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Violenza e Disagio Giovanile

Pubblicato il 15 marzo 2009 da militante in: Forme di Violenza, Italia

bullismoLa cronaca ci racconta spesso di episodi di violenza che vedono come protagonisti i giovani che, in molti casi, giocano il ruolo di carnefici in terribili episodi che vanno dal bullismo al teppismo, fino ad arrivare, in casi estremi all’omicidio. L’assassinio di Meredith, l’aggressione all’indiano che dormiva nella stazione di Nettuno, così come l’accoltellamento del ragazzo al termine di una rissa fuori da un liceo romano dell’EUR, sono degli inquietanti esempi di questo fenomeno dilagante, che vede sul banco degli imputati non solo giovani che hanno alle spalle una vita difficile o disagi familiari, ma anche ragazzi di “buona famiglia”.
L’elemento che accomuna questi eventi è la motivazione; infatti, i colpevoli spiegano i loro gesti dicendo che l’hanno fatto per noia, per divertirsi o per “provare emozioni forti”.  Quello che colpisce sentendo i loro racconti è l’immenso vuoto che è comune a questi ragazzi, che non hanno ideali, sogni, speranze per il futuro; di fatto, chi ha una fede, che può essere religiosa o politica, difficilmente deciderà di rischiare di perdere tutto per un momento di sbandamento. Questi giovani non riescono a dare un significato alla propria esistenza e, proprio per questo, non ne capiscono il valore, buttando così la propria vita facendo uso di droga e sostanze stupefacenti, cercando nuovi “svaghi” che finiscono per colpire chi non c’entra niente. E’ disarmante poi sentire qualcuno di loro che osa addirittura vantarsi delle proprie azioni, come nel caso di Nettuno quando tre ragazzi hanno dato fuoco ad un indiano che dormiva nella stazione e poi, per gloriarsi con gli amici, hanno mandato sms con frasi come: “Gli abbiamo fatto la festa”, non rendendosi conto della gravità delle loro azioni.
Molti pensano che i giovani d’oggi siano così: senza valori, senza ideali, insomma vuoti; ma bisogna ricordare che episodi come questi, purtroppo, sono sempre accaduti, ma un tempo i canali d’informazione non erano così sviluppati quindi non c’era il “tam tam mediatico” che oggi circonda i casi di cronaca. I giovani d’oggi non sono rappresentati da questi casi come qualcuno invece vuol far credere; questi sono episodi limite che riguardano solo la parte sbandata della gioventù che è decisamente minoritaria. Sarebbe importante far conoscere anche l’altra faccia della medaglia, ovvero tutti quei giovani che lottano ogni giorno per quello in cui credono, per i propri valori e le proprie tradizioni, quelli che preferiscono divertirsi non violando le regole, ma soprattutto rispettando se stessi e gli altri.

Marta Marcadent

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