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	<title>Giovane Italia Belluno &#187; libertà</title>
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	<description>Giovane Italia – Giovani del Popolo della Libertà – Coordinamento Provinciale di Belluno. Sito dei Giovani PDL di Belluno: notizie, iniziative, informazioni,…</description>
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		<title>Liberiamo i coniugi Liu</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 13:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[La Giovane Italia di Roma e la Onlus Laogai Research Foundation Italia lanciano questo appello. Un appello rivolto a tutti quelli che credono ancora nell’importanza della vita, della libertà e della civiltà. Un appello per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia, eroi dei nostri giorni, che vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2699" title="banner-liu-quadrato" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2010/12/banner-liu-quadrato-150x150.jpg" alt="Liu" width="150" height="150" />La Giovane Italia di Roma e la Onlus Laogai Research Foundation Italia lanciano questo appello. Un appello rivolto a tutti quelli che credono ancora nell’<strong>importanza della vita, della libertà e della civiltà</strong>. Un <strong>appello per la liberazione di Liu Xiaobo e Liu Xia</strong>, eroi dei nostri giorni, che vivono sacrifici e persecuzione, ma che continuano con il loro esempio a dare testimonianza dell’esistenza di una Cina diversa, una Cina che vuole cambiare.</p>
<p>ADESIONE DELLA GIOVANE ITALIA VENETO</p>
<p>La petizione lanciata dalla Giovane Italia Roma e dalla Onlus Laogai Research Foundation per<br />
ottenere la liberazione dei coniugi Liu rappresenta un’iniziativa sacrosanta che va promossa<br />
per <strong>difendere il fondamentale principio alla libertà, principio che purtroppo la Cina continua a<br />
calpestare ostinandosi a trattare come due criminali il premio Nobel per la<br />
pace Lu Xiaobo e la moglie Liu Xia</strong>. E’ giunto il momento che Europa e Stati Uniti scelgano se<br />
continuare ad intrattenere con la Cina rapporti di mero interesse economico senza considerare i<br />
diritti umani che quotidianamente vengono violentati oppure se intendono finalmente aprire una<br />
riflessione che induca Pechino a rispettare diritti fondamentali che non possono essere travalicati.</p>
<p><strong>Silvio Giovine</strong><br />
Presidente regionale<br />
Giovane Italia Veneto</p>
<p><strong>Per firmare l&#8217;appello: <a href="http://liberiamoliu.wordpress.com/">http://liberiamoliu.wordpress.com/</a></strong></p>
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		<title>Saharawi: Libero e Indipendente!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 20:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Saharawi]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ l’inizio del ‘76. nell’estremo sudovest dell’Algeria, nel deserto di Tindouf, arrivano i primi profughi Saharawi: cittadini, alcuni pescatori, che hanno dovuto abbandonare i centri abitati del Sahara occidentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1971" title="saharawi_liberta" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2009/03/saharawi_liberta-150x150.jpg" alt="Saharawi Libertà" width="165" height="165" /><span style="text-decoration: underline;">La fuga a Tindouf sotto le bombe dei marocchini.</span><br />
<strong> E’ l’inizio del ‘76. nell’estremo sudovest dell’Algeria, nel deserto di Tindouf, arrivano i primi profughi Saharawi</strong>: cittadini, alcuni pescatori, che hanno dovuto abbandonare i centri abitati del Sahara occidentale, non più colonia spagnola. La vasta area, oltre a subire le mire della Mauritania, comincia ad essere invasa dal Marocco. <strong>Sono sopravvissuti a marce estenuanti sotto i bombardamenti e si radunano attorno ai rari pozzi d’acqua. Il rischio di epidemie li costringe ad espandersi nel territorio circostante dove si costituirà un modello comunitario unico al mondo. Modello che già trova espressione in una repubblica, la Rasd, difesa da un proprio esercito : Il Fronte Polisario.</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>E’ la guerra con le Land Rover contro il nemico</strong></span><br />
<strong>Al Polisario il compito di iniziare la liberazione nazionale. I Saharawi si muovono su un duplice piano: militare e diplomatico. Con le Land Rover razziate ai nemici, compiono veloci incursioni e altrettanto rapide ritirate contro gli obiettivi militari dei Mauritani. Poi si rivolgono contro quelli marocchini. </strong>Comincia la resistenza più dura. Per respingere gli attacchi il Marocco difende i suoi obiettivi con muri innalzati nel deserto tutelati da soﬁsticati apparati elettronici. Il fronte combatte ma <strong>nel frattempo persegue anche un’ostinata azione diplomatica verso Stati stranieri perché si giunga ad una soluzione.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Nell’88 si esulta. S’annuncia il referendum.</span><br />
Nell’agosto dell’88 </strong>nei campi si esulta di gioia.<strong> Marocco e Polisario sottoscrivono un accordo di pace negoziato dal segretario generale dell’ONU Perez de Cuellar. Nel piano due punti di compromesso: Il primo riguarda la presenza militare e amministrativa marocchina nei territori occupati, l’altro il corpo elettorale: Rabat accetta che il censimento effettuato dagli spagnoli nel ‘74 serva da base per la lista degli elettori </strong>che dovranno scegliere, con un referendum, tra l’indipendenza e l’unione con il Marocco.<strong> Il voto è previsto per il ‘92.</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il Marocco fa fallire il piano di pace.</strong></span><br />
