realizza l’estensione di un fenomeno locale, nel tempo e nello spazio, ad un contesto globale, producendo un superamento delle distanze nell’agire quotidiano.<br />
<strong>Il Prof. A. Baldassarre parla di “ una particolare azione umana che, simultaneamente ad altre provenienti non importa da quale luogo, può direttamente estendersi da una parte all’altra del mondo, annullando lo spazio fisico, la distanza ed azzerando il tempo occorrente per il compimento dell’azione stessa.”</strong><br />
<strong>L’assenza di codici e di Istituzioni Globali ha causato il declino dello Stato, in quanto mentre l’economia ha capacità e forza globalizzatrice lo Stato è privo di entrambe, essendo legato al concetto di territorio. Se nel passato era la politica con le sue Istituzioni costituzionali</strong> (legislativa, esecutiva e giudiziaria)<strong> a regolare i mercati ora, nei confronti dell’economia globalizzata, non esiste alcuna autorità pubblica</strong> capace di regolare tali settori. <strong>La Globalizzazione comporta l’emergere di due fenomeni:</strong></p>
<ol>
<li><strong>l</strong><strong>a deistituzionalizzazione della politica attraverso scelte politiche imposte da eventi esterni al mondo istituzionale;</strong></li>
<li><strong>la tendenza delle Istituzioni pubbliche ad agire in settori slegati da esigenze istituzionali.</strong></li>
</ol>
<p><strong>In definitiva, con lo sviluppo dell’economia globalizzata il centro di riferimento della politica non è più il territorio, ma il mercato</strong>. <strong>La Globalizzazione mette in crisi il concetto di Stato</strong> perchè è una “market society”, in cui il mezzo di relazione tra i soggetti è lo scambio sul mercato, <strong>producendo effetti antipolitici:</strong></p>
<ul>
<li><strong> espropriazione delle scelte politiche e della sovranità statale;</strong></li>
<li><strong> colonizzazione della politica da parte del sistema globale.</strong></li>
</ul>
<p><strong>Cambia, quindi, la politica non più ancorata ai valori del passato, ma dominata dalla razionalità economica. Un&#8217;antipolitica che si esprime nelle forme della tecnocrazia, dell’utilitarismo e della mercificazione, divenendo la politica un prodotto da vendere</strong>. Non a caso, nella fase politica attuale contano sempre di più la forza delle immagini ed i candidati più ricercati per le elezioni sono imprenditori e non politici di professione, poichè venendo meno la contrapposizione ideologica tra destra e sinistra domina il fine utilitaristico. In un quadro di questo genere, il disagio giovanile appare molto più giustificato oggi di quanto non lo fosse nel sessantotto, quando le ampie possibilità di lavoro per laureati e diplomati, il dinamismo dell’economia, la crescita delle possibilità di occupazione nel pubblico impiego assicuravano proprio agli studenti prospettive ben più ottimistiche.<strong> Tutt’altro che irreale è di conseguenza il rischio che l’insofferenza per il disagio materiale e morale conseguente al processo di Globalizzazione conduca parte del mondo giovanile su posizioni affini a quelle della sinistra antagonista dei centri sociali e delle “tute bianche”: non tanto per merito di quest’ultima, quanto per demerito di una destra che</strong>, oggi come e più che nel sessantotto, <strong>rischia di lasciare ai propri storici avversari il monopolio della rivolta contro la deriva globalistica e mondialistica della società contemporanea.</strong><br />
<strong>Un monopolio su cui essi non possono ragionevolmente rivendicare nessun diritto, in quanto alcune cose devono essere chiare:</strong></p>
<ul>
<li><strong> la sinistra non può essere antiglobalizzatrice, per il semplice motivo che la stessa è per storica definizione internazionalista, nemica del radicamento, contraria all’identità, diffidente nei confronti del senso di appartenenza a una comunità;</strong></li>
<li><strong> per le sue motivazioni ideali, che la portano a sognare un mondo omologato e livellato, la sinistra rappresenta il culmine del mondialismo.</strong></li>
</ul>
<p><strong>La sfida della giovane destra nel merito è quella di far comprendere alla generazione attuale che:</strong></p>
<ol>
<li><strong> il rifiuto dell’omologazione passa unicamente attraverso l’esaltazione delle identità;</strong></li>
<li><strong> la lotta agli aspetti negativi della Globalizzazione non è possibile senza il radicamento in una tradizione, che per un europeo può essere solo quella dei templi greci, dei castelli medievali, delle cattedrali e non quella dei grattacieli;</strong></li>
<li><strong> che il rispetto delle altrui civiltà non può significare il ripudio della propria.</strong></li>
</ol>
<p><strong>Spetta alla giovane destra far capire ai più giovani che la difesa dello Stato sociale, inteso quale complesso di garanzie morali ancor prima che giuridiche, passa soltanto attraverso la difesa dello Stato nazionale. Spetta alla giovane destra comprendere che l’antiglobalismo è una cosa troppo seria per essere lasciata agli antiglobal, in quanto la difesa dell’Identità non può essere lasciata a chi confonde il multiculturalismo col relativismo culturale</strong>, a chi fa del rispetto per le altre civiltà un alibi per rinnegare la propria.<br />
<strong>Pertanto, anche al fine di indirizzare, governandola, la Globalizzazione, percependone unicamente gli aspetti positivi la destra non potrà fare a meno di essere destra della Cultura, dei Valori, della Tradizione Europea.</strong> [...]</p>
<p>[...] “Vi sono due modi di rendere la politica una professione. Si vive “per “ la politica oppure “di” politica. Non si tratta minimamente di un’alternativa, anzi, di regola, per lo meno idealmente ma per lo più anche materialmente si fa l’una e l’altra cosa: tuttavia chi sceglie di vivere “per” la politica fa di questa, in senso interiore, la propria vita”. ( Max Weber).</p>
<p>(dall&#8217;articolo di <em>Fabrizio Tatarella</em> pubblicato sul sito <a href="http://www.azionegiovani.org/globalizzazione-e-crisi-dello-stato-la-sfida-della-giovane-destra" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovaneitaliabelluno.it/globalizzazione-crisi-stato/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