Ma non è così. <strong>Il Marocco pone ostacoli, soprattutto per ciò che riguarda le liste elettorali. La mossa è astuta perché il piano prevede che la loro pubblicazione dia inizio al cessate il fuoco.</strong> <strong>La tregua viene proclamata a partire dal 6 settembre ‘91. Ma poiché non tutte le condizioni sono state rispettate, Rabat riﬁuta di mettere in pratica il progressivo disimpegno dai territori occupati</strong>.<strong> Terre occupate. Regime poliziesco per gli oppositori.</strong> Grazie agli accordi con la Comunità Europea il Marocco riprende lo sfruttamento delle miniere e dei banchi di pesca, mentre nei territori occupati la popolazione Saharawi è sottoposta a un regime poliziesco.<strong> I processi non vengono celebrati, gli scomparsi sono circa 850. Il Polisario potrebbe riprendere le armi, ma teme di vedersi attribuire la responsabilità del fallimento di un piano di pace</strong> che il suo nemico, a parole ma non nei fatti, dichiara di volere. <strong>Così il Fronte ha chiesto trattative dirette col Marocco</strong>. <strong>Ma ﬁnora il re ha concesso solo brevi udienze.</strong> (fonte: <a href="http://www.azionegiovani.org/saharawi-libero-e-indipendente-0" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
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		<title>Oltre il muro dei diritti negati: Libertà in Cina, Tibet e Birmania</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 20:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovaneitaliabelluno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 9 novembre, giorno della caduta del muro di Berino, è un'occasione per porre l'attenzione anche su Cina, Tibet e Birmania.
Infatti, le tre questioni, peraltro strettamente correlate per via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1950" title="tibet" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2007/11/tibet.jpg" alt="Tibet" width="152" height="123" /><strong>Il 9 novembre</strong>, giorno della caduta del muro di Berino,<strong> è un&#8217;occasione</strong><strong> per porre l&#8217;attenzione anche su Cina, Tibet e Birmania.</strong><br />
<strong>Infatti, le tre questioni</strong>, peraltro strettamente correlate per via dell’occupazione cinese nella terra del Dalai Lama e del palese sostegno del regime comunista di Pechino alla giunta militare birmana, <strong>portano alla ribalta muri odiosi che non cadono e anzi si rafforzano grazie ai timori e alle connivenze dell’Occidente: violazione dei diritti umani, negazione della libertà religiosa e delle identità culturali, sfruttamento del lavoro e dell’ambiente sono i paradigmi su cui si regge un sistema totalitario che incarna le abiezioni ideologiche e repressive del comunismo e le peggiori degenerazioni del turbo-capitalismo.</strong><br />
Con buona pace dei tanti soloni che parlano della Cina come di una grande opportunità di sviluppo, noi riteniamo che la destra giovanile debba fare della battaglia contro il regime di Pechino una battaglia epocale di civiltà proprio come anni fa i nostri fratelli maggiori fecero contro il comunismo sovietico. Non contro il popolo cinese, ma per il popolo cinese. Per la sua libertà, per i suoi diritti. E al contempo per quelli dei popoli vicini e dei nostri popoli europei che appaiono indifesi di fronte alla competizione con un Paese in cui si viola qualsiasi regola del mercato del lavoro.  (fonte: <a href="http://www.azionegiovani.org/9-novembre-la-festa-delle-libert%C3%A0" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
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		<title>Birmania: Con il popolo birmano Contro ogni Comunismo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 19:47:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1957" title="birmania" src="http://www.giovaneitaliabelluno.it/wp-content/uploads/2007/10/birmania.jpg" alt="Monaci della Birmania" width="200" height="179" /><strong>Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988</strong> e da allora al potere con il sostegno del governo cinese. <strong>Si tratta di una giunta militare d&#8217;ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ma ha i tratti tipici delle dittature comuniste </strong>nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall&#8217;apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l&#8217;economia nazionale.</p>
<p><strong>Eppure, come spesso capita in questi casi, l&#8217;aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche dalla regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche dei partiti della sinistra italiana</strong>. Per questo abbiamo provato una grande rabbia nel vedere sui muri delle nostre città dei manifesti prodotti dal Partito Democratico inneggianti ai protagonisti della rivolta in Myanmar, recanti la dicitura: &#8220;Democratici come noi&#8221;. Non potevamo non replicare loro.</p>
<p><strong>Noi siamo al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana perché si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa, e che non merita la solita ipocrisia dei finti pacifisti.</strong> (fonte: <a href="http://www.azionegiovani.org/con-il-popolo-birmano-contro-ogni-comunismo" target="_blank">azionegiovani.org</a>)</p>
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